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Trombosi da videogioco

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I medici inglesi lanciano l’allarme: passare ore intere seduti davanti ad uno schermo può essere pericoloso

I videogiochi sono di nuovo sotto accusa. L’ultimo allarme arriva dai medici inglesi che avvertono i genitori: i bambini che passano troppe ore seduti davanti ai videogiochi rischiano la formazione di trombi nelle vene degli arti inferiori, condizione conosciuta come trombosi venosa profonda. L’ammonimento è arrivato sui giornali dopo il caso di un ragazzo di 14 anni che ha contratto la pericolosa condizione dopo esser rimasto inginocchiato davanti al video per poche ore.

Il quotidiano britannico Daily Mail descrive Dominic Patrick come un adolescente piuttosto attivo: gioca a calcio tre volte la settimana, ama il rugby e il cricket, ma è bastato un pomeriggio piovoso trascorso davanti ai videogiochi per metterlo in pericolo di vita. Su ogni cento vittime di trombosi venosa profonda, infatti, una muore a causa dell’embolo che si sposta nei polmoni, causando un collasso cardiaco. Il ragazzo ha avvertito che c’era qualcosa che non andava quando ha iniziato a sentire un dolore pungente alle gambe e ha notato un gonfiore al polpaccio. Dato che il dolore non diminuiva, il padre lo ha portato in ospedale dove, dopo una settimana, i dottori hanno diagnosticato la trombosi venosa profonda. Dominic, che viene da Bebington, sulla costa Ovest della Gran Bretagna, ha dovuto prendere un anticoagulante per dieci mesi, finché non è stato dichiarato fuori pericolo. I medici hanno però scoraggiato il ragazzo da intraprendere lunghi viaggi in aereo, in quanto resta sempre soggetto alla malattia.

Secondo Russell Keenan, pediatra all’ospedale Alder Hey di Liverpool, “il fatto che Dominic fosse stato in ginocchio, con i piedi sotto il sedere, senza muoversi per qualche ora sembra essere la causa più probabile della trombosi venosa profonda. Proprio perché è un bambino molto attivo, ciò indica come questa condizione possa colpire altri giovani, soprattutto se rimangono fermi in una posizione per periodi di tempo molto lunghi”. Keenan vede casi simili a quello di Dominic almeno una volta ogni tre-quattro settimane. L’incidenza di questa condizione tra i ragazzi di età inferiore ai 15 anni è infatti cresciuta quasi del 100% negli ultimi cinque anni e gli esperti temono che ci siano anche molti altri casi che non vengono individuati.

 

Enrico Massi

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