Partorire in casa: è sicuro solo con rischio pari a zero

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Partorire in casa: è sicuro solo con rischio pari a zero

parto in casa

Molte donne vorrebbero partorire il proprio bambino a casa, ma secondo gli esperti questo è possibile solo se la gravidanza è a basso rischio e se l’ospedale è nelle vicinanze di casa

Fino a un secolo fa, partorire in casa era la scelta ovvia, anche perché gli ospedali non erano ben attrezzati come lo sono oggi: non esistevano gli antibiotici ed i ricoveri erano una priorità solo per le gravi malattie. Negli anni c’è stata una inversione di tendenza: a mano a mano che gli ospedali divenivano luoghi di ricovero sicuri, puliti e sterili, sempre più donne hanno iniziato a partorire nei centri nascita. Questo ha drasticamente ridotto la mortalità perinatale, sia della mamma sia del bebè. Attorno all’anno Duemila c’è stato un ritorno alla naturalezza, al desiderio di dare alla luce il proprio bambino tra le mura domestiche, assieme alle persone care, come succedeva una volta e non nell’ambiente impersonale della clinica. Da questa esigenza, avvertita da molte donne, è nata la querelle su quale sia il posto che unisce sicurezza ed empatia. Al punto che un gruppo di esperti ha realizzato un ampio studio per scoprirlo.

 

Casa: scelta sicura solo in certi casi

Partorire a casa si rivela una scelta sicura solo nelle gravidanze a basso rischio, secondo uno studio pubblicato sulla rivista – EclinicalMedicine – del gruppo editoriale The Lancet e coordinato da esperti della McMaster University in Canada. Lo studio ha confrontato l’esito di circa 500 mila parti avvenuti in casa per scelta e di altrettante nascite avvenute in ospedale in otto paesi del mondo: Canada, Usa, Nuova Zelanda, Giappone, Inghilterra, Svezia, Australia e Olanda. Non sono emerse differenze significative nel livello di sicurezza tra ospedale o casa rispetto a parametri standard che vengono considerati per misurare la qualità e la sicurezza del parto: nessuna differenza, ad esempio, in termini di mortalità perinatale, durante il parto, e di mortalità neonatale nelle prime 4 settimane di vita del bebè. Sempre più donne nei paesi ricchi stanno optando per il parto in casa, anche se diverse preoccupazioni sulla sicurezza di questa scelta restavano. La ricerca dimostra chiaramente che non vi sono differenze nel rischio per mamma e bebè quando si sceglie di fare il parto in casa piuttosto che in ospedale, a patto che le gravidanze non siano a rischio.

 

Quando è bene preferire l’ospedale

È bene ricordare che il momento del parto resta uno dei momenti più a rischio della vita sia per la donna sia per il bambino, anche in circostanze di gravidanza ottimali. Queste sono nell’ordine:

  • gravidanza singola che ha proceduto senza alcuna complicanza,
  • mamma relativamente giovane e in salute, assenza di ipertensione, diabete o altre situazioni a rischio,
  • travaglio che procede regolarmente, con contrazioni efficaci e dilatazione adeguata.

Anche nella situazione ideale, però, si può verificare qualche imprevisto: nel caso il bambino non riesca ad uscire, talvolta è necessario praticare un cesareo in urgenza, oppure applicare la ventosa e questo può essere effettuato solo in ambiente ospedaliero, in presenza del ginecologo e con le apparecchiature per il monitoraggio. Recenti fatti di cronaca hanno infatti dimostrato che anche oggi è possibile perdere la vita per un parto. Per questa ragione, se si desidera partorire in casa, è bene valutare attentamente con il proprio ginecologo e organizzarsi per un rapido trasporto in ospedale in caso di necessità.

 

Giorgia Andretti

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