TBC: l’immigrazione massiccia spaventa ma i rischi sono bassi

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TBC: l’immigrazione massiccia spaventa ma i rischi sono bassi

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Oltre ai problemi organizzativi, alle discussioni politiche, alla difficoltà di assicurare i diritti minimi, la presenza massiccia di persone emigrate nel nostro paese porta con sé anche la questione della tutela sanitaria di entrambi: stranieri e noi italiani. Infatti, non sono pochi coloro che temono la diffusione delle malattie da noi sconfitte. Una dei queste tra le più temute è la tubercolosi: in realtà, secondo gli esperti, i rischi sono bassi.

Ammalarsi non è così facile
La tubercolosi è una malattia infettiva, causata da un batterio, il Mycobacterium tubercolosis o bacillo di Koch, provoca la formazione di noduli, i tubercoli appunto, in vari organi del corpo. La zona più colpita sono i polmoni, ma i tubercoli possono comparire anche nella pelle, nelle ossa, nell’intestino, ai reni o alla vescica, ai genitali e all’apparato linfatico. Il microrganismo si può diffondere soprattutto attraverso l’apparato respiratorio, cioè quando una persona inala i bacilli contenuti in goccioline di saliva di un altro individuo infetto, queste vengono sparse con i colpi di tosse o con gli starnuti. Non ci si deve però preoccupare, perché la diffusione non è facile come per il raffreddore o l’influenza: non ci si ammala di certo per uno starnuto in autobus o all’ufficio postale. Per ammalarsi è necessario in primo luogo un contatto molto stretto con la persona infetta: per esempio, vivendoci insieme o trascorrendo molte ore al giorno assieme al malato, in un luogo poco pulito e scarsamente aerato. Ecco perché la tubercolosi compare più facilmente tra le persone che vivono in condizioni economiche ed ambientali disagiate, in luoghi malsani ed eccessivamente umidi con scarsa disponibilità di cibo adeguato. Inoltre, la malattia colpisce di solito chi ha già un sistema immunitario compromesso, per malattie preesistenti oppure perché si è deboli per cattiva nutrizione e condizioni di vita insufficienti dal punto di vista igienico-sanitario.

Ci si può curare e la si può prevenire
Quand’anche si dovesse incrociare una persona con tubercolosi infettiva, insomma, non è detto che si entrerà in contatto con i bacilli e nemmeno che la si prenderà. Se questo dovesse avvenire, spesso l’organismo sano corre ai ripari da solo, senza bisogno di fare terapie e talvolta senza nemmeno accorgersene. Ovviamente in caso di malessere occorre la visita medica con radiografia del torace ed esame dell’espettorato. I farmaci oggi a disposizione sono in grado di uccidere i germi responsabili della malattia. In genere si impiegano farmaci in combinazione tra di loro, come la rifampicina, l’etambutolo, l’isoniazide e altri. Il modo migliore per evitare di ammalarsi e anche per ridurre la diffusione della malattia consiste in semplici misure sanitarie. È necessario nutrirsi bene: un’alimentazione sana, variata, che comprenda tutte le sostanze necessarie al benessere, è il primo passo per combattere la malattia. Infatti la malnutrizione indebolisce il sistema immunitario, esponendo al rischio del contagio. Essenziale è vivere in un ambiente adeguato dal punto di vista igienico. Il problema non sussiste per chi vive in occidente, dove sono presenti impianti fognari e idrici, abitazioni salubri e dove i rifiuti vengono smaltiti in modo corretto.

Giorgia Andretti

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