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Viviana, vittima della malattia non curata

Dopo una notte, con molta probabilità, passata a riflettere su quanto la vita sia difficile da vivere, Viviana deve aver preso la decisione di raggiungere una meta rassicurante per lei

Ancor prima di mettersi in viaggio, Viviana, dopo aver detto al marito la piccola bugia delle scarpine, sapeva già cosa avrebbe fatto nel corso della sua ultima gita ristoratrice, forse non aveva ben chiara la meta esatta. Il dramma deve aver assunto toni più dolorosi dopo il tamponamento in galleria, l‘incidente deve essere stato vissuto come il segno determinante per mettere in pratica l’insano proposito ovvero raggiungere finalmente l’unica via per la salvezza: l’oblio eterno. Qualcuno obietterà, ma perché rubare la vita anche il bambino? Il paradigma a sostegno del pensiero di una persona pervasa dal disturbo paranoico probabilmente così recita: “Io ti ho dato la vita, non posso lasciati solo e senza armi a combattere con il mondo malvagio”.

Viviana, a suo modo mamma amorevole e non crudele

Agli occhi di molti può sembrare ovvio definire Viviana una mamma crudele, ma non è così, la mamma che trascina con sé, nell’ultimo viaggio prima di addormentarsi per sempre, il figlio tanto amato di solo quattro anni, lo fa per il troppo amore, per evitargli la sofferenza della vita. La mamma che rifugge la vita perché dolorosa; non può sopportare l’idea di lasciare il proprio figlio a combattere lo stesso mondo e i pensieri illogici con la quale si è scontrata. Implicitamente nel pensiero estremo ci deve essere un grande amore mixato a una grande pena per il figlio piccolo e indifeso, l’idea della protezione alla fine porta a scegliere la via senza ritorno.  Purtroppo, questo può accadere ad una mamma che vive un grande disagio psichico, non è la prima volta e, purtroppo, non sarà neanche l’ultima.

Colpa del lockdown o sottovalutazione del disagio psichico

Non deve essere stato facile per Viviana superare il lockdown, soprattutto districarsi tra i pensieri paranoici fioriti durante la chiusura obbligata e ne deve esserle stato di conforto l’amore del marito.  La depressione in doppia diagnosi con la paranoia è pur sempre una malattia e il solo amore può non essere sufficiente alla guarigione, è necessario intervenire con le terapie appropriate.  Viviana. era chiaramente sofferente e a dimostrarlo ci sono certificati medici per ricovero nello scorso marzo e fine giugno con diagnosi di paranoia con idee mistiche e un tentativo di suicidio.

Sarebbe stato sufficiente un valido sostegno psicoterapeutico oltre che farmacologico per evitare la tragedia. Purtroppo, il vero problema oggi come ieri, è accettare la patologia psichiatrica, questa esiste e come tale deve essere riconosciuta e curata esattamente come qualsiasi altro disturbo fisico. Se lo psichiatra ritiene necessario un intervento anche farmacologico e di sorveglianza attiva, il tutto deve essere assunto e messo in pratica senza alcun timore. Piuttosto, i servizi sociali avrebbero dovuto vigilare sul piccolo nucleo famigliare proprio a causa di un pregresso tentativo di suicidio.

Dott. Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico guidagenitori.it

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