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L’Epilessia nei bambini fa ancora tanta paura

epilessia
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Ogni anno, il secondo lunedì di febbraio è dedicato alla Giornata internazionale per l’epilessia, una malattia del sistema nervoso nota fin dai tempi più antichi. Se ne parla nella Bibbia, la conoscevano i Greci e gli antichi Romani. Oggi, solo in Italia, oltre 500.000 persone soffrono di epilessia. Tra queste ci sono anche tanti bambini. Certo, l’epilessia nei bambini è un evento che preoccupa, ma la diagnosi permette di affrontare il problema e di condurre una vita assolutamente normale anche a scuola.

Epilessia nei bambini, da cosa prende avvio la malattia

Nelle persone con epilessia, il sistema nervoso funziona più del necessario, provocando una crisi che può essere paragonata alle interferenze nel corretto funzionamento di un’apparecchiatura elettronica, come lo sono ad esempio le scariche elettriche di una radio o di una televisione. Questa scarica eccessiva può restare limitata ad un gruppo di cellule del sistema cerebrale, oppure interessare inizialmente solo un gruppo di neuroni e, in seguito, diffondersi agli altri. Altre volte, invece, la scarica può coinvolgere contemporaneamente fin dall’inizio tutte le cellule del cervello. A seconda delle aree in cui si presenta il disturbo, sono diverse la manifestazioni esterne. Le crisi epilettiche possono essere una conseguenza di una predisposizione genetica o dovute ad una lesione intra-cerebrale. Nel primo caso, non esistono sintomi oltre alle crisi e non si evidenzia una causa precisa: il fattore può essere genetico, nel caso in cui all’interno di una famiglia ci siano altre persone che sono state soggette a queste crisi. Queste forme di epilessia sono tipiche dell’infanzia, rispondono bene alle terapie e spesso guariscono completamente prima dell’età adulta. Altri tipi di epilessie sono dovute ad una cicatrice cerebrale causata da un trauma subito dal cervello prima, durante o dopo la nascita, oppure a una neoplasia, a una malformazione o vasculopatie cerebrali. Subito dopo una crisi, le cellule cerebrali riprendono il loro normale funzionamento e la persona non presenta alcun segno di quanto è successo.

Tanti aspetti dello stesso disturbo

Esistono varie classificazioni di epilessia. Vediamo quali sono.

  • Crisi focale o parziale – la scarica elettrica rimane confinata a un solo gruppo di cellule. Se le cellule coinvolte sono quelle che interessano i movimenti, si hanno irrigidimento e scosse. Nel caso venga interessata una zona che regola le funzioni degli occhi, si verificano disturbi visivi, come perdita temporanea della vista e allucinazioni. Se vengono toccati i centri del gusto o dell’odorato, compaiono alterazioni del gusto o dell’olfatto.
  • Crisi parziale con generalizzazione secondaria – si manifesta quando il corto circuito, dopo aver interessato un ristretto gruppo di cellule, si diffonde a tutto l’encefalo. In questo modo, oltre ai disturbi locali, seguono manifestazioni più globali, come la perdita della conoscenza.
  • Crisi generalizzata – compare quando tutte le cellule cerebrali sono coinvolte nel corto circuito.
  • Crisi tonico-clonica, o convulsiva, detta anche crisi Grande Male – ha manifestazioni motorie e completa perdita di conoscenza. La persona cade a terra, si scuote, perde saliva dalla bocca, passando immediatamente dopo in uno stato di pesante assopimento o di confusione.
  • Assenze, o crisi denominate piccolo male – possono manifestarsi come semplice perdita della conoscenza totale o con una organizzazione più complessa, come, per esempio, esempio ridotto stato di vigilanza senza perdita dei sensi o sensazioni percettive anomale e possono ripetersi numerose volte al giorno.
  • Piccolo male mioclonico – è associato a scosse localizzate agli arti superiori, in questo caso la persona resta cosciente.

Le più recenti ricerche classificano come forme di epilessia meno evidenti anche disturbi come improvvise cadute del bambino o scarabocchi sul foglio mentre il bambino sta scrivendo, dovuti alla perdita di coscienza per pochi istanti. Queste forme meno serie sono paradossalmente quelle che possono incidere di più sulla serenità di un bambino perché le manifestazioni vengono sottovalutate e i sintomi non sono affrontati.

Come si cura l’epilessia nei bambini

Esistono forme di epilessia primaria, di norma iniziano tra i 2 e 14 anni e si risolvono spontaneamente con la crescita, quindi vanno curate per periodi limitati. I farmaci non provocano la guarigione, sono farmaci solo in grado di controllare le crisi, detti antiepilettici o anticomiziali. Da qualche anno è disponibile anche in Italia un nuovo medicinale contro l’epilessia, di zonisamide, in grado di agire anche nei pazienti in cui la cura con altri farmaci è risultata insoddisfacente. Nel caso dell’epilessia focale o parziale, si può intervenire chirurgicamente sulla zona del cervello da cui prende inizio la crisi. Ad ogni tipo di epilessia da prescritto il suo rimedio

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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