Nuove linee guida per l’applicazione della RU 486

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Nuove linee guida per l’applicazione della RU 486

In questi dieci anni la donna che per motivazioni strettamente personali, oltre che di sicurezza psico-fisica, è dovuta ricorrere all’interruzione di gravidanza, aveva a disposizione due procedure: l’intervento chirurgico o ‘assunzione della RU 486. Fino ad oggi le Regioni non erano concordi nell’applicazione delle procedure applicative. La legge prevedeva tre giorni di ricovero dall’assunzione della pillola ma alcune regioni come ad esempio l’Umbria, il Lazio e la Toscana lasciavano ampia libertà se tornare a casa dopo l’assunzione della pillola o meno.

Tre giorni di ricovero sono proprio necessari?

Per molti, tre giorni di ricovero sono troppi, ovvero la donna dovrebbe essere libera di tornare a casa subito dopo l’assunzione della RU 486 e viversi in solitudine il dramma dell’espulsione. Per molte donne, non è così. Gli effetti del mifepristone sulle fibre muscolari dell’utero sono intensi a causano fortissimi dolori, sono molte le donne che necessitano anche della somministrazione di potenti antidolorifici. Il dolore pur essendo soggettivo di fatto c’è e non è possibile misurarlo. Può una donna senza alcuna assistenza superare tutto questo nella solitudine della propria casa? In ospedale, tra personale infermieristico e medico, la donna o la ragazza può essere accompagnata nel momento più travagliato della vita: l’aborto volontario. Solo noi donne siamo in grado di capire quanto possa essere dolorosa questa scelta ed è bene che ci sia la possibilità di vivere entrambi i dolori: psichico e fisico accolti nella struttura ospedaliera.

Come agisce la RU 486

L’interruzione di gravidanza ha come attivatore il mifepristone,  un farmaco che si lega ai recettori del progesterone, di fatto aumenta la contrattilità del tessuto muscolare dell’utero favorendo la dilatazione della cervice uterina, nel contempo i vasi sanguigni della mucosa dell’utero vengono ostruiti, riducendo così  l’apporto di sangue all’embrione. Impiegata da sola, la RU 486 determina l’interruzione della gravidanza in non più del 50% dei casi. Per questo motivo la somministrazione è associata ad un secondo farmaco, la prostaglandina, è questa seconda pillola che determina l’espulsione dell’embrione in circa il 95% dei casi. Per questo motivo è bene che il processo avvenga nella struttura ospedaliera dove il personale specializzato è in grado di intervenire in qualsiasi momento ce ne sia la necessità.

Le nuove regole per la prescrizione della RU 486

Fino ad oggi la RU 486 poteva essere assunta entro il quarantanovesimo giorno o sette settimane, con le nuove norme si passa a sessantatré giorni, ovvero nove settimane. La pillola deve essere assunta sempre nel presidio ospedaliero ma la donna può tornare a casa subito dopo, quindi niente più obbligo di degenza come la Regione Umbria, con delibera apposita vietava l’aborto farmacologico in Day Hospital. Per molti è una conquista, ma è davvero così? Possiamo considerare una conquista viversi il dramma di un aborto in solitaria e tra dolori lancinanti? Il Ministro della Salute Speranza ha chiesto il parere del Consiglio Superiore di Sanità composto da una donna e ben dodici uomini che così si sono espressi: – L’aborto farmacologico è sicuro, va fatto in day hospital, nelle strutture pubbliche e private convenzionate, e le donne possono tornare a casa mezz’ ora dopo aver assunto il medicinale. 

Il Ministro Speranza ha poi sottolineato: – Le evidenze scientifiche sono molto chiare: il consiglio di Sanità e le società di ginecologia e ostetricia hanno espresso un parere favorevole univoco. Queste nuove linee guida sono un passo avanti importante e rispettano pienamente il senso della legge 194, che è e resta una norma di civiltà del nostro Paese.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico Guidagenitori.it

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