

Lo iodio continua ad essere uno dei micronutrienti più importanti durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino. Nonostante le campagne informative degli ultimi anni, molte donne in età fertile assumono ancora quantità insufficienti di questo elemento essenziale per il corretto funzionamento della tiroide e per lo sviluppo neurologico del feto. Secondo le più recenti indicazioni scientifiche aggiornate al 2026, una lieve carenza iodica in gravidanza può influenzare negativamente lo sviluppo cognitivo del bambino, con possibili effetti su attenzione, linguaggio, memoria e capacità di apprendimento. Per questo motivo gli esperti continuano a considerare la prevenzione della carenza di iodio una priorità di salute pubblica.
La tiroxina e la triiodotironina sono sostanze fondamentali per la maturazione del sistema nervoso centrale già dalle prime settimane di gestazione. Durante la gravidanza il fabbisogno materno aumenta sensibilmente perché la madre deve garantire ormoni tiroidei sufficienti sia per sé stessa sia per il bambino in sviluppo. Numerosi studi internazionali hanno dimostrato che un insufficiente apporto di iodio durante la gestazione può avere conseguenze anche a lungo termine. Le ricerche più recenti confermano che i figli di donne con bassi livelli di iodio possono presentare, negli anni successivi, maggiori difficoltà cognitive e scolastiche rispetto ai coetanei. Fra gli studi più citati resta quello pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, che aveva evidenziato una correlazione tra ridotti livelli di iodio materno e punteggi inferiori nei test cognitivi e di lettura eseguiti nei bambini in età scolare. I dati raccolti negli anni successivi hanno ulteriormente rafforzato l’importanza della prevenzione precoce. Oggi sappiamo che il cervello fetale attraversa fasi di rapidissimo sviluppo già nel primo trimestre di gravidanza, periodo nel quale una carenza iodica può interferire con la formazione delle connessioni neuronali e con la maturazione delle strutture cerebrali.
Il ruolo dello iodio non termina con il parto. I primi tre anni di vita rappresentano infatti una fase cruciale per lo sviluppo neurologico del bambino. Durante questo periodo il sistema nervoso continua la propria maturazione e necessita di adeguate quantità di ormoni tiroidei. Anche una lieve carenza di iodio nei bambini può associarsi a difficoltà cognitive, rallentamento dello sviluppo psicomotorio, minore capacità di concentrazione e riduzione delle performance scolastiche. Una ricerca dell’University of Otago, in Nuova Zelanda, aveva mostrato che bambini con lieve carenza iodica miglioravano le prestazioni cognitive dopo integrazione con iodio per alcune settimane. Studi successivi hanno confermato come il mantenimento di livelli adeguati possa favorire attenzione, memoria e capacità di problem solving.
Lo iodio non viene prodotto dall’organismo umano e deve essere assunto quotidianamente attraverso l’alimentazione. Le principali fonti naturali sono il pesce di mare, i crostacei, i molluschi, le alghe, il latte, le uova e alcune acque minerali. Tuttavia, l’alimentazione moderna non sempre garantisce un apporto sufficiente. Per questo motivo la forma di prevenzione più semplice ed efficace resta l’utilizzo del sale iodato, cioè sale arricchito con iodio. In Italia la iodoprofilassi è promossa dal Ministero della Salute ormai da molti anni, ma il consumo di sale iodato rimane ancora inferiore rispetto agli obiettivi raccomandati. Molte famiglie utilizzano infatti sale comune senza iodio, spesso inconsapevolmente. Gli specialisti ricordano inoltre che utilizzare sale iodato non significa aumentare il consumo di sale. Le indicazioni internazionali continuano a raccomandare moderazione nell’uso del sodio per proteggere cuore e pressione arteriosa. Il consiglio è quindi semplice: poco sale, ma iodato.
Negli ultimi anni si è osservato un aumento di regimi alimentari restrittivi, vegetariani molto selettivi o diete senza sale non controllate, che possono ridurre ulteriormente l’apporto di iodio soprattutto nelle donne giovani. Anche per questo motivo durante la gravidanza è importante confrontarsi con ginecologo, endocrinologo o nutrizionista per valutare se l’alimentazione sia realmente adeguata. In alcuni casi il medico può suggerire integratori specifici contenenti iodio, soprattutto quando l’alimentazione non garantisce un apporto sufficiente. La prevenzione della carenza iodica resta uno degli strumenti più semplici ed efficaci per proteggere lo sviluppo neurologico del bambino. Un piccolo elemento presente in quantità minime nell’organismo, ma con effetti fondamentali per la crescita mentale e cognitiva lungo tutto l’arco della vita.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it