

Quando si parla di alimentazione dei bambini e degli adolescenti, i grassi vengono spesso considerati tutti allo stesso modo e descritti come sostanze da eliminare. In realtà svolgono funzioni essenziali: partecipano alla formazione delle membrane cellulari, sostengono lo sviluppo del sistema nervoso, favoriscono la produzione di alcuni ormoni e permettono l’assorbimento delle vitamine A, D, E e K. Il vero problema non è quindi la presenza dei grassi nell’alimentazione, ma la loro qualità, la quantità complessiva e soprattutto gli alimenti attraverso i quali vengono assunti.
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Neuron ha individuato un possibile meccanismo attraverso il quale una dieta particolarmente ricca di grassi può modificare il funzionamento dei circuiti cerebrali coinvolti nella memoria. Lo studio è stato condotto su modelli animali e si è concentrato sull’ippocampo, regione del cervello fondamentale per l’apprendimento e la formazione dei ricordi. Dopo pochi giorni di dieta ad altissimo contenuto di grassi, i ricercatori hanno osservato un’eccessiva attività di alcuni interneuroni presenti nel giro dentato dell’ippocampo. L’alterazione dell’equilibrio tra segnali eccitatori e inibitori interferiva con la capacità di creare nuovi ricordi. Un dato particolarmente interessante è la rapidità del fenomeno: le modificazioni cerebrali comparivano prima dell’aumento di peso, dell’obesità o del diabete. Questo suggerisce che un’alimentazione fortemente squilibrata potrebbe influire sul cervello non soltanto attraverso le conseguenze metaboliche a lungo termine, ma anche mediante effetti più precoci. Occorre tuttavia prudenza. I risultati ottenuti negli animali non possono essere trasferiti automaticamente ai bambini e agli adolescenti. Inoltre, le diete utilizzate in laboratorio contengono quantità di grassi molto superiori a quelle normalmente presenti in un’alimentazione equilibrata.
I grassi saturi sono presenti soprattutto in carni molto grasse, insaccati, burro, panna, alcuni prodotti industriali, snack, merendine e cibi da fast food. Quando questi alimenti vengono consumati frequentemente, possono favorire infiammazione, stress ossidativo, insulino-resistenza e alterazioni del microbiota intestinale. cibo e disturbi psichici Tutti questi meccanismi potrebbero riflettersi anche sulla salute cerebrale e sulla plasticità delle sinapsi, cioè sulla capacità dei neuroni di modificare le proprie connessioni. Ben diverso è il ruolo dei grassi insaturi contenuti nell’olio extravergine di oliva, nel pesce, nella frutta a guscio e nei semi. Gli acidi grassi omega-3, in particolare, contribuiscono alla struttura delle membrane neuronali e al normale sviluppo del sistema nervoso. Per questa ragione non è corretto proporre ai ragazzi diete eccessivamente povere di grassi, soprattutto durante le fasi della crescita. Il messaggio educativo dovrebbe essere semplice: non eliminare, ma scegliere.
Per tutelare il cervello dei ragazzi è utile limitare la frequenza di patatine, fritti, salumi, bevande zuccherate, prodotti da forno industriali e pasti pronti. Non è necessario trasformarli in alimenti proibiti: divieti assoluti e classificazioni rigide tra cibi buoni e cattivi possono favorire sensi di colpa e un rapporto poco sereno con l’alimentazione. È preferibile che la famiglia proponga con regolarità pesce, la riforma delle pensioni legumi, verdura, frutta fresca, cereali integrali, olio extravergine di oliva e piccole quantità di frutta a guscio adatte all’età. Anche consumare i pasti insieme, rispettare orari sufficientemente regolari e coinvolgere i figli nella scelta e nella preparazione degli alimenti contribuisce a costruire abitudini più consapevoli. La salute cerebrale non dipende da un singolo alimento, ma dall’insieme dello stile di vita. Alimentazione varia, attività fisica, sonno adeguato e tempo trascorso lontano dagli schermi collaborano nel sostenere attenzione, memoria, regolazione emotiva e rendimento scolastico. I grassi, dunque, non sono nemici del cervello. Alcuni sono necessari e protettivi; altri, se assunti troppo spesso attraverso alimenti ultraprocessati, possono contribuire a creare un ambiente metabolico meno favorevole. Insegnare ai ragazzi a riconoscere questa differenza è più utile che chiedere loro di eliminare un’intera categoria di nutrienti.
Rossi Lina