Troppi incidenti mortali in mare, le regole per prevenirli

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Troppi incidenti mortali in mare, le regole per prevenirli

sicurezza bambini mare piscina

L’istituto Superiore di Sanità – ISSS – ha stimato che, dal 2015 al 2019 in acqua si sono verificati 2 mila incidenti, 1.209 fatali. Una persona su 7 morta per annegamento è un bambino, soprattutto maschi, con conseguenze gravi nel 68% dei casi. I dati sono stati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità, e sono stati presentati all’EU Safety Conference, che si è svolta a Vienna il 23 e 24 giugno. Del resto anche le cronache riferiscono notizie di bambini annegati in pochi centimetri d’acqua, o colti da malore per essersi tuffati dopo il pasto, o ancora travolti dalle onde per non avere rispettato la bandiera rossa. Insomma la sicurezza dei bambini dipende dall’attenzione dei genitori e dal rispetto delle regole

Rispettare il tempo della digestione è importante

Un bagno in mare, nel lago o nel fiume a meno di tre ore da un pasto espone al rischio di una congestione con forti dolori addominali, crampi, sudorazione fredda e anche da perdita di coscienza. Trovarsi in acqua in queste condizioni significa perdere i sensi e quindi non riuscire a restare a galla. Per non rischiare, è bene aspettare almeno tre o quattro ore dopo un pasto o anche di più, soprattutto se il pasto è stato abbondante e ricco di grassi. Se, entrando in acqua si avvertono i malori è bene uscire subito, coprirsi lo stomaco con un indumento caldo e rivolgersi al pronto soccorso. Immergersi dopo essere stati a lungo al sole può provocare una congestione per lo sbalzo di temperatura. Al di fuori dell’acqua il corpo è esposto a temperature piuttosto elevate, quindi tende a surriscaldarsi. Il contatto improvviso con l’acqua fredda può causare un improvviso abbassamento della temperatura corporea, predisponendo a una congestione. È bene quindi prima di immergersi in acqua, mettersi all’ombra per 10-15 minuti, quindi entrare in acqua bagnandosi prima le gambe, a seguire i polsi, il petto e la testa.

Osservare i segnali di divieto di balneazione è un dovere civico

Qualsiasi cartello che limita la possibilità di fare il bagno va rispettato da tutti. Il bagno può essere vietato a causa di un fondale particolarmente profondo o insidioso, anche per chi è un provetto nuotatore. I divieti possono alludere anche all’acqua inquinata, a mulinelli creati da canali aspiranti e così via. È quindi bene essere prudenti e non esporsi a rischi. Tuffandosi, quindi, si corre il rischio di battere la testa e procurarsi danni anche seri. È permesso tuffarsi dagli scogli solo se nuotatore esperto, scegliendo le altezze meno vertiginose e dopo aver ispezionato con cura il fondale circostante.

Con il mare agitato evitiamo e proibiamo i tuffi in acqua

Sono troppo frequenti i fatti di cronaca che raccontano di persone che hanno avuto problemi con lil mare agitato nonostante fossero esperti nuotatori, questo perché è difficile, dalla riva, rendersi conto della forza delle onde. Il mare agitato può fare bere e sommergere chiunque, creando un senso di soffocamento e di disorientamento. Il mare agitato inoltre, genera forti correnti di risacca che possono trascinare lontano dalla riva.

È bene controllare con grande attenzione quando si entra in acqua

Ovviamente è bene preferire i punti di accesso in acqua conosciuti o dove l’acqua è bassa. Anche in questo caso, se non si conosce bene il luogo dove ci si sta immergendo, è bene prestare un po’ di attenzione. Infatti, si possono incontrare improvvise buche dove l’acqua può essere profonda anche alcuni metri. I bambini piccoli, poi, possono annegare anche in pochi centimetri d’acqua, possono scivolare e restare con la testa sotto il livello del mare o della piscina, senza respirare. I piccoli non sanno chiamare aiuto e non sono in grado di mettersi in piedi da soli. Per questa ragione è essenziale sorvegliarli sempre, accorrendo se necessario e impedendo che accedano da soli a piscine e corsi d’acqua.

Giorgia Andretti

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