

Vorremmo che durante le vacanze nessuno si ammalasse, ma può capitare che un bambino sviluppi la febbre proprio appena arrivato al mare o in montagna. Questo non significa necessariamente dover interrompere il soggiorno: nella maggioranza dei casi è possibile gestire il disturbo anche lontano da casa, mantenendo i contatti con il pediatra e sapendo quando rivolgersi a un medico del luogo. Si parla generalmente di febbre quando la temperatura corporea raggiunge o supera i 38 °C. Per misurarla nei bambini è preferibile utilizzare un termometro digitale sotto l’ascella, seguendo correttamente le istruzioni. La temperatura può variare leggermente secondo la sede di misurazione, l’ora della giornata, l’attività fisica e l’ambiente. È quindi importante riferire al medico anche come è stata rilevata.
La febbre non è una malattia, ma una reazione dell’organismo, più spesso provocata da un’infezione virale. L’aumento della temperatura contribuisce all’attivazione delle difese immunitarie. In estate possono comparire infezioni delle vie respiratorie, gastroenteriti, malattie esantematiche, otiti o infezioni urinarie, indipendentemente dal caldo. Il valore indicato dal termometro non è l’unico elemento da considerare. Nei bambini di oltre sei mesi conta soprattutto lo stato generale: se il piccolo beve, interagisce, respira normalmente e recupera vivacità quando la temperatura diminuisce, il quadro è generalmente rassicurante. Il bambino deve riposare in una stanza fresca e ventilata, indossando abiti leggeri. Non va coperto eccessivamente nel tentativo di farlo sudare. È importante offrirgli spesso acqua; nei lattanti si devono continuare l’allattamento al seno o il latte abituale. In presenza di vomito o diarrea possono essere indicate le soluzioni reidratanti orali. Il cibo non va imposto: per qualche giorno l’idratazione è più importante dell’appetito. Sono sconsigliati bagni freddi, ghiaccio, spugnature con alcol o frizioni sulla pelle: provocano disagio e possono essere pericolosi.
Paracetamolo o ibuprofene non devono essere somministrati automaticamente quando la temperatura supera un determinato valore. Servono soprattutto ad alleviare mal di testa, dolori e irritabilità. La dose deve essere calcolata in base al peso, non soltanto all’età, rispettando intervalli e quantità indicati dal pediatra o nel foglietto illustrativo. I due farmaci non vanno alternati o associati di propria iniziativa. L’ibuprofene è sconsigliato in caso di disidratazione e varicella e deve essere utilizzato con prudenza in presenza di determinate patologie. L’acido acetilsalicilico non deve essere somministrato ai bambini. Gli antipiretici, inoltre, non prevengono con certezza le convulsioni febbrili. Gli antibiotici non curano le infezioni virali e non devono mai essere portati in vacanza per iniziare una terapia nel dubbio. Vanno prescritti dal medico quando esiste il sospetto fondato o la conferma di un’infezione batterica.
Un bambino di età inferiore a tre mesi con temperatura di almeno 38 °C deve essere valutato rapidamente. Tra tre e sei mesi richiede particolare attenzione una temperatura di 39 °C o superiore. A qualsiasi età è necessario consultare con urgenza un medico se il bambino respira male, è molto sonnolento o difficilmente risvegliabile, appare confuso, presenta rigidità del collo, convulsioni, dolore intenso oppure macchie rosso-violacee che non scompaiono premendo un bicchiere sulla pelle. Devono essere valutati anche il rifiuto persistente dei liquidi, il vomito ripetuto e i segni di disidratazione: bocca asciutta, assenza di lacrime, occhi infossati e poca urina. È opportuno sentire il pediatra se la febbre persiste per cinque giorni o se le condizioni peggiorano.
Il colpo di calore non è una febbre infettiva, ma un pericoloso aumento della temperatura provocato dall’incapacità dell’organismo di disperdere il calore. Può manifestarsi con cute molto calda, debolezza, nausea, mal di testa, respiro accelerato, confusione, svenimento o convulsioni. È un’emergenza: bisogna chiamare immediatamente il 112, portare il bambino in un luogo fresco, togliere gli indumenti superflui e iniziare a raffreddarlo con acqua fresca, senza utilizzare ghiaccio. Se è confuso o non pienamente cosciente non gli si devono dare liquidi. E, anche in vacanza, mai lasciare un bambino nell’automobile, nemmeno all’ombra e per pochi minuti.
Rossi Lina