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Condizionatori d’aria e Coronavirus

I virus non sono nel condizionatore, ma nel flusso d’aria generato che potrebbe inglobare e diffondere le goccioline di saliva responsabili del contagio. Gli impianti domestici sono sicuri

Con l’arrivo del caldo, si rafforzano le speranze che il Sars-Cov-2 si indebolisca sempre di più. Questo potrebbe avvenire grazie alle alte temperature: i virus non amano il caldo, inoltre, vivere più spesso all’aria aperta, fa sì che il contagio non si diffonda. A preoccupare rispetto alla diffusione nei luoghi chiusi potrebbe essere l’utilizzo dei condizionatori d’aria, una domanda sorge quindi spontanea: potrebbero i condizionatori d’aria diffondere il coronavirus?

Condizionatori d’aria, uno studio cinese

Secondo uno studio cinese, l’aria condizionata potrebbe trasmettere il virus a distanza. Questa affermazione si basa su una serie di contagi che si sono verificati probabilmente in un ristorante di Guangzhou. Lo scorso gennaio una donna di sessantatré anni, era stata con la sua famiglia nel ristorante, è poi risultata positiva al Covid-19. Nelle due settimane successive, nove persone sono risultate positive al virus, tutte erano state nello stesso ristorante. La tesi cinese imputava la responsabilità del contagio al condizionatore d’aria ma è molto probabile che il contagio sia avvenuto per vicinanza e quindi per contatto diretto.  Infatti, tutti i campioni prelevati dal condizionatore d’aria risultarono negativi. Secondo gli esperti italiani dell’Istituto Superiore di Sanità, attribuire la colpa ai condizionatori d’aria è poco rispondente alla realtà, infatti, nella stessa sala del ristorante erano presenti altri settantatré ospiti, oltre al personale e nessuno di questi si è ammalato.

Condizionatori d’aria, lo studio coreano

Lo studio è stato condotto in un call center in Corea del Sud, dopo un allarme scattato in seguito alla diagnosi di un caso di Covid-19 in una persona che lavorava nell’edificio. Mille e cento quarantatré persone furono sottoposte ai test e furono riscontrati novantasette casi di positività. Tra i soggetti positivi novantaquattro lavoravano all’undicesimo piano. Quasi tutti i soggetti, tranne cinque, lavoravano sullo stesso lato dell’edificio e nella stessa zona open space. Da questo nasce il sospetto che l’aria condizionata possa aerosolizzare il virus. Anche in questo caso però si tratterebbe di un altro effetto: il climatizzatore crea un effetto soffio d’aria che spinge le goccioline di saliva degli infetti verso altre persone. Quindi non è l’aria condizionata, bensì l’aria soffiata, esattamente come potrebbe succedere se, per un colpo di sfortuna, ci si trovasse all’aperto sotto un colpo di vento che spingerebbe particelle emesse da una persona senza mascherina nella nostra direzione. In pratica il condizionatore d’aria trasporta le particelle esattamente come l’aria mossa da un ventilatore

Condizionatori d’aria: nessun rischio in casa

Il rischio, insomma, sarebbe legato ai flussi d’aria creati dai condizionatori, che potrebbero spostare in uno spazio ridotto le goccioline di saliva e muco contenenti il virus, il movimento d‘aria forzato sposterebbe di oltre il metro, ovvero il parametro preso come riferimento per la distanza di sicurezza. Sarebbe quindi opportuno, fino a quando il virus non sarà scomparso dalla nostra società, sistemare nei locali pubblici i tavolini in modo tale che gli avventori non si trovino sotto la diretta traiettoria del flusso d’aria del condizionatore. Questo significa che gli impianti di climatizzazione domestici, la cui portata del movimento d’aria è decisamente inferiore, sono assolutamente sicuri per quanto riguarda la diffusione del Covid-19. È ovviamente importante provvedere a una corretta pulizia e manutenzione prima di metterli in funzione in vista dell’arrivo del caldo.

Sahalima Giovannini

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