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Covid, la quarta ondata: alcune caratteristiche

coronavirus quarta ondata
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Oltre 20.000 nuovi casi in pochi giorni, dopo ben quindici settimane in cui tutti speravamo di veder sconfitta la malattia, grazie alla massiccia vaccinazione portata avanti dai servizi sanitari. Purtroppo, non è così. Secondo la Fondazione Gimbe, i nuovi casi settimanali nel nostro paese hanno ripreso a salire sempre più rapidamente, segnando di fatto l’avvio della quarta ondata: dai 5.300 cinque casi nella settimana 23-29 giugno sino a 19.390 casi nella settimana 14-20 luglio. Questo risultato lascia prevedere un nuovo aumento dei casi di Coronavirus.

Il ruolo della variante Delta

La progressiva diffusione della variante Delta sta determinando, come già avvenuto in altri Paesi europei, un’impennata del numero dei contagi, la cui entità è probabilmente sottostimata. In altre parole, ci sono persone infette senza saperlo. Al momento gli aumenti dei casi sono poco consistenti, ma negli ospedali si registrano già più ricoveri. Grazie alle coperture vaccinali, si può essere quasi certi che, rispetto alle ondate precedenti, l’impatto del numero dei casi su ospedalizzazioni e terapie intensive sarà minore. Non dobbiamo dimenticare però che l’entità di questo impatto rimane proporzionale alla circolazione virale, che bisogna limitare il più possibile aderendo ai comportamenti raccomandati e vaccinando tutte le fasce di età.

La vaccinazione resta l’unica arma efficace

Proprio i vaccini in questa quarta ondata si rivelano il sistema più efficace per limitare la circolazione dei virus. Questi dati da un lato confermano l’efficacia dei vaccini nel mondo reale, dall’altro rilevano la necessità di mantenere le misure individuali raccomandate per limitare ulteriormente la circolazione del virus. Secondo i risultati pubblicati dall’Iss, il ciclo vaccinale completo ha un’efficacia molto elevata: 88% nel prevenire l’infezione, 95% nel ridurre l’ospedalizzazione, 97% nel prevenire il ricovero in terapia intensiva e 96% nel ridurre il rischio di morte. Percentuali che si riducono nelle persone vaccinate con dose singola rispettivamente a 70%, 81%, 89% e 80%. Oggi la campagna vaccinale, di fatto, analizza la Fondazione Gimbe, può contare solo sui vaccini a mRNA Pfizer e Moderna, visto il flop di CureVac che non ha superato i test clinici e il progressivo tramonto dei vaccini a vettore adenovirale: infatti, AstraZeneca viene utilizzato solo per i richiami e di Johnson&Johnson vengono somministrate poche migliaia di dosi al giorno.

Il ritmo della campagna vaccinale

Rispetto alla previsione di oltre 94 milioni di dosi per il terzo trimestre, il nostro paese disporrà di circa 45 milioni di dosi di vaccini a mRNA, le cui consegne al momento si attestano intorno a 2.700.000 dosi la settimana. Se il ritmo di somministrazioni ormai da un paio di mesi si è attestato ben sopra tre milioni e mezzo settimanali, la percentuale di prime dosi sul totale si è ridotta di circa l’80% dalla settimana 7-13 giugno alla settimana 12-18 luglio. L’estensione dell’utilizzo del green pass costituisce  l’arma in più per limitare la circolazione del virus, permettendo il rilancio in sicurezza di vari settori. Inoltre, ha ottenuto immediatamente l’effetto di spingere verso la vaccinazione.

Lina Rossi

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