Il capriccio. quando diventa una crisi emotiva

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Il capriccio. quando diventa una crisi emotiva

capricci
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Il bambino urla, si sdraia sul pavimento, scalcia, lancia un gioco o piange in modo inconsolabile. Scene che molti genitori conoscono bene, spesso vissute con disagio soprattutto se accadono al supermercato, al parco o davanti ad altre persone. Questi episodi vengono chiamati temper tantrums: esplosioni emotive intense che vanno oltre il semplice capriccio e riflettono una difficoltà momentanea del bambino nel gestire frustrazione, rabbia o stanchezza. Si osservano soprattutto tra i 18 mesi e i 4 anni, con un picco intorno ai 2-3 anni. In questa fase il cervello emotivo è molto attivo, mentre le aree deputate all’autoregolazione e al controllo degli impulsi sono ancora immature. Il bambino prova emozioni forti, ma non possiede ancora gli strumenti per modularle.

Il tantrum non è cattiveria né manipolazione consapevole

Il capriccio è una risposta disorganizzata a un disagio interno o ad una richiesta che il bambino non riesce a tollerare in quel momento. Le cause più comuni sono note: un desiderio negato, il dover interrompere un’attività piacevole, la fatica, il sonno, la fame, la sete, l’eccesso di stimoli, il cambiamento di routine o l’impossibilità di esprimersi bene con le parole. Anche nei bambini più vivaci o sensibili le crisi possono essere più frequenti. Il primo passo per i genitori è distinguere il capriccio ordinario da una vera escalation emotiva. Quando il bambino è nel pieno della crisi, spiegazioni lunghe, rimproveri o discussioni razionali servono poco. In quel momento non è disponibile all’ascolto: il bambino ha bisogno prima di ritrovare equilibrio. La risposta più utile resta la calma dell’adulto. Mantenere una presenza ferma e tranquilla aiuta il bambino a prendere in prestito la regolazione emotiva. Urlare sopra di lui, minacciare o cedere immediatamente per farlo smettere tende invece a peggiorare la situazione o a rinforzare il comportamento.

Se la crisi avviene in casa

Conviene ridurre gli stimoli, restare vicini e usare poche parole semplici: Sono qui – Quando ti calmi ti aiuto – Capisco che sei arrabbiato. Non è necessario parlare molto. La vicinanza calma più di molte spiegazioni. Ignorare completamente il bambino non è oggi considerata la strategia migliore in senso assoluto. Meglio ignorare il comportamento provocatorio, ma non il bambino come persona. La differenza è importante: si può non dare attenzione allo scatto d’ira, continuando però a offrire presenza sicura e contenimento. Se il bambino cerca di colpire, lanciare oggetti o mettersi in pericolo, l’obiettivo diventa la sicurezza. Si allontanano gli oggetti rischiosi, si sposta il bambino in un luogo più tranquillo e si contengono i gesti con fermezza non aggressiva.

Quando la crisi si conclude, arriva il momento educativo

Non durante l’esplosione, ma dopo. Si può nominare l’emozione: – Eri molto arrabbiato perché volevi restare al parco – Poi si indica l’alternativa: La prossima volta dimmelo con le parole. In questo modo il bambino impara progressivamente a riconoscere ciò che prova e a comunicarlo meglio. Molte crisi si possono prevenire. Alcuni accorgimenti utili:

  • routine regolari per sonno, pasti e tempi della giornata
  • avvisi anticipati prima dei cambiamenti
  • poche regole chiare e coerenti
  • possibilità di scelta tra due opzioni accettabili
  • attenzione ai segnali di stanchezza o sovraccarico
  • rinforzo dei comportamenti positivi con approvazione e affetto

Offrire scelte semplici riduce la sensazione di impotenza. Chiedere: vuoi la maglia rossa o quella blu? funziona meglio di un ordine secco quando possibile. Il bambino sente di avere uno spazio decisionale, pur dentro limiti definiti dall’adulto.

È utile ricordare che qualche tantrum è normale nello sviluppo

Il capriccio non indica automaticamente un problema educativo o psicologico. Diventa opportuno confrontarsi con il pediatra o con uno specialista se le crisi sono molto frequenti, durano a lungo, sono estremamente violente, persistono oltre l’età attesa o interferiscono con nido, scuola e relazioni. Ogni crisi ben gestita è anche un’occasione di crescita. Il bambino impara che le emozioni intense si possono attraversare senza distruggere il legame con i genitori. E questa è una competenza fondamentale per tutta la vita.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Medico psichiatra, Laurea in Psicologia Clinica

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