
Il pianto è il primo strumento attraverso il quale il neonato comunica fame, stanchezza, caldo, freddo, bisogno di contatto o una condizione di malessere. Può accadere, tuttavia, che il bambino continui a piangere nonostante sia stato nutrito, cambiato, preso in braccio e rassicurato. Per descrivere questa fase è stata introdotta l’espressione Period of PURPLE Crying, ovvero periodo del pianto PURPLE. Il termine non si riferisce al colore assunto dal bambino durante il pianto. PURPLE è un acronimo inglese ideato dal pediatra dello sviluppo Ronald Barr e utilizzato dal National Center on Shaken Baby Syndrome per aiutare genitori e caregiver a riconoscere alcune caratteristiche del pianto fisiologico nei primi mesi di vita.
Ogni lettera dell’acronimo descrive un aspetto del fenomeno:
Questa fase può iniziare intorno alle due settimane di vita, raggiungere il suo apice tra le sei e le otto settimane e ridursi gradualmente entro il terzo o quarto mese. Non tutti i neonati la attraversano con la stessa intensità: alcuni presentano brevi momenti di irritabilità, altri piangono a lungo e sembrano inconsolabili.
Prima di tutto è bene controllare che il piccolo non abbia fame, il pannolino bagnato, troppo caldo o freddo e che non sia stanco o eccessivamente stimolato. Si può quindi provare a tenerlo vicino al corpo, parlargli o cantare dolcemente, cullarlo con movimenti lenti, portarlo a passeggio nella carrozzina oppure fargli un bagno tiepido. Può essere utile anche ridurre luci, rumori e stimoli ambientali. Non esiste però una strategia efficace in ogni occasione: il fatto che il bambino continui a piangere non significa che il genitore stia sbagliando o non sia capace di prendersene cura. Anche l’American Academy of Pediatrics ricorda che nessun adulto riesce a consolare un neonato tutte le volte che piange.
Un pianto prolungato può provocare stanchezza, impotenza, irritazione e rabbia. Quando la tensione diventa difficile da controllare, è necessario adagiare il bambino in posizione supina nella sua culla, su una superficie piana e sicura, e allontanarsi per qualche minuto. Si può chiedere aiuto al partner, a un familiare o a una persona di fiducia, tornando dal piccolo quando ci si sente più tranquilli. Il bambino non deve mai essere scosso. Scuotere un bambino ha conseguenze irreparabili. I muscoli del collo sono ancora deboli e il movimento violento della testa può provocare una grave lesione cerebrale, definita trauma cranico abusivo, con conseguenze permanenti o persino mortali. Questa indicazione deve essere condivisa con chiunque si occupi del neonato.
Parlare di pianto PURPLE non significa attribuire automaticamente ogni episodio intenso a una normale fase della crescita. È necessario contattare il pediatra quando il pianto è diverso dal solito, compare improvvisamente, aumenta progressivamente oppure è associato a febbre, difficoltà nell’alimentazione, vomito ripetuto, riduzione dei pannolini bagnati o scarsa reattività. Occorre richiedere assistenza urgente se il bambino presenta difficoltà respiratoria, colorito bluastro o molto pallido, convulsioni, marcata sonnolenza, perdita di tono o un’eruzione cutanea che non scompare alla pressione. Conoscere il pianto PURPLE deve quindi aiutare i genitori ad affrontare una fase impegnativa senza colpevolizzarsi, mantenendo però sempre l’attenzione sui segnali indicativi di un possibile problema di salute.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini Responsabile scientifico Guidagenitori.it