Mamma, all’interrogazione ho preso solo 8, mi dispiace.

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Mamma, all’interrogazione ho preso solo 8, mi dispiace.

Sbirciando tra le righe del forum, un post di Patrizia ha suscitato il mio interesse.

“altro giorno ero fuori dalla scuola e ho visto uscire una bambina con la mamma…. la bimba era più piccola di Paride, suppongo frequentasse la terza o quarta elementare. Stavano parlando quando a un certo punto la mamma le chiede com’era andata a scuola… e lei a un tratto si fa seria e le dice: “mamma, all’interrogazione ho preso SOLO 8… mi dispiace, non è tanto…” La mamma la guarda e le dice: “va be’, pazienza, sarà per la prossima volta!” Non riuscivo a credere alle mie orecchie… sarei corsa da quella bimba, me la sarei abbracciata e le avrei detto che 8 è un bellissimo voto e che doveva andarne fiera!!!

E poi, riflettendoci su, mi sono chiesta: “ma le altre mamme, comprese le mamme di guidagenitori, se i loro figli portano a casa un 8… cosa dicono? Fanno i salti di gioia come farei io oppure pretenderebbero di più?”

Sempre più spesso sentiamo ripetere una frase diventata ormai un cliché: “essere genitori non è un lavoro facile” oppure “essere genitori è il mestiere più difficile al mondo”. Però, come qualsiasi altra affermazione, le frasi verbalizzate debbono essere ricondotte nel giusto contesto.

Ma cosa dovrebbe fare un buon genitore? Un buon genitore dovrebbe aiutare il proprio figlio a crescere non solo fisicamente bene ma anche psicologicamente. Un buon genitore, inoltre, dovrebbe essere in grado di riconoscere le potenzialità dei figli, aiutandoli a svilupparne le caratteristiche migliori e minimizzando tutto ciò che non appartiene alle sue possibilità.

Ciò che viene definito caratteristica o capacità innata altro non sono che combinazioni genetiche iscritte nel DNA di ogni singolo individuo: questa è la base di partenza. Nei primissimi anni di vita, quelli in cui i nostri figli subiscono il loro più grande processo evolutivo, il nostro sistema educativo si inserisce ammorbidendo o accentuando alcune predisposizioni di base. Quello che non potremmo mai aspettarci è il voler plasmare i bambini ad immagine dei nostri desideri. Il piccolo Mozart ha composto la sua prima opera a quattro anni, non perché è stato educato a questo ma perché di base aveva iscritto nel suo codice genetico la capacità di immaginare la prosodia musicale. Se questo piccolo particolare fosse mancato al genio della musica ed i genitori avessero cercato di educarlo a questa competenza, forse a malapena sarebbe riuscito ad apprendere a suonare il pianoforte o il violino. La stessa cosa vale anche per altre competenze, ad esempio l’arte di combinare i vari gusti è tipicamente maschile, infatti, i cuochi più rinomati al mondo sono tutti uomini, le donne sono un’eccezione. Tutti i più grandi cuochi hanno iniziato a cimentarsi in cucina fin dalla preadolescenza e solo pochi di loro hanno frequentato la scuola superiore. Se ci venisse in mente di andare a verificare come fosse stato il loro profitto scolastico alle elementari, di sicuro troveremo delle belle sorprese. Allo stesso modo se volessimo diventare cuochi per scelta, forse potremmo raggiungere un livello di competenza discreto ma senza mai eccellere o inventare abbinamenti culinari particolari.

Insomma, geneticamente siamo predisposti per essere musicisti, cuochi, scrittori, artisti, matematici, fisici, ginnasti, ricercatori e comunicatori, è su queste predisposizioni che vanno ad inserirsi l’educazione sia all’interno della famiglia che della scuola.

Quello che dobbiamo fare, da genitori responsabili, è capire quelle che sono le predisposizioni innate dei nostri figli e lavorare su quello che loro possono apprendere con facilità ma solo perché è a loro congeniale. La scuola elementare deve rappresentare una sorta di palestra dove i ragazzi possono mostrare al mondo quello per cui sono portati. Se in questa fase i bambini vengono esortati a dare il massimo di loro stessi in aree non congeniali, il risultato non potrà che essere quello di far imboccare la strada della scarsa autostima fino alla frustrazione conclamata. Come possono dare il meglio se concretamente non possono?

Di sicuro la bimba che all’uscita dalla scuola, rammaricata, raccontava alla mamma di aver preso solo 8 all’interrogazione, può darsi che sia una bimba con grandi capacità mnemoniche, ma non sappiamo se avesse preso questo voto nell’area della matematica ad esempio o in quella linguistica. Ed ancora, può darsi che la piccola avesse speso tanto tempo a prepararsi e quindi, sia lei che la mamma, si aspettavano un voto migliore. Insomma le considerazioni da fare possono essere tante e vanno sempre contestualizzate. Quello che conta è assecondare le potenzialità dei nostri figli e non pretendere da loro il massimo se non fanno ciò per cui non sono predisposti, non è il bel voto da mostrare a fare la differenza.

