La ricerca scientifica è sempre più alleata della donna in gravidanza. Esami specifici consentono di verificare per tempo se esiste il rischio di un parto pre-termine.
Fino a qualche tempo fa, era possibile immaginare un parto prematuro solo da una gravidanza a rischio, come quella gemellare, dalla presenza di contrazioni, non intense come quelle del parto, ma pur sempre contrazioni e dalla visita ginecologica che individuava la possibilità che un collo dell’utero troppo cedevole potesse favorire un parto prima del tempo. Oggi, però, sono disponibili nei maggiori ospedali alcuni esami specifici, che permettono di scoprire se una donna in attesa può andare incontro a un parto prima del tempo. In questo modo è possibile adottare i sistemi per ritardare la nascita del bambino, consigliando alla donna riposo a letto oppure ricorrendo al “cerchiaggio”, un sistema che consiste nell’applicazione di uno speciale supporto al di sotto della cervice uterina. Il supporto è una fascetta in tessuto anallergico, che viene rimossa all’avvicinamento della data presunta del parto, per permettere alla donna di avere un travaglio normale. È anche possibile somministrare alla futura mamma farmaci miorilassanti, che rallentino la contrattilità dell’utero.
Se la cervice è troppo corta
Un esame che viene eseguito da qualche tempo, utile per verificare se esiste il rischio di un parto prima del tempo, è la misurazione della lunghezza della cervice uterina. Se è presente un accorciamento o una dilatazione, il rischio è aumentato e la donna potrebbe andare incontro al travaglio di parto prima della data prevista. L’esame viene eseguito dal ginecologo durante i controlli che si effettuano anche nelle ultime settimane di gravidanza. Con la visita manuale lo specialista è in grado di capire se la cervice è corta o appiattita e il dubbio può essere accertato oppure escluso eseguendo un’ecografia. Questa viene effettuata per via trans vaginale, introducendo cioè in vagina una sonda ecografica, mentre la donna è sistemata sul lettino ginecologico. Esiste il rischio di un parto pre-termine se la cervice è lunga meno di 15 millimetri nelle gravidanze singole e meno di 25 in quelle gemellari.
Un tampone per controllare la fFN
Un test più recente è l’analisi della fibronectina fetale o fFN, una proteina che ha una funzione stabilizzante nell’interfaccia materno-fetale all’interno della placenta. In altre parole, svolge una funzione di “collante” tra il sacco amniotico e la parete interna addominale della madre, che è a contatto con il sacco amniotico stesso. Quando iniziano le contrazioni, queste causano uno stress meccanico che determina uno scollamento dell’interfaccia materno fetale e la fFN viene rilasciata nel secreto vaginale. Lo scollamento può anticipare un parto pre-termine, quindi il ritrovamento della fFN nelle secrezioni vaginali è un indicatore della possibile insorgenza di avvio di travaglio. È sufficiente un tampone vaginale per verificare se la fFN è presente nelle secrezioni della cervice o nelle secrezioni vaginali. Se l’esame è positivo, è probabile che il travaglio di parto prenda il via nel giro di due settimane circa rispetto alla data in cui è stato effettuato il test. Per valutare in modo più approfondito il rischio, viene effettuata la misurazione della cervice uterina.
Il progesterone nella saliva
Una ricerca dell’University College e del King’s College di Londra, pubblicata sul British Journal of Obstetrics and Gynecology, sostiene che la misurazione del progesterone presente nella saliva delle future mamme, potrebbe aiutare a riconoscere e prevenire un parto prematuro infatti. Secondo gli autori dello studio, le donne che entrano in travaglio in epoche troppo premature, prima della 34 settimana di gravidanza, hanno livelli molto bassi di progesterone nella saliva. Il progesterone è un ormone che nella donna in gravidanza è importante perché garantisce stabilità della muscolatura dell’utero e della cervice, evitando che le contrazioni prendano il via troppo presto. Al momento, questo test non viene eseguito nella pratica clinica, poiché è ancora oggetto di studio ed è necessario che sia convalidato su un numero di donne maggiore rispetto al numero di partecipanti dello studio. Se però, con ulteriori studi, verrà confermata la sua validità, sarà un sistema semplice, per nulla invasivo e nemmeno fastidioso, per identificare presto le donne più esposte a parto prematuro e aiutare a ridurre le nascite pre-termine e i rischi a esse connesse.
Sahalima Giovannini