

L’improvvisa fuoriuscita di sangue dal naso è uno degli episodi che spaventa maggiormente i genitori, anche se nella quasi totalità dei casi non rappresenta un’emergenza. L’epistassi, questo il termine medico, interessa soprattutto i bambini tra i 2 e i 10 anni ed è generalmente dovuta alla rottura di piccoli capillari situati nella parte anteriore del setto nasale, un’area molto ricca di vasi sanguigni e particolarmente delicata. Può comparire dopo un piccolo trauma, uno starnuto, un colpo di tosse, il semplice gesto di soffiarsi il naso con forza oppure dopo aver infilato un dito nelle narici. Durante l’estate il caldo favorisce la vasodilatazione e rende i capillari ancora più fragili, mentre in inverno il riscaldamento domestico e l’aria secca disidratano le mucose, aumentando il rischio di sanguinamento. Nella maggior parte dei casi il sangue si arresta spontaneamente nel giro di pochi minuti.
Nei bambini la mucosa nasale è molto più sottile rispetto a quella degli adulti. Basta quindi una minima irritazione per rompere uno dei piccoli vasi sanguigni superficiali. Le cause più comuni sono:
Molto più raramente l’epistassi può essere il segnale di alterazioni della coagulazione, malattie ematologiche, malformazioni vascolari o altre patologie che richiedono una valutazione specialistica.
Le raccomandazioni oggi sono molto precise e differiscono da alcune abitudini ancora diffuse. Il bambino deve essere fatto sedere mantenendo il busto eretto e la testa leggermente inclinata in avanti. In questo modo il sangue fuoriesce dal naso e non viene ingerito, evitando nausea e vomito. Con il pollice e l’indice bisogna comprimere con decisione la parte morbida del naso, appena sotto l’osso, mantenendo una pressione continua per almeno 10-15 minuti senza interromperla per controllare se il sanguinamento si è fermato. Guardare continuamente dentro il naso prolunga infatti l’emorragia. Può essere utile applicare un impacco freddo sul dorso del naso o sulle guance, anche se l’efficacia è inferiore rispetto alla compressione diretta, che rimane il trattamento fondamentale.
Alcune manovre, un tempo consigliate, oggi sono considerate scorrette. Non bisogna:
Dopo che il sangue si è fermato è preferibile evitare di soffiarsi energicamente il naso e limitare l’attività fisica intensa per alcune ore.
Nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento particolare. È invece opportuno consultare il pediatra o l’otorinolaringoiatra quando:
Lo specialista potrà esaminare la mucosa nasale, individuare eventuali capillari particolarmente fragili e, nei casi selezionati, proporre trattamenti locali come la cauterizzazione di un piccolo vaso sanguigno.
Nei bambini predisposti alcuni semplici accorgimenti riducono il rischio di nuovi episodi. È importante mantenere ben idratate le mucose nasali con soluzioni saline, soprattutto nei periodi in cui l’aria è molto secca o durante la stagione dei pollini. Se il pediatra lo ritiene opportuno possono essere utilizzati gel o pomate emollienti specifiche per uso nasale, evitando il ricorso autonomo a prodotti non indicati. Conviene inoltre tenere le unghie corte nei bambini piccoli, insegnare loro a non introdurre le dita nel naso e a soffiarsi delicatamente. Anche mantenere una buona umidità negli ambienti domestici contribuisce a proteggere la mucosa. Infine, un aspetto da non sottovalutare riguarda l’atteggiamento degli adulti. Per un bambino vedere uscire sangue dal proprio naso può essere molto impressionante. Restare calmi, rassicurarlo e spiegargli con semplicità che si tratta di un disturbo molto frequente e quasi sempre benigno rappresenta spesso il primo e più efficace intervento terapeutico.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it