Listeriosi e gravidanza, la prevenzione è il primo accorgimento per evitarla

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Listeriosi e gravidanza, la prevenzione è il primo accorgimento per evitarla

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Ogni tanto fa parlare di sé: è la Listeria monocytogenes, un batterio che di tanto in tanto torna agli onori della cronaca per le epidemie che provoca. La più celebre è quella verificatasi alla fine degli anni Ottanta negli Stati Uniti, in Svizzera e in Francia. Una seconda epidemia si è verificata nel 2004, quando in Europa furono trovati alcuni esemplari del microrganismo nella crosta bianca di alcuni formaggi del tipo francese. La Listeria vive nel terreno, nel terriccio per piante, nel concime, nelle acque di scolo, nei fiumi, nei laghi e canali. È possibile trovarla nei vegetali crudi, se questi sono stati coltivali in terreni contaminati o sono stati innaffiati con acqua che conteneva il batterio. Molti alimenti possono contenere la Listeria: carne ovina e bovina, pollame, latte e formaggi, uova.

Rischiano di più le donne in gravidanza
Se la Listeria viene in contatto con persone dal sistema immunitario ben competente difficilmente si va incontro a gravi problemi. Al contrario, coloro che hanno il sistema immunitario deficitario come ad esempio le persone anziane, i bambini piccoli e soprattutto, le donne in attesa. Nelle donne in gravidanza possono comparire sintomi simili a quelli dell’influenza: febbre, dolori muscolari, a volte diarrea e disturbi allo stomaco. In questo caso è bene rivolgersi subito al ginecologo. Infatti è necessario individuare se i malesseri sono davvero dovuti a un’influenza o alla contaminazione da Listeria. Un prelievo del sangue elimina qualsiasi dubbio e, in caso di presenza del batterio, il medico propone alla futura mamma una cura a base di antibiotici per scongiurare la possibile infezione al feto. La listeriosi in gravidanza non deve essere trascurata, infatti, può diffondere la contaminazione al sistema nervoso, provocando torcicollo, mal di testa e perdita di equilibrio. In qualche raro caso, possono essere infettate le meningi e predisporre al rischio di un’interruzione di gravidanza. I neonati possono essere colpiti da listeriosi se la madre la trasmette durante le ultime settimane di gravidanza attraverso la placenta. Il contagio può però avvenire anche durante la nascita. La malattia si manifesta con cianosi – colorito bluastro della pelle, difficoltà di respirazione, insufficienza cardiaca. Nelle persone anziane l’infezione può causare forme di artrite, pericardite e disturbi ai polmoni. Se diagnosticata in tempo la Listeria può essere debellata con una cura antibiotica: l’importante è riconoscere i sintomi e non sottovalutare malesseri strani, soprattutto in gravidanza.

Difendersi con l’igiene
È fondamentale adottare semplici regole igieniche in casa capaci di scongiurare la colonizzazione del batterio. La Listeria ama gli ambienti umidi e freschi e, quando le temperature salgono, si annida nei luoghi come il frigorifero. Da qui può contaminare i cibi. Il frigo va quindi pulito almeno una volta la settimana con aceto, una sostanza che svolge un’azione potente contro la Listeria. I vegetali dovrebbero essere consumati cotti. Se si preferiscono crudi, è utile lavarli molto bene con soluzioni disinfettanti e poi condirli con aceto. La frutta va accuratamente sbucciata. È importante l’igiene in cucina: le superfici su cui sono stati appoggiati cibi crudi vanno pulite accuratamente con aceto per eliminare possibili tracce del batterio. I coltelli e i contenitori usati per cucinare i cibi dovrebbero essere disinfettati o lavati ad almeno 60°C. Un certa attenzione va prestata al cibo che si mangia: cibi pronti e carni già cotte come hot dog, salsicce e simili vanno consumati solo se fatti riscaldare bene, fino a che non sono bollenti ed emettono fumo. Il calore uccide il batterio. I formaggi a pasta molle – tipo Brie e quelli con le venature bluastre vanno evitati perché sono poco acidi, quindi facile preda della Listeria. I formaggi stagionati, o quelli freschi tipo mozzarella o i formaggini non ne vengono contaminati. Il pesce affumicato potrebbe contenerla, è permesso solo se fa parte di un piatto che poi va cotto. Tutti i tipi di carne – pollame, carne ovina e bovina, possono essere consumati solo in seguito ad una perfetta cottura. Prosciutto, salame e altri affettati possono essere mangiati solo a patto che siano utilizzati come ingrediente di un piatto da cuocere. Queste precauzioni, d’altra parte, sono quelle che vengono adottate anche per evitare di contrarre la Toxoplasmosi, altra infezione seria in gravidanza.

Giorgia Andretti
Consulenza del dottor Fabrizio Pregliasco
Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute
Università degli Studi di Milano

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