Pre-eclampsia o gestosi la diagnosi deve essere precoce

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Pre-eclampsia o gestosi la diagnosi deve essere precoce

gestosi

La pre-eclampsia, nota anche come gestosi è una delle complicanze più temute in gravidanza infatti può interessare una donna su otto. Se non è diagnosticata e trattata in tempo, la re-eclampsia può causare problemi seri sia alla gestante sia al bambino. Per fortuna oggi, la pre-eclampsia o gestosi può essere gestita correttamente, soprattutto se diagnosticata precocemente.

La vera prevenzione della gestosi è la diagnosi precoce

Su Pregnancy Hypertension è stato di recente pubblicato uno studio prospettico osservazionale – Modello di previsione del primo trimestre per i disturbi vascolari della placenta –  condotto dagli specialisti  dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Lo studio ha confermato come sia possibile sviluppare un modello predittivo multi-variabile al fine di consentire la diagnosi precoce nelle pazienti a rischio di sviluppare di pre-eclampsia e altre complicanze vascolari severe. La prevenzione è resa possibile grazie all’analisi combinata dei risultati di parametri biochimici e biofisici indagati  già nel primo trimestre di gravidanza. Tali risultati consentono di aprire nuove e più̀ ampie prospettive di diagnosi precoce e prevenzione della gestosi.

Pre-eclampsia quali sono i sintomi

La pre-eclampsia o gestosi è il riscontro di pressione arteriosa superiore a 140/90 mmHg in almeno due misurazioni a distanza di 4 ore in donne normotese dopo la ventesima settimana di gestazione. Alla pressione arteriosa elevata si accompagna spesso proteinuria, condizione caratterizzata dalla presenza cospicua di proteine nelle urine, possibile segnale di una insufficienza renale acuta, alterazioni metaboliche del fegato, segni neurologici, complicanze ematologiche o disfunzione utero placentare, non da ultimo un ritardo nell’accrescimento del feto. La pre-eclampsia va incontro a una rapida progressione, che si verifica dopo la ventesima settimana di gestazione e fino a sei settimane prima della data prevista del parto. Inoltre, la gestosi è una delle principali cause di morbilità e mortalità di mamma e feto soprattutto se insorge prima della 34ma settimana. Inizialmente la patologia è asintomatica, la pre-eclampsia resta silenziosa fino all’aggravarsi del quadro generale e troppo spesso ci si accorge in ritardo, con una serie di conseguenze.

Le cause della gestosi o pre-eclampsia

Si pensa che la causa della pre-eclampsia sia dovuta a una cattiva formazione della placenta  tale da innescare nell’organismo materno una sorta di non adattamento alla gravidanza. Anche se molto rischiosa, la pre-eclampsia è però una condizione che può essere diagnosticata precocemente. E questo grazie ad accurate visite di controllo prenatali, ma anche all’osservazione di eventuali campanelli d’allarme che ogni donna in gravidanza non deve mai omettere di osservare. Aumento della pressione arteriosa del sangue, mal di testa persistente, visione offuscata o sensibilità alla luce, come pure gonfiore di viso e piedi sono segnali da non trascurare. Un’attenzione particolare deve riguardare le nullipare, ovvero le donne alla prima gravidanza, con età superiore ai 40 anni e un indice di massa corporea superiore a 30. Esistono anche altre condizioni cliniche che si accompagnano ad un aumentato rischio: l’ipertensione cronica, il diabete pre-gestazionale e la storia di una gestosi in una precedente gravidanza.

Il ruolo dei bio marcatori per la gestosi o pre-eclampsia 

Lo studio prospettico condotto dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia aveva come obiettivo quello di valutare nella popolazione italiana, ove la la pre-eclampsia ha un’incidenza bassa, ma non trascurabile 2-3%, la sensibilità̀ dei markers biochimici noti dalla Fetal Medicine Foundation – FMF –  in associazione ad altri indici biochimici, allo scopo di ottenere più modelli predittivi nel primo trimestre di gravidanza, gli esiti avversi perinatali correlati ai disturbi vascolari della placenta, tra i quali appunto la pre-eclampsia. Gli esperti emiliani hanno incluso nello studio tutte le donne che accedevano allo screening del primo trimestre per le aneuploide cromosomiche tramite il test combinato Bitest. Alle pazienti che avevano espresso il consenso è stato effettuato anche un prelievo di sangue per il dosaggio di particolari markers biochimici  oltre a quelli di routine e altre sostanze come l’interleukina 6, l’insulina, il colesterolo buono e i trigliceridi. Le donne arruolate erano poi sottoposte alla misurazione della pressione arteriosa media, all’ecografia per la velocimetria doppler delle arterie uterine da parte di medici accreditati e compilavano un questionario sui fattori di rischio per la cefalea. Lo studio ha confermato che la sola pre-eclampsia ha un’incidenza inferiore al 2%, ma in presenza di altre condizioni patologiche placentari, tali complicanze molto temute della gravidanza salgono fino all’8%. Lo studio ha permesso di sviluppare un modello multiparamentrico che può predire, già dal primo trimestre lo sviluppo di complicanze vascolari placentari.

Sahalina Giovannini

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