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Il grande sacrificio di Nina

Una ragazzina rumena per salvare il fratellino malato rinuncia alle vacanze e si mette a lavorare

Nina è una ragazzina rumena nata in una famiglia povera, nella quale, però, non è mai mancato l’affetto reciproco.
Tutti i familiari sono talmente legati tra loro che per nessun motivo al mondo si separerebbero.
Un giorno il fratello più piccolo di Nina si ammalò e i soldi che guadagnava il papà, l’unica persona di casa che aveva un lavoro, non erano sufficienti per pagare le medicine di cui aveva bisogno il piccolo.
La mamma non poteva andare a lavorare, per non lasciare solo il figlio ammalato, ma anche perché in Romania non è così facile per le donne trovare un lavoro.
Eppure una soluzione doveva essere trovata, perché il fratellino di Nina aveva necessità di essere curato seriamente. Fu proprio la ragazzina a trovare la soluzione.
Si recò in una di quelle agenzie che trovano alle ragazze rumene un posto di lavoro come domestiche nei Paesi europei più ricchi.
Sbrigate tutte le pratiche le mancava solo il consenso dei genitori per poter partire.
Aspettò l’ora di cena per parlare anche col padre, e una volta riunita tutta la famiglia cominciò a spiegare l’idea che aveva avuto: “No, la interruppe subito la madre, non voglio che tu lasci la scuola per andare a lavorare lontano”. Nina rassicurò la madre dicendole che sarebbe andata via solo per il periodo estivo, quando appunto la scuola era chiusa e che, in soli tre mesi, avrebbe guadagnato tutti i soldi necessari per le medicine del fratellino.
Per come era stata posta la cosa e dal momento che la situazione del piccolo peggiorava di giorno in giorno, i genitori di Nina dovettero accettare la proposta, anche se a malincuore.
Il mese dopo ci sarebbero state le vacanze estive e Nina era già pronta a partire, alla scoperta del Paese in cui era stata destinata e che le avrebbero comunicato solo una settimana prima della partenza.
Dopo un viaggio lunghissimo, Nina arrivò in Italia. L’appuntamento con la dott.ssa Bonetti, la signora per cui avrebbe lavorato, era nel bar della Stazione ferroviaria. La ragazza non parlava affatto italiano e per farsi riconoscere aveva appeso al collo un cartello col suo nome scritto sopra. Nel viaggio in macchina, dalla stazione a casa della signora, tante cose passarono nella mente di Nina: la nostalgia che avrebbe sentito per i familiari, la paura per la nuova esperienza che stava per affrontare, la diffidenza nei confronti delle persone con cui avrebbe vissuto.
Dal finestrino vedeva passare automobili bellissime, signore con i cani al seguito, negozi elegantissimi, era tutto così diverso dal panorama al quale era abituata. Spavento, emozione, stanchezza per la fatica del viaggio, tanti erano i sentimenti che si mescolavano. Quella prima sera a tavola non disse una parola, nonostante le fosse stato subito regalato un vocabolario. Il giorno dopo si svegliò riposata e cominciò il suo lavoro che consisteva semplicemente nel dover badare alle figlie piccole della signora, perché alle pulizie di casa ci pensava già un’altra persona. Il suo lavoro non era poi così stancante e i padroni di casa erano gentilissimi con lei, perciò i giorni passarono in fretta. Senza che neanche se ne accorgesse Nina si ritrovò in Romania, di nuovo con la sua famiglia e con i soldi per il fratellino. Quei soldi in un Paese povero come la Romania erano davvero tanti, infatti consentirono al piccolo di ricevere le migliori cure, tanto che guarì completamente nel giro di un mese dopodiché, lasciatemelo dire, vissero tutti felici e contenti.

 

Gaetano Franzese

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