Con il fresco e la riapertura delle scuole si torna a parlare di pidocchi

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Con il fresco e la riapertura delle scuole si torna a parlare di pidocchi

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Durante l’estate se ne parla meno: la vita all’aperto, i giochi dinamici sono nemici della diffusione dei pidocchi, piccoli parassiti che privilegiano, per i loro spostamenti, la vicinanza delle teste. Quando però torna l’autunno, con la riapertura di nidi e scuole, si torna puntualmente a parlare di pidocchi, il più comune insetto parassita dell’uomo. I pidocchi si trasmettono per contatto diretto o indiretto, soprattutto quando ci si scambiano mollette, bigodini, pettine e spazzola oppure quando, semplicemente, i bambini giocano o fanno attività tranquille, tenendo le teste le une vicine alle altre.

I pidocchi, parassiti dell’uomo
I pidocchi sono piccoli insetti, parassiti che vivono nutrendosi del sangue dell’uomo. Lungo fino a 4 millimetri, di colore grigio-biancastro, il pidocchio si localizza tra i capelli, succhiando sangue dal cuoio capelluto. Si attacca alla base del capello, punge il cuoio capelluto e deposita un liquido che provoca un fastidioso prurito. La femmina del pidocchio depone le uova, chiamate lendini, in elevato numero: queste si schiudono in genere dopo una settimana, dando vita ad altrettanti esemplari che iniziano un altro ciclo. Le lendini vengono facilmente confuse con la forfora, per via del colore chiaro e delle dimensioni molto ridotte, ma a differenza di questa non cadono con un semplice colpo di spazzola, perché restano strettamente incollate ai capelli grazie a una sostanza secreta dalle ghiandole dell’apparato riproduttore. I pidocchi, invece, sopravvivono anche fuori dal corpo umano per 2 o 3 giorni. Le lendini possono persino rimanere vitali per 10 giorni circa prima di schiudersi, facilitando, di conseguenza, la trasmissione ad altri individui. Durante i mesi autunnali è importante sottoporre periodicamente i propri figli a un accurato esame del cuoio capelluto. Se si nota una sorta di “polvere” biancastra, che non cade dal capo ma resta anzi ben ancorata al capello, è possibile che si tratti di lendini. In questo caso, il bambino va tenuto a casa da scuola per alcuni giorni, per sottoporsi a un trattamento casalingo che ha l’obiettivo di eliminare i parassiti.

I prodotti oggi disponibili
In commercio esistono numerosi prodotti sotto forma di shampoo, lozioni, crema fluida o polveri con cui bisogna lavare i capelli. Di solito si cosparge accuratamente il capo del bambino con un prodotti in polvere o in schiuma, avendo l’accortezza di applicarlo bene soprattutto sulla nuca e sulle tempie. Il capo va poi avvolto in un telo e il prodotto si lascia agire per il tempo indicato sulla confezione. Quindi si lavano le chiome con lo shampoo specifico, anch’esso contro i pidocchi. Un solo trattamento, ben eseguito, basta a eliminare tutti i parassiti, ma è opportuno ripetere una seconda applicazione dopo una settimana, per eliminare radicalmente anche i pidocchi nati dalle uova rimaste. Il primo trattamento infatti elimina i parassiti già adulti, ma non le lendini: alcune muoiono, altre però rimangono vitali e a distanza di una settimana si schiudono dando vita a una nuova colonia di pidocchi. Per staccare le lendini è utile applicare sulla zona infestata un impacco ben caldo di acqua e aceto in parti uguali da lasciare agire per qualche minuto. Dopo di che si passa tra i capelli un pettine a denti molto fitti.

Altri accorgimenti utili
Tagliare i capelli corti è un sacrificio non più necessario: è vero comunque che, per le bambine, tenere i capelli raccolti in trecce e chignon evita la dispersione di capelli che potrebbero diffondere i parassiti. È invece importante lavare pettini, spazzole (in acqua calda per 10 minuti), lenzuola, biancheria e oggetti personali come peluche o pupazzi che possono trattenere pidocchi vivi. Gli oggetti che non si possono lavare, possono essre inseriti in un sacchetto ben chiuso con un prodotto in polvere specifico per almeno mezz’ora e poi vanno lavati a temperature inferiori.

Lina Rossi

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