

Ninne nanne tormentate: sono quelle che vivono molti genitori, quando il bambino non vuole saperne di prendere sonno la sera. Troppo piccoli per rilassarsi con la lettura di una fiaba, si passa tanto tempo a cullarli, a sussurrare paroline dolci e a canticchiare. Tutto inutile: dopo mezz’ora o più il bimbo è ancora sveglio, gli occhi spalancati. I problemi a prendere sonno, assicurano gli esperti, sono molto comuni tra i bambini e tendono a migliorare verso i due anni. Se però dopo quaranta minuti il piccolo è ancora sveglio, è meglio chiedere al pediatra. Il consiglio arriva dall’Istituto finlandese per la salute e il benessere e dall’Università di Turku, in uno studio pubblicato su Sleep Medicine.
Lo studio ha esaminato le ninne di 5.700 bimbi finlandesi e da questo è emersa una sorta di valore soglia ovvero: se il bambino di otto mesi impiega più di quaranta minuti ad addormentarsi, è meglio parlarne con il pediatra. Lo stesso vale se un bambino di sei mesi si sveglia normalmente di notte tre o più volte, o se il bambino rimane sveglio di notte per periodi particolarmente lunghi, cioè più di un’ora per un bambino di otto mesi, più di quarantacinque minuti per un bambino di un anno o più di trenta minuti per un bambino di un anno e mezzo. In ogni caso è bene ricordare che per fortuna è un problema destinato a risolversi. Durante i primi ventiquattro mesi di vita avvengono grandi cambiamenti nel sonno dei neonati: già a sei mesi il tempo impiegato per addormentarsi si riduce a una media di venti minuti e a due anni i bambini si svegliano in media solo una volta durante la notte. Inoltre, il tempo totale trascorso a dormire si riduce a circa dodici ore al giorno a man a mano che i pisolini diurni si accorciano. Il problema è e resta quello dei primissimi mesi.
Per il piccolo, è un vero e proprio trauma passare dal ventre materno, caldo e silenzioso al mondo sconosciuto e a questo deve abituarsi. Rumori, luce, movimenti: sensazioni nuove che non esistevano nel pancione della mamma. È quindi normale che nelle prime settimane di vita il bambino, pur dormendo per la maggior parte del tempo, si svegli spesso e pianga. I bisogni del piccolo possono essere resi meno traumatici, quindi stargli vicino, coccolarlo, in modo che possa percepire l’odore, il calore e la voce della mamma, con la quale è stato una cosa sola fino a poco tempo prima. Un buon metodo per aiutarlo a rilassarsi è prendere il piccolo tra le braccia e appoggiarlo sul petto perché possa sentire il battito del cuore della madre ed essere ben avvolto in una copertina.
L’insonnia del bebè può anche essere provocata dai cambiamenti nei suoi orari alimentari: infatti, per i primi mesi la vita del piccolo è scandita notte e giorno dagli orari della pappa. È pertanto normale che, quando gli viene tolto il pasto notturno, il piccolo si svegli in quelle ore, piangendo. Questo non significa che abbia davvero fame: è più una questione di abitudine, legata al piacere di succhiare, quella che lo fa svegliare nel cuore della notte. L’unico rimedio è aspettare che passi un po’ di tempo. Infatti, quasi tutti i bambini si svegliano a metà della notte per abitudine: fino a pochi giorni prima, a quell’ora c’era la poppata, un’occasione per sentire il calore, l’affetto e le coccole della mamma. Nel frattempo, possono essere utili dei piccoli accorgimenti per farlo riaddormentare: il ciuccio rappresenta un’ottima soluzione, è il sostituto del meccanismo della poppata.
I pianti serali. Iniziano al momento di andare a dormire, il piccolo è soggetto a vere e proprie crisi durante le quali scoppia in lacrime, si agita e fa i capricci. È una scena che spesso si ripete tutte le sere e va avanti anche per ore. Queste crisi sono il segno che il bambino sta crescendo, è un piccolo individuo già consapevole. Inizia a cogliere la differenza tra il giorno e la notte e questa novità lo innervosisce. In questo caso non bisogna farsi prendere dal panico, il piccolo avverte la tensione e si agita di più. L’unico modo per consolare il neonato in questi casi è cercare di farlo riaddormentare tenendolo tra le braccia, in un luogo tranquillo e silenzioso, cullandolo dolcemente e sempre avvolto in una copertina. I piccoli hanno bisogno di sentirsi stretti. Ovviamente si deve evitare d parlargli, perché questo lo sveglierebbe di più.
Un altro momento abbastanza critico può capitare attorno agli otto – nove mesi di età del piccolo: è in questo periodo, infatti, che il bambino comincia a rendersi pienamente conto della presenza o dell’assenza dei genitori. Quando non vede la mamma e il papà, viene preso da crisi di angoscia che gli psicologi definiscono con l’espressione ansia da separazione. In questo caso il bimbo non sta facendo i capricci, sta realmente attraversando un periodo impegnativo e ha bisogno di aiuto e di affetto per superarlo. La cosa più importante da fare è trasmettergli sicurezza. Al momento di andare a nanna bisogna fargli capire che mamma e papà sono in casa, a pochi passi da lui. È importante anche cogliere i piccoli segnali di sonno che il bimbo manifesta: sbadiglia e stropiccia gli occhi e approfittarne per metterlo subito a letto. Una ninna nanna e un racconto possono diventare un rito piacevole per accompagnarlo verso il sonno.
Lina Rossi