Norme per gestire certificati medici e farmaci in classe

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Norme per gestire certificati medici e farmaci in classe

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La realtà sanitaria della scuola è profondamente cambiata rispetto alle vecchie generazioni che contemplavano il medico scolastico e la sala medica per i test medici e le periodiche ispezioni per i casi di pediculosi. Era poi necessario presentare il certificato del proprio medico se un bambino si ammalava per un periodo superiore ai cinque giorni.

Il certificato medico per il rientro in classe è un ricordo lontano

Oggi non è più così: le malattie infettive, per le quali c’era un certo rischio, sono quasi tutte tenute sotto controllo dai vaccini oppure dalla copertura antibiotica che, dopo 48 ore dalla prima somministrazione, mettono al riparo dalla possibilità di contagio. Purtroppo questo non è valido in tutte le regioni, ad aver fatto propria la norma sono le s seguenti regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Toscana, Umbria e Veneto. In rari casi, ad esempio come la famigerata pandemia, vengono prese di volta in volta misure particolari per la sicurezza sanitaria, direttamente dal pediatra e dalla Asl di riferimento. Per questa ragione, oggi non è più necessario presentare il certificato medico per essere riammesso in classe per assenze superiori ai cinque giorni. È sufficiente la giustificazione sul diario o sul libretto scolastico, scritta dal genitore sotto la propria responsabilità. Per assenze più lunghe, malattie particolari o interventi chirurgici, se non prevedono rischi di contagio ci si deve di volta in volta accordare con la scuola, chiedendo consiglio al pediatra.

Meno responsabilità alla scuola

In effetti oggi le questioni relative alla salute sono gestite in un ambito ben separato e la scuola tende ad assumersi meno responsabilità. Un esempio è quello della somministrazione di particolari farmaci: secondo le linee guida ministeriali del 2005, per la somministrazione di farmaci per malattie croniche come la gestione dell’asma o del diabete di tipo 1, è necessario che la famiglia presenti una domanda formale al dirigente dell’istituto, corredata con la documentazione sanitaria e controfirmata dal pediatra che segue il bambino e da eventuali specialisti. Sono i dirigenti, poi, che individueranno una figura professionale all’interno della scuola che si renda disponibile a svolgere questo compito. Un ruolo certo non facile: di recente si è verificata una forte polemica proprio tra gli insegnanti e gli enti sanitari, perché i docenti denunciavano la loro impossibilità a rivestire anche questo ruolo di tipo sanitario. Una mansione che prevede non poche responsabilità, da aggiungere a quelle già presenti. Per questa ragione è importante che il bambino venga educato all’autogestione del proprio disagio, compreso la somministrazione di farmaci specifici.  Per la gestione delle forme allergiche anche i ragazzini delle scuole primarie sono in grado di somministrarsi la penna all’adrenalina, utile in caso di shock anafilattico o reazione intensa. Per il diabete, fortunatamente la scienza sta mettendo a punto dosatori a pelle, così da garantire la dose di insulina necessaria, liberando il bambino e la famiglia dall’incubo delle iniezioni con tutti i rischi correlati.

Rossi Lina

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