

Non solo con i colpi di tosse e gli starnuti, ma anche attraverso la lacrimazione: ecco come si può diffondere il Coronavirus. Gli esperti dell’Associazione italiana dei Medici Oculisti dichiarano: -Già dalla fine di febbraio avevamo parlato della possibilità che il Covid-19 potesse essere presente nel sacco congiuntivale, anche in assenza di corrispondente altra sintomatologia infettiva – sottolineando, inoltre, come l’occhio attraverso la congiuntiva fosse una via di ingresso della infezione virale.
Anche uno studio pubblicato su – Annals of Internal Medicine – dai ricercatori dell’Istituto Spallanzani di Roma conferma adesso questa realtà. Gli occhi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio, poiché il virus può replicarsi nella congiuntiva, oltre che nell’apparato respiratorio ed essere rilevato tramite i tamponi oculari. Le istituzioni erano state allertate affinché intervenissero per tutelare la salute dei medici, degli infermieri e dei pazienti che quotidianamente affollano i pronto soccorso e ambulatori oculistici. Anche alla luce di questo nuovo studio, come ha affermato la dottoressa Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, appare evidente la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione durante gli esami oculistici.
Gli oculisti di AIMO – Associazione Italiana Medici Oculisti, avevano già espresso la necessità di rafforzare percorsi adeguati, soprattutto per evitare che pazienti potenzialmente contagiosi condividano gli spazi con altri che hanno altro tipo di patologie, oltre che di adeguare la strumentazione con presidi monouso e disinfettanti adeguati, previa capillare istruzione del personale. Adesso più che mai, secondo gli oculisti italiani, è necessario predisporre presidi idonei per i medici e infermieri, maschere respiratorie filtranti per uso sanitario tipo FFP2, occhiali, maschere e visiere protettive, guanti e camici monouso per evitare il contagio del personale sanitario che è sempre in prima linea con dedizione e abnegazione. Anche medici di medicina generale e pediatri devono tenere conto di questa possibile via di contagio e di questo si dovrà necessariamente tener conto anche in vista delle riaperture della fase due, perché i tempi di vestizione e di disinfezione e la necessità di non affollare le sale d’attesa, allungheranno necessariamente il tempo necessario per ogni singola visita.
Giorgia Andretti