
Favorisce la produzione delle endorfine che allontanano ansia e stress. Offre al piccolo che è in grembo un canale di
comunicazione con l’esterno. Classica, leggera: ad ogni mamma il suo brano.
È ormai noto che, fin dai primi mesi della vita intrauterina, il
nascituro sente, ricorda, è consapevole e reagisce, tanto che la comunicazione tra madre e figlio comincia assai prima della nascita. L’istintivo e
fortissimo legame affettivo tra madre e figlio che nasce dopo il parto ha origine proprio da questa forma primitiva di comunicazione che si sviluppa su
molti livelli e comincia poco dopo il concepimento crescendo in complessità via via che il bambino si sviluppa.
L’udito del
feto
Nell’utero il feto comincia a percepire i rumori grossolani alla 18^ settimana e alla 24^ è già in grado di percepire i suoni,
sviluppando completamente il senso dell’udito nel corso della gravidanza. Il bambino infatti nei nove mesi vive in un mondo in penombra ma pieno di
suoni. I rumori prodotti dal passaggio del cibo nell’apparato digerente, il ritmo della respirazione, il battito ritmato del cuore della mamma e lo
scorrere del sangue attraverso la placenta, accompagnano il bambino dall’inizio alla fine della gestazione. Il ritmo del cuore materno è il ritmo
primitivo su cui si forma il nostro senso della musica. Il feto è sensibile alla musica: cantare per il vostro bambino, suonare uno strumento durante la
gravidanza, seguire un corso di musicoterapia sono modi assai gradevoli di comunicare con il nascituro. Durante l’infanzia la musica costituisce un
canale di comunicazione facilitato: il suono è un linguaggio universale, che non necessita di essere elaborato dal cervello, ma giunge direttamente alla
sfera emotiva. Per questo la musica ha la proprietà di calmare e rilassare i bambini e di infondere in loro serenità.
Cos’è la
musicoterapia
La musicoterapia è una disciplina paramedica che utilizza il suono, la musica e il movimento per provocare effetti
“regressivi” e aprire canali di comunicazione con l’obbiettivo di attivare il processo di socializzazione. Si può assimilare pertanto ad una tecnica
psicoterapica utile per migliorare la qualità della vita, riabilitare e recuperare, dove è possibile. Le origini della cura delle malattie con i suoni e
la musica possono essere rintracciate nella preistoria. Gli antichi medici egizi, 2600 anni fa, utilizzavano canti magici nel trattamento della
sterilità, dei dolori reumatici e delle punture di insetti; nella cultura della Grecia classica suonare il flauto serviva a lenire il dolore di sciatica
e gotta. Risalgono al secolo scorso, invece, le vere e proprie ricerche scientifiche sulle modificazioni fisiologiche indotte dalla musica attraverso la
misurazione dei suoi effetti sulla respirazione, il ritmo cardiaco, la circolazione e la pressione sanguigna. Sull’onda di questi studi è nata la
musicoterapia, emersa negli anni ‘50 negli Stati Uniti e introdotta in Italia negli anni ‘70, una metodica che considera il corpo umano un’enorme cassa
di risonanza dentro cui penetrano e si espandono le onde sonore. La musicoterapia si basa sull’idea che, se usata correttamente, la musica, agendo sul
sistema neurovegetativo (che regola le funzioni del corpo quali la traspirazione, il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna), facilita la liberazione
delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno. A differenza dei metodi di cura basati sulla separazione di mente e corpo (come nella psicoterapia
e nella medicina tradizionale), la terapia musicale ha un approccio olistico, che riguarda cioè sia la parte spirituale che quella fisica
dell’individuo: i suoni, infatti, provocano nello stesso tempo reazioni emotive e risposte fisiologiche, per cui nella cura con la musicoterapia mente e
corpo vengono considerati nella loro unità. Ma non dimentichiamo che la musicoterapia non consiste semplicemente nell’ascoltare musica, ma comprende
anche una parte attiva in cui si fa musica. Anche il semplice uso di uno strumento a percussione, come pure della voce, aiuta a liberarsi da certe forme
di chiusura e timidezza, aiuta, insomma, a lasciarsi andare.
Cosa cura la musicoterapia
Questa tecnica si è rivelata
molto utile nel miglioramento dei disturbi provocati dall’ansia e dallo stress. L’ascolto è indicato nella preparazione al parto: le sessioni di
rilassamento con la musica, infatti, sono calmanti e utili per le gestanti. E’ considerata efficace anche nella riabilitazione delle persone che hanno
problemi motori di origine neurologica. La musicoterapia, infine, è stata sperimentata con successo come terapia di appoggio nella cura di malattie
serie come l’autismo.
Musicoterapia e gravidanza
Diversi studi hanno rivelato che la musica favorisce la produzione
di endorfine, sostanze naturali che allontanano lo stress e favoriscono uno stato generale di benessere. Durante la gravidanza questo benessere serve
sia alla futura mamma sia al bambino, contribuendo la musica ad alleviare i disturbi tipici dell’attesa. Il rilassamento che deriva dall’ascolto infatti
contribuisce ad abbassare le tensioni, a regolarizzare il battito del cuore e la pressione del sangue. Grazie alla produzione di endorfine, la
musicoterapia contrasta la stanchezza e il malumore e aiuta a vivere più serenamente un periodo che può essere accompagnato da ansie e preoccupazioni
sulla salute del bambino, sul momento del parto, sulla capacità di essere mamma. I corsi di preparazione al parto con la musicoterapica si fondano
sull’ascolto di brani di musica di vario genere, soprattutto musica classica (Vivaldi e Mozart) e new age, scelti tra quelli che risultano più graditi
sia alla donna sia al feto. Ogni futura mamma sceglie il brano musicale che la fa sentire meglio e questo diventerà il “suo” brano, che ascolterà almeno
una volta a settimana, per rilassarsi e ritrovare energia. Anche sul bambino la musicoterapia ha degli effetti benefici. Le reazioni del feto rispetto
ai diversi generi musicali sono state studiate dai ricercatori e si è notato che al suono di melodie armoniche il corpo del bebè assume posizioni
rilassate, mentre suoni forti lo rendono irrequieto. L’ascolto della musica aiuta il bambino a stabilire attraverso la mamma, i primi contatti con il
mondo esterno. E in seguito quando il bebè scoppia a piangere, l’ascolto della “sua” musica può aiutarlo a rilassarsi.
Angela
Salini