Stress e dolore cronico sono strettamente connessi

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Stress e dolore cronico sono strettamente connessi

dolore cronico
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Il dolore cronico colpisce circa 150 milioni di persone in Europa, un numero pari alla popolazione combinata di Francia e Germania. Questo problema non solo comporta un grave impatto sulla qualità della vita delle persone affette, ma genera anche un enorme peso economico per i sistemi sanitari, con costi che possono raggiungere i 12 miliardi di euro all’anno. Questi costi includono spese mediche dirette, costi sostenuti dai pazienti e perdite di produttività dovute ad assenze dal lavoro e ridotta capacità lavorativa. Tuttavia, oltre ai sintomi fisici, esiste un fattore critico, spesso trascurato, che contribuisce alla persistenza del dolore: il legame intricato e potente tra stress e esperienza del dolore.

Ansia elevata e disagio emotivo irrisolto

Sebbene la comprensione scientifica e le linee guida cliniche suggeriscano un approccio biopsicosociale per il trattamento del dolore, questa connessione importante non viene sempre affrontata nelle prime consultazioni con i professionisti sanitari non specialisti. Gli specialisti del dolore osservano direttamente le conseguenze di questa omissione. Ashley Simpson, consulente chirurgo ortopedico specializzato in lesioni nervose periferiche, ha sottolineato come un numero significativo di pazienti affetti da dolore cronico abbia presentato fattori di stress psicosociali evidenti, come ansia elevata e disagio emotivo irrisolto, che non vengono affrontati tempestivamente.

Il sistema nervoso è un sistema di allarme dinamico

La scienza del dolore ha recentemente superato la visione tradizionale che lo considerava solo come un segnale diretto di danno tissutale. Invece, il sistema nervoso, in particolare cervello e midollo spinale, è visto come un sistema di allarme dinamico la cui sensibilità può essere modulata da vari fattori, incluso lo stress. In presenza di dolore cronico, questo sistema diventa spesso ipersensibile, reagendo fortemente anche a stimoli minori. Secondo Sandrine Géranton, University College di Londra, lo stress cronico, sia esso psicologico o fisiologico, può amplificare significativamente questa sensibilità. David Finn, professore all’Università di Galway, ha spiegato che regioni e circuiti cerebrali comuni mediano sia lo stress che il dolore, e alterazioni maladattive in questi circuiti possono portare a una sensibilizzazione del sistema somato-sensoriale, contribuendo al dolore cronico. Inoltre, il dolore persistente stesso può fungere da potente fattore di stress, alimentando un ciclo vizioso di sensibilizzazione.

Educare i sanitari in prima linea al riconoscimento del dolore

Gli operatori sanitari di prima linea, sotto pressione di tempo e con formazione storicamente incentrata su modelli biomedici, spesso si concentrano sulla gestione immediata dei sintomi o sulle indagini di problemi strutturali evidenti. Di conseguenza, i pazienti possono lasciare le consultazioni senza comprendere le ragioni della persistenza del loro dolore, sentendosi magari trascurati o credendo che il loro dolore sia puramente fisico. Gli operatori sanitari di base dovrebbero aiutare i pazienti a comprendere alcuni concetti chiave: innanzitutto, il dolore non è sempre proporzionale al danno tissutale, inoltre, il sistema nervoso può imparare il dolore e lo stress gioca un ruolo amplificatore significativo. È importante, quindi, rassicurare i pazienti che il movimento è generalmente sicuro e terapeutico. Integrare un approccio informato dallo stress è possibile anche in consultazioni brevi attraverso domande aperte per comprendere l’effetto dello stress sul paziente, spiegazioni semplici sulla connessione tra stress e dolore, e suggerimenti pratici per la gestione dello stress e del dolore. In sintesi, riconoscere e affrontare il legame tra stress e dolore è fondamentale per migliorare la gestione del dolore cronico, offrendo ai pazienti una comprensione più completa e strumenti per influenzare positivamente la loro esperienza di dolore.

Rossi Lina

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