

Le vacanze sono finalmente arrivate, ma non sempre i bambini condividono la serenità immaginata dai genitori. Basta interrompere un gioco in spiaggia, negare un altro gelato o proporre di rientrare in albergo perché il piccolo inizi a urlare, piangere, buttarsi a terra e scalciare. Il capriccio, o crisi di rabbia, è frequente soprattutto tra uno e quattro anni e rappresenta spesso il modo con cui il bambino esprime una frustrazione che non riesce ancora a spiegare con le parole. Il piccolo desidera essere autonomo, ma non possiede ancora le capacità linguistiche, emotive e pratiche necessarie. Le crisi tendono a ridursi con lo sviluppo del linguaggio e della capacità di regolare le emozioni. Non sono quindi necessariamente il segno di una cattiva educazione, né una sfida deliberata all’autorità dei genitori.
In estate le abitudini cambiano: si dorme più tardi, i pasti vengono ritardati, le giornate sono lunghe e ricche di stimoli. Caldo, disidratazione, fame, stanchezza e ambienti affollati possono superare le capacità di adattamento del bambino. Anche i passaggi da un’attività piacevole a un’altra meno desiderata sono delicati. Lasciare il mare, spegnere il tablet, interrompere il gioco con gli amici o attendere a lungo al ristorante può provocare una reazione intensa. Dietro il capriccio non c’è sempre il desiderio di ottenere qualcosa: spesso il bambino sta semplicemente comunicando – sono *stanco* – è *troppo difficile* – oppure – *non riesco a fermarmi.*
Anche in vacanza è utile conservare alcuni punti fermi. Sonno e pasti dovrebbero mantenere orari abbastanza regolari. Nella borsa non devono mancare acqua, uno spuntino semplice, un piccolo gioco e tutto ciò che può rendere più sopportabile un’attesa. Prima di interrompere un’attività è bene avvisare: Tra cinque minuti lasciamo la spiaggia. Offrire due alternative accettabili restituisce al bambino una sensazione di controllo: Vuoi mettere prima i sandali o la maglietta? Non si tratta di lasciare decidere tutto al piccolo, ma di permettergli una scelta entro limiti stabiliti dall’adulto. È importante anche valorizzare i comportamenti positivi: *Sei stato bravo ad aspettare il tuo turno* è più efficace di un premio materiale. Lodare un bambino per i comportamenti adeguati lo aiutano ad apprendere modi più efficaci per esprimere il disagio.
La prima regola è restare calmi. Gridare, minacciare o umiliare aumenta l’attivazione emotiva. Il bambino non può ritrovare la calma se anche l’adulto perde il controllo. Bisogna mettere in sicurezza l’ambiente, allontanando oggetti pericolosi e impedendo che il piccolo colpisca sé stesso o gli altri. È preferibile rimanere vicini, parlare poco e con tono basso: *Sei molto arrabbiato. Sono qui, quando sarai pronto ti aiuterò*. Ignorare il capriccio non significa abbandonare il bambino, ma ridurre l’attenzione rivolta alle urla senza perderlo di vista. Se il genitore ha già detto no, non dovrebbe cambiare decisione soltanto per fermare la crisi: il bambino imparerebbe che urlare è un mezzo efficace per ottenere ciò che vuole. Sono da evitare anche dolci, giocattoli o telefonino offerti come ricompensa immediata. Quando la rabbia diminuisce, si può dare un nome all’emozione e proporre un’alternativa: Eri arrabbiato perché volevi restare in acqua; la prossima volta puoi dirmelo senza colpire.
È opportuno parlarne con il pediatra quando le crisi sono molto frequenti, durano a lungo, compaiono senza un motivo riconoscibile o continuano oltre l’età in cui dovrebbero progressivamente ridursi. Occorre una valutazione anche se il bambino si ferisce, aggredisce ripetutamente gli altri, non riesce mai a calmarsi oppure le esplosioni compromettono scuola, amicizie e vita familiare. Un capriccio non definisce un bambino cattivo: è un’emozione ancora troppo grande per le sue capacità. Facciamolo disegnare con la matita la forza impresa sul foglio e la fermezza affettuosa dell’adulto apprenderà, poco alla volta, come attraversare la rabbia senza esserne travolto.
Sahalima Giovannini