

Gli antropologi hanno trovato testimonianze di amore romantico in 170 società. Non ne hanno mai trovata una in cui fosse assente. Ma l’amore non è sempre un’esperienza felice. Ad una indagine conoscitiva su domande a studenti universitari, quasi il 95 % tra uomini e donne ha risposto di aver sofferto per essere stato lasciato. Quasi nessuno esce vivo dall’amore. Le due ricercatrici americane la dott.ssa Lucy Brown della l’Einstein College of Medicine di New York e la dott.ssa Helen Fisher della The State University of New Jersey New Brunswick, neuroscienziate, si sono dedicate allo studio della biochimica dell’innamoramento attraverso lo studio delle neuroimmagini con l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale – fMRI – su coppie innamorate e di persone innamorate e lasciate dal partner. La tematica alla base dello studio è stato l’innamoramento romantico e non quello sostenuto unicamente dal sesso. I risultati hanno suggerito che l’innamoramento non sia solo un’esperienza emotiva, ma un processo neurobiologico con basi neurali specifiche.
Alla base dello studio è la tesi che l’amore romantico sia una dipendenza naturale che si è evoluta dai primi mammiferi quattro milioni di anni fa, per rispondere al meccanismo di sopravvivenza incoraggiando il legame di coppia per la riproduzione dei primi ominidi. Gli studi ben supportano questa ipotesi. Sentimenti di intenso amore romantico coinvolgono le stesse regioni cerebrali del sistema di ricompensa, in particolare le regioni ricche di dopamina, le stesse aree attivate in caso di dipendenza da sostanze psicotrope. Gli individui nella fase iniziale di un amore romantico mostrano sintomi simili a quelli delle dipendenze da sostanze tra cui: euforia, struggimento, astinenza, dipendenza emotiva e fisica. Il primo studio ha coinvolto persone che erano felicemente innamorate ed ha mostrato dell’attività di alcune cellule chiamate cellule ApEn attive nella produzione della dopamina nelle seguenti aree cerebrale: una minuscola zona vicino alla base del cervello detta area tegumentale ventrale nel nucleo accumbens, nell’amigdala e la corteccia prefrontale. In queste aree del cervello avviene il riconoscimento del piacere e lo sviluppo dello stato emotivo dell’innamoramento, le stesse aree cerebrali associate alla ricompensa, alla motivazione, all’ossessione e all’attaccamento emotivo. Lo sviluppo dell’amore romantico, quando avviene ha un effetto altamente pervasivo, l’amore romantico diventa un’ossessione, si perde la percezione di sé stessi non riuscendo più a smettere di pensare ad un altro, indipendentemente dal genere. Le ricercatrici sono arrivate a pensare che l’amore romantico sia l’impulso di base legato all’accoppiamento. Non un impulso sessuale, questo attiva la ricerca di un’intera gamma di partners. L’amore romantico permette di concentrare le energie dell’accoppiamento su un unico individuo.
È importante notare che questi sono solo alcuni dei fattori coinvolti nei complessi processi neurochimici e ormonali dell’innamoramento, e la ricerca in questo campo è in continua evoluzione.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it
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