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Mara, la piccola oliva

Il suo destino era segnato: insieme alle sue sorelle sarebbe diventata olio. Ma il giorno della raccolta…

C’era una volta, in uno di quei bellissimi paesi del nostro Sud, dove il sole riscalda il terreno e l’aria è tiepida, un bellissimo uliveto. Gli alberi, qui, erano grandi grandi e i loro rami pieni di foglie che riflettevano la loro ombra sul terreno e davano sollievo dalla calura estiva ai contadini e ai passanti. Al centro di questo uliveto, c’era l’ulivo più grande del paese. Sovrastava tutti gli altri e il suo tronco nodoso e tortuoso la diceva lunga sulla sua età. Quell’anno i suoi rami erano ricchi di frutti, che crescevano cullati dal vento. Il contadino, proprietario di quel campo, era orgoglioso di questo bellissimo albero e non perdeva occasione per andare a guardarlo. Era sicuro che quell’anno avrebbe avuto del buon olio.

Fra quei frutti c’era una oliva, nera nera, che aveva fretta di crescere. Un giorno, Mara, l’oliva nera, divenne grande grande, polposa e piena di succo e di profumo. Era diventata matura. Si guardò intorno, si stiracchiò e cercò di conoscere…. il mondo attorno a lei. Le sue sorelle erano ancora troppo piccole per poterci parlare, gli uccellini, ahi!, si avvicinavano e volevano mangiarsela…. Uffa, dovunque girasse lo sguardo vedeva pericoli. Laggiù tra le foglie degli altri alberi si intravedeva, invece, una piccola striscia azzurra. “ma che cosa è?” si domandò Mara. Quella striscia brillava quando c’era il sole e cambiava il suo colore al tramonto e all’alba… Per quanto facesse , Mara non riusciva a vedere bene cosa fosse. Sembrava essere la cosa più bella capitata in tutta la sua vita. Trascorsero i giorni e in lei crebbe un desiderio pazzo di sapere assolutamente che cosa fosse quel luccichio. Era diventata un’ossessione. Niente attorno a lei sembrava interessarle più.
Le sorelle erano cresciute ormai e la chiamavano in continuazione per giocare con lei a rincorrersi nel vento. Ma Mara non le ascoltava. Cercava di andare più su, per vedere oltre i rami, oltre le foglie, oltre il campo, la strada, il paese…….

Il contadino nel frattempo incominciò a preparare il terreno per il raccolto delle olive, lo pulì, lo batté e vi stese sopra una specie di rete che lo avrebbe aiutato nella raccolta delle olive.
Le sorelle di Mara la chiamarono, allora: “Mara, dai vieni a giocare con noi. Il nostro tempo sta finendo e tra poco dovremo lasciare il nostro albero e cadere giù, sul terreno”.
“Dai , Mara, vieni a giocare, ormai manca poco.”
“Diverremo tutte olio buono e saremo sulla tavola degli uomini.”
“Non voglio stare con voi” diceva Mara “io voglio andare laggiù” “lasciatemi stare, non voglio diventare olio, non voglio stare sulla tavola, non voglio fare del bene ai bambini, voglio solo quella striscia azzurra, laggiù”.
E Mara tanto cercò di realizzare il suo sogno, tanto si stirò e tirò su per vedere che un giorno…. Stac! Il suo peso la fece staccare un pochino dal ramo. Stac! “Che succede? Lasciatemi stare. Aiuto! Non voglio scendere!” Stac! Cadde giù, per terra.
“Mara, sei caduta fuori dalla rete, salta su altrimenti sarai perduta!”
“Non mi importa, sorelle, non importa cosa accadrà, sono caduta e non realizzerò mai più il mio sogno! Non ho capito che avevo poco tempo, non ho capito niente e adesso guardatemi, ero la più bella e sono tutta stropicciata, e avvizzita e ammaccata……… sto morendo senza aver combinato nulla nella mia vita! Addio sorelle!”
E Mara, che aveva trascorso il suo tempo più bello alla ricerca di un sogno, rimase lì sul terreno, sola soletta. Si consumò. La sua polpa divenne sempre più sottile, la sua pelle divenne piena di rughe e di lei rimase solo un piccolo, minuscolo seme. Piccola traccia di ciò che lei era, piccolo ricordo di quello che sarebbe potuto essere e invece non fu.

Il terreno soffice soffice la accolse nel suo grembo e lei si sentì scivolare piano piano nel tepore, si lasciò andare a quell’abbraccio, chiuse gli occhi e si addormentò…..

Passò un po’ di tempo, e la vita incominciò a scorrere in quel seme addormentato….. cominciò a spuntare una fogliolina, a farsi strada nel terreno un po’ umido e fece capolino nell’aria tiepida della primavera.
La piccola foglia crebbe… divenne un piccolo albero, poi uno grandissimo, i suoi rami si estesero tutto attorno al fusto, dai rami nacquero delle foglie. E con le foglie vennero i frutti, tante piccole olive nere che avrebbero rallegrato la tavola degli uomini con il loro olio.
Era nato un ulivo nuovo che presto avrebbe dato i suoi frutti… accarezzato dal vento l’ulivo crebbe anche in altezza, oltrepassò i compagni e in un giorno di sole, limpido, laggiù vide una striscia azzurra, che cambiava colore all’alba e al tramonto, e ricordò. E capì.
Laggiù si stendeva il mare, bello e scintillante: il suo sogno di oliva si era avverato. Il cerchio si era chiuso. Ora era felice e la sua felicità fu trasmessa ai suoi frutti. Le sue olive divennero tenere e polpose e il contadino ebbe un raccolto ricco e un olio eccellente.

 

Luisella De Vitis

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