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13 Comments

  1. raimondo ha detto:

    Interessante ma alle maestre chi glielo dice che non tutti i bambini sono predisposti a fare la matematica bene? Una delle mie figlie non è proprio portata per la materia e l’insegnate insisteva per farla aiutare a fare i compiti a casa ma per noi non era proprio possibile. Noi non abbiamo mai preteso che prendesse 7 o 8 ci siamo accontentati solo di un 6 ma la maestra si aspettava di più

  2. lupa9373 ha detto:

    le maestre “valide” lo capiscono da sole quando un bambino non riesce a fare di più e imparano ad accontentarsi. L’importante, come per noi genitori, è che vedono l’impegno.

  3. lupa9373 ha detto:

    Ros, sono contenta che il mio post ti abbia dato lo spunto per un articolo. E’ un tema che davvero mi sta molto a cuore perché nel mondo scolastico di oggi si è attorniati da genitori che non fanno altro che decantare le doti dei propri figli. A sentire i commenti fuori scuola sembrerebbe che i bambini di oggi siano tutti dei geni!
    Non più di qualche settimana fa, appena usciti da scuola alle 16.00 siamo andati al parco come di consueto. C’era la mamma di una bimba di seconda o terza elementare che per tutto il tempo non ha fatto altro che assillare sua figlia e i suoi compagni di classe ricordando loro che dovevano studiare la poesia per il giorno dopo! Andava dall’ uno all’altro a dire: “Dovete studiare la poesia per domani, tu l’ha studiata la poesia?”. Ma basta!!! Ma lasciali giocare, sono stati a scuola 8 ore, falli respirare sti poveri bambini!!!

  4. robertaggiulio ha detto:

    quel “solo” andrebbe cancellato dalla mente del genitore, del docente e soprattutto del bambino. fai quello che sai fare così come riesci a farlo, con le tue capacità, il tuo impegno massimo (anche questo soggettivo). non ho aspettative, ho solo il gran desiderio di vedere mia figlia così come gli altri bambini, fieri del loro essere come sono.

  5. catemotta ha detto:

    sono in pieno accordo con Roslaba, ma mi rendo conto che è difficile capire ed individuare le inclinazioni di un bambino che tal volta rimangono latenti. E anche la scuola spesso non ci aiuta…

  6. gioandi ha detto:

    Questo post mi ricorda mia nonna…. Era lei che mi seguiva nei compiti e mi spronava a fare del mio meglio. Era un’ex insegnante e quando, già alle superiori, prendevo sette e glielo dicevo, lei commentava: ah, sette… non otto? Forse lo faceva perché nutriva delle ambizioni per me, forse perché pensava che potessi fare del mio meglio… ma che nervosoooooooooo mi faceva venire. Anche perché io non mi sentivo spronata, ma solo leggermente idiota. Con tutto questo, ho sempre voluto un gran bene a quella meravigliosa nonnina. E adesso, che ho due figli, talvolta mi sorprendo anch’io a dire: puoi fare di meglio. Ovvio che se prendono un otto (alle elementari) sono molto felice e glielo dico, ma qual è la reazione giusta? Forse quella frase “farai meglio la prossima volta” era un modo per rincuorare un figlio… chissà. Magari quella mamma sa che per suo figlio è la consolazione migliore.

  7. leo ha detto:

    Il voto serve come orientamento per capire se l’alievo ha capito o meno. Lavorare solo per il voto è come lavorare solo per lo stipendio: passa la poesia e la voglia.
    No, per noi i voti sono degli indicatori, nulla di più. Magari non hanno capito l’argomento.

  8. faloma ha detto:

    giusto , sono d’accordo completamente !

  9. anastasia ha detto:

    roslaba mi piace 😛

  10. carmencita ha detto:

    Però non tutti vedono il voto come lo vedi tu, per tanti è un modo per vantarsi dei figli

  11. gioandi ha detto:

    Eh… molte mamme (e nonne!!) pensano che per essere brave genitrici si debbano rompere le scatole ai bambini nei momenti meno opportuni.. a meno che non volesse fare la spiritosa ….ma non credo che facesse ridere nessuno …

  12. lupa9373 ha detto:

    di sicuro non ha fatto ridere me… se lo avesse fatto con i miei figli, stai pur sicura che, magari diplomaticamente (seeeeeeeee come no!), ma le avrei fatto capire che era meglio smetterla subito. 😛

  13. lupa9373 ha detto:

    E comunque, la soddisfazione più grande era vedere i bambini che non se la filavano proprio e continuavano a giocare come se non esistesse! Grandi i bambini, troppo grandi!