

Avevo appena ricevuto la mia prima dose del vaccino quando dopo poche ore la notizia ha fatto il giro del mondo: – il vaccino Covid-19 della casa farmaceutica AstraZeneca, e precisamente il lotto 5811, è stato bloccato per eventi trombotici avversi. Ovviamente la prima cosa che ho fatto è stata quella di capire cosa fosse accaduto alle persone dopo la somministrazione vaccinale, risultato: nove persone su un milione di inoculazioni avevano perso la vita per trombi occlusivi a vari livelli del circolo artero-venoso. Sinceramente davanti alle centosessantamila persone che hanno perso la vita, sempre su un milione, per essere state contagiate dal virus, mi sembra che i numeri parlino da soli: il rischio nove a un milione è sicuramente più che accettabile rispetto a centosessantamila a un milione. Inoltre, l’EMA ha stabilito, dopo controlli accurati, che non esiste alcun nesso temporale tra gli eventi trombotici e la vaccinazione ricevuta.
Io sono stata decisamente fortunata, non ho avuto nessun effetto collaterale da subito e ad oggi, a distanza di dieci giorni: nessun accenno di mal di testa, niente febbre, niente dolore al braccio, niente nausee, insomma, tutto è avvenuto senza alcuna reazione negativa. Comunque le conclusioni a cui è giunto il comitato per la sicurezza dell’EMA pubblicate lo scorso 18 marzo sono:
Comunque, sempre in conferenza stampa è stato ribadito: – Un nesso causale con il vaccino non è dimostrato, ma è possibile e merita ulteriori analisi. La correlazione è comunque difficile da dimostrare per via della estrema rarità degli eventi. Gli esperti che hanno esaminato dettagliatamente le cartelle cliniche hanno segnalato che la maggior parte dei casi si è verificata in persone sotto i cinquantacinque anni e in maggioranza tra donne. Sono inoltre stati presi in considerazione fattori esterni quali: l’uso di pillola contraccettiva, il fumo e altri senza trovare nulla di significativo.
L’EMA comunque raccomanda di rendere consapevoli le persone che si apprestano a ricevere questo vaccino di essere a conoscenza della remota possibilità di tali sindromi e, se dovessero comparire sintomi indicativi di problemi di coagulazione, consultare immediatamente un medico e segnalare la recente vaccinazione. Tali indicazioni verranno riportate sul consenso informato oltre ad essere istruiti dal medico vaccinatore sulla tipologia di sintomi a cui fare attenzione.
Il vaccino elaborato da AstraZeneca e Università di Oxford con la collaborazione della Advent-IRBM di Pomezia, per provocare la risposta immunitaria sfrutta un approccio diverso dalla Pfizer/BioNTech e dal Moderna, entrambe utilizzano l’mRNA per attivare la risposta dell’organismo verso la proteina spike. L’AstraZeneca invece utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non in grado di replicarsi, per fornire le istruzioni all’organismo per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2. Una volta prodotta la proteina spike, questa può stimolare una risposta immunitaria specifica, sia anticorpale sia cellulare. Rispetto ai vaccini a mRNA, questa tecnologia consente una maggiore stabilità e soprattutto, non richiede temperature estremamente basse per la conservazione e il trasporto. Questo vaccino necessita di due dosi a distanza variabile tra le tre e le ventitré settimane. La protezione inizia dopo tre settimane dalla prima somministrazione del vaccino.
Dott. Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it