

Il piede del bambino cambia e di molto durante lo sviluppo. Nei primi anni di vita ossa, legamenti, muscoli e postura sono ancora in evoluzione, per questo l’aspetto del piede può essere diverso da quello dell’adulto senza indicare necessariamente un problema. Le condizioni più frequenti che preoccupano i genitori sono il piede piatto e il piede cavo: situazioni opposte tra loro, ma entrambe da interpretare in base all’età, ai sintomi e alla funzionalità.
Questa tipologia di piede è caratterizzata da una riduzione o assenza apparente della volta plantare, cioè dell’arco interno del piede. Nei bambini piccoli, fino a circa sei-sette anni, è spesso una variante normale dello sviluppo. In questa fase il piede presenta una maggiore lassità legamentosa e un cuscinetto adiposo plantare che maschera l’arco. La pianta quindi appoggia quasi completamente a terra, soprattutto quando il bambino è in piedi. Con la crescita, il cammino, il gioco e il progressivo rinforzo muscolare, il piede tende a modellarsi spontaneamente. Il carico corporeo, il movimento e la maturazione neuromotoria favoriscono la comparsa dell’arco plantare e un miglior allineamento del calcagno. Per questo, nella maggior parte dei casi, il piede piatto flessibile del bambino non richiede cure invasive né scarpe correttive. Oggi si dà molta importanza al movimento libero. Quando possibile e in sicurezza, il bambino può camminare scalzo o con calzature leggere e flessibili, che permettano al piede di percepire il terreno e di lavorare in modo naturale. Superfici diverse come tappeti, sabbia, erba o pavimenti regolari offrono stimoli sensoriali utili allo sviluppo dell’equilibrio, della coordinazione e della postura. Le scarpe devono proteggere, non immobilizzare.
È opportuno chiedere una valutazione pediatrica o ortopedica se il bambino lamenta dolore ai piedi, alle caviglie o alle ginocchia, si stanca facilmente, inciampa spesso, cammina male, rifiuta l’attività fisica oppure se il piede appare rigido. Anche la persistenza di un piede molto piatto in preadolescenza merita un controllo specialistico. In alcuni casi selezionati possono essere indicati esercizi specifici, fisioterapia, plantari funzionali o, più raramente, un trattamento chirurgico correttivo. Le tecniche oggi sono meno invasive rispetto al passato e vengono riservate ai casi sintomatici.
Questa tipologia di piede rappresenta la situazione opposta: la volta plantare è eccessivamente accentuata e l’appoggio si concentra soprattutto sull’avampiede e sul tallone. Il tratto centrale del piede tocca poco il suolo e distribuisce peggio il carico. A differenza del piede piatto fisiologico, il piede cavo richiede maggiore attenzione clinica, perché può essere legato a fattori congeniti, familiari, neurologici o muscolo-tendinei. Il sintomo più frequente è il dolore plantare, talvolta associato a callosità, affaticamento, instabilità della caviglia, dita ad artiglio o difficoltà nella corsa e nello sport. Alcuni bambini consumano le scarpe in modo irregolare o riferiscono crampi e facile stanchezza dopo lunghe camminate. La valutazione specialistica comprende l’osservazione del cammino, l’esame clinico, talvolta l’analisi baropodometrica dell’appoggio e, se necessario, radiografie o altri approfondimenti. È importante distinguere le forme lievi da quelle progressive o associate ad altre condizioni. Il trattamento dipende dalla causa e dall’età. Nei casi funzionali o moderati possono essere utili fisioterapia, stretching, esercizi di rinforzo e plantari personalizzati per migliorare la distribuzione dei carichi e ridurre il dolore. I plantari vanno rivalutati periodicamente perché il piede cresce e cambia rapidamente durante l’infanzia. Nei casi più severi o rigidi può essere necessario un percorso specialistico più articolato.
Il messaggio da recapitare ai genitori è semplice: un piede piatto nei primi anni è spesso normale e tende a correggersi con la crescita; un piede cavo merita più attenzione, soprattutto se doloroso o rigido. Più che la forma del piede, contano i sintomi, la qualità del movimento e il benessere del bambino. In presenza di dubbi, dolore o limitazioni nelle attività quotidiane, la valutazione dello specialista resta la scelta più corretta.
Rossi Lina