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Epilessia, ad ogni tipo il suo rimedio

epilessia

L’epilessia, ovvero una scarica elettrica anomala a partenza dalla sostanza grigia, i suoi effetti possono essere generalizzati o parziali, in entrambe le situazioni la crisi così detta epilettica provoca un’alterazione della coscienza accompagnata da movimenti involontari o dalle classiche convulsioni. Il disturbo neurologico fa la sua comparsa nei bambini tra i due e i quattordici anni. Se compare prima dei due anni la partenza è da imputare a difetti dello sviluppo o traumi da parto.  Le crisi ad inizio nell’età adulta sono invece da rapportare a traumi cranici, neoplasie o astinenza alcolica. Non sempre è facile capirne l’origine, infatti le crisi epilettiche possono essere una conseguenza di una predisposizione genetica o una lesione al cervello. Nel primo caso, non esistono sintomi oltre alle crisi convulsive e non è individuabile una causa precisa: il fattore può essere ereditario, nel caso in cui all’interno di una famiglia ci siano altre persone che sono state soggette a queste crisi. Queste forme di epilessia sono tipiche dell’infanzia, rispondono bene alla terapia e spesso guariscono completamente prima dell’età adulta. Fortunatamente ci sono a disposizione farmaci in grado di tenere in controllo la sintomatologia.

Bambini ed epilessia

I bambini sono i più colpiti dalle crisi epilettiche: il più delle volte si tratta di forme benigne, facilmente curabili e destinate a scomparire completamente con l’adolescenza. Per aiutare i bambini affetti da epilessia, è fondamentale garantire loro il completo sostegno dei genitori. Quindi nessuna paura davanti alla diagnosi di epilessia, né tantomeno nasconderla a parenti o insegnanti: il bambino con epilessia deve essere trattato normalmente e frequentare la scuola con i coetanei, ai quali non è assolutamente inferiore per intelligenza e creatività. È necessario creare attorno al bambino un clima il più possibile sereno, esattamente come quello di qualsiasi altro bambino, non deve essere mai trattato come un malato deve essergli permesso di giocare in piena libertà.  Alcune accortezze sono però necessarie, come ad esempio se lo sport praticato è il nuoto, deve essere sempre praticato in presenza di altre persone. I genitori devono ben supervisionare la terapia farmacologica prescritta e fare attenzione che non venga mai interrotta: per osservare la routine della terapia è bene organizzare la scatolina con i farmaci della terapia prescritta da riempire quotidianamente, per questo è utile l’uso di un porta pillole da riempire ogni sera con la dose del giorno seguente.

La irregolarità delle crisi epilettiche

Le crisi epilettiche compaiono improvvisamente, per scomparire allo stesso modo. Purtroppo a tutt’oggi non si conoscono ancora bene le dinamiche di queste anomale scariche elettriche. Tuttavia, sappiamo con certezza che alcune circostanze possono scatenare la crisi: disordini alimentari, irregolarità del ritmo sonno-veglia, stress emotivo oltre che, naturalmente, l’interruzione della terapia. In casi molto rari, da essere segnalati immediatamente al medico, le crisi vengono provocate da luci che si accendono e si spengono ritmicamente, il riflesso del sole sul mare o su un lago, una corsa in automobile lungo un viale con alberi che filtrano la luce del sole. Dal momento che le crisi si manifestano con perdita di coscienza improvvisa, una persona può farsi male al momento dello svenimento, urtando qualche oggetto o battendo il capo. Per questo motivo è bene, a terapia iniziata comunicare l’informazione al medico che ha prescritto la terapia, soprattutto se è spesso alla guida dell’automobile.

Come si riconosce una crisi epilettica

Per riconoscere una vera crisi epilettica è necessario ascoltare il racconto di come è avvenuto l’episodio anche da parte delle persone che hanno avuto modo di osservarla: è importante ricordare che esistono eventi simili che possono essere interpretate per errore come malattia. Le crisi più frequenti sono: le sincopi da pianto, quando cioè il bambino in un accesso di pianto perde conoscenza per aver trattenuto troppo il respiro; oppure attacchi di pavor nocturno. È bene ascoltare con attenzione sia il racconto della persona colpita sia quello dei presenti. Se le crisi sono frequenti potrebbero essere delle crisi reali. Per verificare questo si ricorre all’ElettroEncefaloGramma – EEG – se l’esito è negativo è opportuno ricorrere a due esami semplici, non fastidiosi né dannosi, che mostrano le eventuali alterazioni: l’EEG dinamico, è necessario indossare un’apparecchiatura che registra l’attività per un tempo più prolungato e il Video EEG con annessa telecamera per verificare se esiste una relazione tra la crisi e la normale attività cerebrale.

La terapia dell’epilessia

I farmaci a disposizione evitano o riducono la frequenza delle crisi, diminuendo l’iperattività delle cellule cerebrali, i farmaci più utilizzati sono: la carbamazepina per le epilessie parziali e l’acido valproico per le epilessie di grande male o generalizzate. Il loro dosaggio è in rapporto al tipo di epilessia oltre che al peso e all’età. Con l’andare del tempo, anche diminuendo la somministrazione dei farmaci, le crisi tenderanno a presentarsi con frequenza sempre minore. Si può considerare la guarigione solo dopo la scomparsa totale delle crisi per almeno due anni anche se è necessario continuare l’assunzione farmacologica. Unica avvertenza: mai interrompere all’improvviso la terapia, poiché le cellule nervose sono abituate ad essere controllate dai farmaci, potrebbero comparire scariche elettriche più violente e per periodi prolungati.

Lina Rossi

con la supervisione della dott.ssa Rosalba Trabalzini – Psichiatra

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