Il primo battito d’ali: il piccolo comunica la sua presenza

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Il primo battito d’ali: il piccolo comunica la sua presenza

primi movimenti in gravidanza

I cambiamenti fisici e psicologici cui va incontro una donna in gravidanza sono evidenti anche all’esterno. Tuttavia, non sempre ci si rende conto che sono infinitamente più numerosi i cambiamenti che avvengono all’interno: sì, perché nel giro di solo nove mesi un piccolo agglomerato di cellule si trasformerà in un essere umano completo e la sua prima forma di comunicazione sarà solo con la mamma attraverso il movimento. A dodici settimane, il feto è comodamente adagiato nel liquido amniotico, ha molto spazio per muoversi, e difficilmente la mamma potrà percepire i suoi movimenti in questo periodo. A dodici settimane, tuttavia, la motilità del piccolo è completa: riesce a muovere le dita, ad afferrare un piedino o il cordone ombelicale.

Il primo battito d’ali

Al quinto mese di gravidanza il feto ha un sistema nervoso e dei muscoli ben sviluppati, lo spazio disponibile diventa più ristretto e nei suoi movimenti riesce a farsi percepire dalla mamma. Quindi, comincia ad eseguire una serie di esercizi di ginnastica per rafforzarsi, migliorare le capacità motorie e irrobustire le ossa: tende i muscoli, si gira, stringe le mani. È in questo periodo che la mamma vive un evento magico, meraviglioso e indimenticabile percepito come un leggero battito d’ali, la nuova vita si muove dentro il ventre. I movimenti si avvertono maggiormente tra le dieci di sera e la mezzanotte. Evidentemente, a queste ore il piccolo è ben sveglio: sembra che la media dei movimenti sia di dieci ogni due ore. Se la madre si sdraia sul fianco sinistro può addirittura contare le evoluzioni del suo bambino. E se ogni tanto sente dei minuscoli sobbalzi, nessun problema: è il piccolo che ha il singhiozzo.

Comunicare con il piccolo nel pancione

Il piccolo avverte i suoni che provengono dall’esterno, reagisce a ritmi e melodie, impara a riconoscerle. Una volta nato il piccolo, se cantiamo o facciamo ascoltare le stesse melodie, l’effetto che ne risulterà è tranquillizzante. Si è scoperto che se un bambino ascolta un certo brano di musica mentre è all’interno dell’utero, dopo la nascita, anche quando sarà più grande, avrà come la sensazione di conoscere da sempre quella musica. Infatti, le cellule che il cervello utilizzerà per il pensiero stanno maturando e d’ora in avanti il bambino sarà in grado di imparare e ricordare. A venti settimane dal concepimento, il bambino è già ben formato: da questo momento in poi aumenterà di peso e svilupperà altri aspetti della sua crescita. Maturerà soprattutto il sistema di difesa: un primitivo sistema immunitario pronto a difendere il piccolo da eventuali infezioni. Inoltre, nel corso del quarto mese si forma il cosiddetto grasso scuro, un particolare tessuto adiposo a protezione del corpo del piccolo dal freddo: ecco perché dalle ecografie eseguite in questo periodo il bimbo appare decisamente più grassottello.

Crescendo si muove un po’ meno

A ventiquattro settimane, sempre più grande e più forte, il feto reagisce con i movimenti ai discorsi della mamma e reagirà sobbalzando a rumori particolarmente intensi. A ventotto settimane, il bimbo ha ormai le fattezze di un neonato: lo strato adiposo sottocutaneo spiana le rugosità della pelle e fa apparire il corpicino più grosso. Gli impulsi nervosi si trasmettono più velocemente e il bambino è ormai in grado di elaborare informazioni e di eseguire movimenti piuttosto complessi. Il piccolo inizia a prepararsi alla nascita: le palpebre cominciano ad aprirsi, i muscoli utili per il succhiare ed inghiottire sono continuamente tenuti in esercizio. La mamma sente il piccolo questo perché la muscolatura è completa e il bimbo in questo modo comunica alla mamma il suo benessere.

Verso la fine della gestazione

A trentadue settimane i movimenti rallentano, questo succede perché il bambino fatica a muoversi poiché, a causa delle dimensioni aumentate, l’utero gli va stretto: i movimenti si avvertono ancora, ma sono meno intensi. Più avanti, lo spazio nell’utero materno è così ridotto che è costretto a stare rannicchiato su sé stesso. È essenziale però che il bambino si muova almeno dieci volte nell’arco della giornata: è il segno che sta bene, se questo segnale non lo si avverte, è bene sentire il ginecologo per qualche controllo.

E per saperne di più sullo sviluppo dal concepimento fino ai trentasei mesi: La guida per comprendere il comportamento dei nostri figli

Lina Rossi

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