

Davanti al G.I.P. Alex Baiocco di anni 24 così racconta: – Io quella sera ero a casa, un po’ triste, con l’umore basso. Quando è arrivato il mio amico, ho pensato che uscire mi avrebbe fatto bene. In quel momento eravamo molto scherzosi, continuavamo a ridere, io ho ritenuto di seguire il gruppo. Era un gioco senza regole, non c’era un’altezza prestabilita alla quale intendevamo mettere il cavo, in generale non c’è stata una programmazione della cosa, ma solo: prendi il cavo e tiralo. Giocavo a fare il pagliaccio per assecondare i miei amici. In questo modo mi sentivo partecipe del gruppo, avevo bisogno di approvazione, A questo proposito consiglio la visione di uno dei nostri video a proposito del Cyberbullismo che ben richiama proprio il concetto dell’aver approvazione da parte del gruppo in cui ci si indentifica. Michele Di Rosa, di anni 18, amico di Alex e corresponsabile del cavo di Via Toscana, si è presentato alla questura di Monza volontariamente, ma era già stato identificato. Infatti, il noleggio della moto per recarsi sul posto era partito dal suo account personale. A breve dovrebbe arrivare il nome del terzo ragazzo coinvolto.
Per il gip quanto messo in atto è un comportamento estremamente pericoloso per l’incolumità di un motociclista o di un conduttore di un velocipede che non si avvedesse della presenza di quel cavo. In ogni caso, un danno c’è stato, una macchina è rimasta danneggiata per aver incontrato sulla sua strada il cavo d’acciaio, con conseguenti danni materiali non indifferenti. Con altissima probabilità verrà chiesta una perizia d’ufficio per accertare la reale capacità di intendere e volere e comunque sia, che si ravvedi un disagio psichico o semplicemente che si tratti di ragazzi adolescenti diciamo annoiati. Buona parte della responsabilità è da far ricadere su chi avrebbe dovuto insegnare il rispetto delle regole del buon vivere ovvero: la propria libertà d’azione termina dove inizia la libertà dell’altro, come postulato dalla teoria degli spazi vitali di Kurt Lewin all’interno del quale agiscono tutti i fattori psicologici che influenzano il comportamento individuale nel qui-e-ora, in caso di sanità mentale. Oppure, se dovesse essere accertata la non sanità mentale al momento del fatto, la proposta può volte da me indicata sulla prevenzione da mettere in atto, attraverso tre colloqui con lo psichiatra: uno screening valutativo eviterebbe conseguenze dannose per le vittime per gli esecutori del fatto. Che ci piaccia o meno i ragazzi fino al compimento dell’adolescenza – 24 anni – devono essere seguiti, sempre. Beninteso: amare e proteggere i propri figli non è l’equivalente del chiuderli in una gabbia dorata priva di ogni agente contaminante o donare il gioco elettronico e più sofisticato. Amare i propri figli è vigilare su di loro senza privarli della voglia di sperimentare le loro capacità, è portarli ai giardinetti e permettergli di sporcarsi e di avvicinare altri bambini lasciandoli liberi di scegliersi senza nessun diktat preventivo.
I genitori dovrebbero essere decisamente più presenti con regole ferme e decise sul rispetto reciproco sia all’interno della famiglia sia all’esterno. In modo particolare è necessario fare attenzione all’uso delle sostanze così dette leggere, purtroppo da molti ritenute innocue, ben sappiamo invece quanti danni provocano al sistema neuropsichico.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Medico Psichiatra con Laurea in Psicologia Clinica
Psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo CBT
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