

Il calazio è una tumefazione palpebrale circolare comune in adulti e bambini, distinta dall’orzaiolo per origine e sede: gli orzaioli, esterni, nascono dalle ghiandole di Zeis, i calazi dalle ghiandole di Meibomio. Queste ghiandole, disposte lungo il margine palpebrale, producono il sebo che lubrifica la palpebra e contribuisce alla stabilità del film lacrimale; la loro insufficienza è tra le cause della sindrome dell’occhio secco, poiché la perdita del film lipidico accelera l’evaporazione delle lacrime e favorisce l’infiammazione corneale e congiuntivale.
L’infiammazione di una o più ghiandole determina l’ostruzione del dotto escretore e la ritenzione del materiale secreto, con formazione di una tumefazione palpabile sotto la cute palpebrale. L’infezione da Staphylococcus aureus è la causa più frequente; tra i fattori predisponenti si segnalano l’uso di cosmetici, l’eccesso di sebo cutaneo e condizioni che alterano l’igiene palpebrale. In alcuni casi la malattia è multipla (calaziosi), richiedendo una valutazione più ampia per prevenire danni estetici e l’interessamento di ghiandole vicine. Segni clinici: all’esame si apprezza una massa rotondeggiante, talora arrossata e dolente; nelle fasi avanzate può esserci fuoriuscita di materiale mucopurulento. La sede più mediale della palpebra è ricca di canalini lacrimali e il coinvolgimento di queste strutture va sempre considerato per evitare danni al lume o la diffusione dell’infezione verso il sacco lacrimale.
Nei primi stadi la terapia conservativa è spesso risolutiva. Misure domiciliari utili includono impacchi caldi locali ripetuti più volte al giorno per favorire la fluidificazione del secreto e la sua fuoriuscita, insieme a massaggi palpebrali delicati dopo gli impacchi. Prescrizioni topiche comprendono pomate antibatteriche e, se indicato, preparati con corticosteroidi per ridurre l’infiammazione locale. Nei bambini si raccomanda sempre l’uso di antibiotico e cortisonico topico e l’igiene palpebrale con salviette sterili prima delle applicazioni. In presenza di flogosi moderata è spesso utile associare antibioticoterapia sistemica per accelerare la guarigione e ridurre il rischio di diffusione settica; in casi selezionati gli steroidi sistemici a basso dosaggio possono migliorare il decorso clinico negli adulti.
La chirurgia è indicata se il calazio è voluminoso, persistente nonostante terapia medica, provoca deformità palpebrale o si associa a raccolta purulenta non drenante. L’escissione si esegue con una piccola incisione e rimozione del materiale infiammatorio: l’approccio può essere esterno, attraverso la cute, o interno attraverso la congiuntiva, scelto in base alla sede e all’estensione della lesione per minimizzare cicatrici visibili e rischi per i canalini lacrimali. Negli adulti l’intervento avviene solitamente in anestesia locale con infiltrazione mirata; nei bambini, per la scarsa collaborazione, è necessario procedere in anestesia generale, riservando l’atto chirurgico ai casi con infiammazione estesa e non responsiva alla terapia medica. Dopo l’intervento si continuano terapie topiche antibiotiche e, quando indicato, antinfiammatorie. È importante monitorare la guarigione per prevenire recidive e complicanze. Per ridurre il rischio di insorgenza: mantenere una corretta igiene palpebrale, evitare cosmetici contaminati, gestire la pelle grassa e trattare tempestivamente blefariti e altre condizioni infiammatorie croniche. Nei casi recidivanti è opportuno valutare fattori sistemici associati e, se necessario, pianificare interventi mirati per la prevenzione.
A conclusione, il calazio spesso si risolve con terapie conservative — impacchi caldi, massaggi, pomate antibiotiche e corticosteroidi — ma richiede valutazione specialistica per decidere se e quando un intervento chirurgico è necessario. L’approccio va personalizzato in base all’età, alla sede, all’estensione della lesione e alla presenza di complicanze.
Dott. Stefano Amodeo
Specialista in Oculistica e Microchirurgia oculare