
La dermatofilosi, conosciuta anche come “malattia della pioggia”, è un’infezione superficiale della pelle provocata dal batterio Dermatophilus congolensis. Il nome può far pensare a una malattia che si contrae camminando sotto la pioggia, ma non è così. L’espressione deriva dal fatto che, soprattutto negli animali, l’umidità prolungata favorisce la proliferazione del batterio e la sua penetrazione attraverso piccole abrasioni della cute. La dermatofilosi interessa prevalentemente bovini, ovini, cavalli e alcuni animali selvatici, in particolare nelle regioni tropicali e subtropicali. Le infezioni umane sono state finora molto rare e osservate soprattutto tra allevatori, veterinari, cacciatori e persone entrate direttamente in contatto con animali infetti. Negli ultimi mesi, però, l’attenzione degli esperti è aumentata in seguito alla comparsa di alcuni gruppi di casi in Europa non collegati al contatto con animali.
Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ECDC, tra la fine del 2025 e la prima metà del 2026 Francia, Germania, Spagna e Svezia hanno segnalato complessivamente 70 infezioni cutanee causate dal batterio. La maggior parte dei casi ha interessato uomini che avevano rapporti sessuali con altri uomini e frequentavano luoghi nei quali potevano verificarsi contatti fisici ravvicinati. In Norvegia sono stati osservati anche alcuni casi associati alla pratica delle arti marziali. Gli accertamenti epidemiologici e genetici fanno ritenere possibile la trasmissione da persona a persona attraverso il contatto diretto e prolungato tra le superfici cutanee. Non è ancora escluso che il batterio possa passare indirettamente attraverso asciugamani, attrezzature sportive o altre superfici contaminate. Questo cambiamento merita attenzione da parte dei medici, ma non deve generare allarme. L’ECDC considera infatti molto basso il rischio per la popolazione generale.
Le lesioni possono comparire dopo alcuni giorni dal contatto e assumere forme diverse. I sintomi più comuni comprendono:
Nei casi europei le manifestazioni sono state osservate soprattutto sul viso, nella zona della barba, sul tronco, sugli arti e nelle aree genitali. Generalmente non erano presenti sintomi sistemici importanti, come febbre elevata o malessere generalizzato. L’aspetto delle lesioni non è specifico e può ricordare una comune follicolite, l’impetigine, alcune infezioni della pelle, il mollusco contagioso oppure altre infezioni trasmesse attraverso il contatto sessuale. Per questo non è possibile formulare una diagnosi osservando semplicemente la pelle. Il medico può ritenere necessario eseguire un tampone della lesione e un esame microbiologico per identificare il batterio e scegliere la terapia più appropriata.
La dermatofilosi ha mostrato finora un decorso generalmente lieve. Le persone interessate dai recenti focolai europei hanno risposto bene agli antibiotici applicati localmente o assunti per bocca. In alcuni casi le lesioni possono risolversi spontaneamente. È comunque importante evitare il fai da te: creme antibiotiche, cortisoniche o antimicotiche non devono essere utilizzate senza una valutazione medica, farmaci nei bambini, perché potrebbero essere inefficaci, modificare l’aspetto delle lesioni e ritardare la diagnosi.
Per i bambini e gli adolescenti il rischio attuale resta estremamente basso. Sono tuttavia utili alcune normali regole igieniche, soprattutto negli sport che comportano un contatto fisico ravvicinato:
È opportuno rivolgersi al pediatra o al dermatologo quando papule, pustole o croste persistono, si estendono o compaiono dopo un contatto a rischio. La dermatofilosi è dunque un’infezione emergente da conoscere e sorvegliare, ma non rappresenta, allo stato attuale, una nuova emergenza sanitaria per le famiglie.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it