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La cura del cordone ombelicale

E’ un’operazione semplice, va ripetuta per pochi giorni, non deve suscitare ansie o timori ingiustificati, ma deve essere eseguita con cura per favorire una corretta cicatrizzazione.

In sala parto, dopo i primi vagiti, al neonato viene reciso il cordone ombelicale. L’ostetrica lo annoda a pochi centimetri dalla sua pancia (circa 3-5 cm) e lo taglia con forbici speciali. Con il taglio del cordone cessa la dipendenza totale del piccolo alla madre. D’ora in poi dovrà “cavarsela” da solo: respirare attivamente, succhiare, deglutire.

Sgombriamo il campo dai timori
Ciò che rimane del cordone è detto moncone ombelicale, che subisce da subito un processo di disseccamento e un particolare processo di trasformazione (detto mummificazione) a seguito del quale il moncone assume un colore nero e un aspetto avvizzito, processo che lo porterà al suo definitivo distaccamento. In genere il moncone cade spontaneamente fra il 7° e il 14° giorno di vita, ma può cadere già in ospedale o dopo un mese. Dopo la caduta del cordone al suo posto rimane una cicatrice che prende il nome di ombelico e che impiega dai due agli otto giorni a cicatrizzarsi completamente. Durante il processo di mummificazione è molto importante praticare un’adeguata medicazione del moncone ombelicale che, favorendo la completa disidratazione della parte, accelera i tempi di caduta ed evita la comparsa di infiammazioni o di infezioni. La neomamma, per l’inesperienza e il timore di fare male al piccolo, si può spaventare al pensiero di eseguire questo “compito” senza l’assistenza dell’ostetrica, ma in realtà si tratta di una medicazione semplice che va effettuata con attenzione, seguendo piccole indicazioni.

Come eseguire una corretta medicazione

  • Preparate sul fasciatoio tutto l’occorrente: garze sterili, retine tubolari e disinfettante. Quest’ultimo può essere liquido (acqua ossigenata a 12 volumi, alcool denaturato a 70°, mercurio cromo, clorexidina al 4%) o in comode confezioni spray che contengono principi attivi che favoriscono la cicatrizzazione.
  • Dopo essersi lavate accuratamente le mani con acqua e sapone, usare una garza sterile imbevuta di disinfettante per pulire l’attaccatura del moncone ombelicale. E’ sconsigliato l’uso di cotone idrofilo per non correre il rischio che qualche residuo rimanga attaccato alla ferita. Con una mano alzare il cordone e con l’altra passare la garza su tutto il moncone. Quindi asciugare accuratamente con una garza pulita. Questa semplice manovra serve per pulire bene la pelle ed evitare infezioni. Non si deve aver paura di causare bruciori al bebè poiché il moncone non è innervato e di conseguenza è privo di sensibilità. Può capitare che il neonato pianga durante la medicazione non per effetto del disinfettante o del dolore, ma solo perché infastidito dal contatto con l’alcool, che è freddo.
  • Con una garza avvolgere il cordone ombelicale compiendo più giri in modo da assicurare la massima protezione al moncone. Prendere un’altra garza e senza piegarla, porla con cura sopra il cordone avvolto.
  • Quindi per fissare la medicazione all’addome del piccolo, utilizzare una retina elastica tubolare, tagliata precedentemente all’altezza di circa 5 centimetri, facendola passare dalle gambe del neonato e allargandola poi con le mani per tenere fermo il tutto fino alla prossima medicazione.
  • Infine mettere il pannolino facendo attenzione che non stringa troppo sulla medicazione e rivestire il piccolo.
  • Una volta caduto il moncone ombelicale, per quanto riguarda la cura della ferita ombelicale, è sufficiente passarvi sopra una garza imbevuta di disinfettante e dopo che si è asciugata, coprirla con una garza asciutta che la separi dal pannolino.

    La frequenza della medicazione
    La medicazione del moncone ombelicale può essere effettuata ad ogni cambio del pannolino e comunque almeno tre volte al giorno. E’ consigliabile effettuare una detersione locale della zona come suggerito sopra, ed evitare di fare il bagnetto completo al piccolo fino alla caduta del moncone e alla completa cicatrizzazione della ferita ombelicale. L’acqua infatti rallenterebbe il processo di essiccazione e quindi la caduta del moncone.

    I piccoli difetti dell’ombelico
    L’ ”attaccatura” del moncone alla pelle dell’addome, cioè il punto in cui il residuo del cordone ombelicale deve staccarsi, si determina soprattutto su base genetica. Se però la pelle che dovrebbe formare l’ombelico è troppo abbondante, non si introflette per intero all’interno dell’ombelico e si ha una protuberanza cutanea, si ha una forma anomala dell’ombelico, detta ombelico cutaneo. Questo determina solo un danno estetico, che si può correggere con un intervento chirurgico. La situazione opposta a quella appena descritta, cioè la pelle, anziché essere abbondante, è così scarsa da non essere sufficiente a formare il fondo dell’ombelico, dà vita invece all’ombelico amniotico, che risulta piatto e poco infossato rispetto alla superficie dell’addome.

    Quando rivolgersi al pediatra
    Anche se in casi molti rari, il distacco del cordone ombelicale può provocare la comparsa di infiammazioni o di infezioni. Se si notano arrossamenti accentuati sulla pelle intorno all’ombelico, secrezioni giallastre alla base del moncone o rigonfiamento dell’ombelico stesso che aumenta quando il neonato piange, tossisce o fa uno sforzo (ernia ombelicale), ritardo nel distacco del moncone ombelicale, (oltre cioè le 4 settimane di vita) è bene non fare di testa propria, ma chiedere consiglio al pediatra, il quale, una volta verificato il tipo di disturbo, prescriverà la cura più adatta.

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    Angela Salini

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