Quando la violenza diventa spettacolo a scuola

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Quando la violenza diventa spettacolo a scuola

violenza a scuola
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«Inizialmente aveva pianificato di uccidere suo padre colpendolo con un martello. Poi aveva intenzione di andare a casa di sua madre il giorno dopo e ucciderla. Il metodo non è noto. In seguito aveva pianificato di andare a scuola e uccidere la sua insegnante. Non ha ucciso suo padre perché era spaventato». È il racconto di una amica del 13enne su Telegram – da Corriere della Sera. Il fatto è agghiacciante nella sua crudeltà e nella sua pubblicità: un ragazzo di 13 anni ha messo in atto un’aggressione contro un’insegnante francese, gesto che non è avvenuto in privato ma è finito sotto gli occhi, e spesso sotto i giudizi di molti, amplificato dai canali digitali. Questo episodio non è isolato: si inserisce in un clima già segnato da casi recenti in cui immagini e video di violenze, umiliazioni e abusi vengono ripresi, diffusi e trasformati in spettacolo sui social, con conseguenze devastanti per le vittime.

La dinamica e le responsabilità

Un minore di 13 anni che attacca un’insegnante solleva immediatamente domande su responsabilità, contesto e ruolo degli adulti. Dietro il gesto c’è quasi sempre un intreccio di fattori: fragilità emotive, educazione carente, emulazione di modelli aggressivi, pressione del gruppo e facile accesso a contenuti violenti online. Quando le immagini vengono riprese o condivise, la responsabilità si allarga a chi filma, a chi condivide e alle piattaforme che favoriscono la viralità senza valutare il danno. Per l’insegnante l’aggressione è un trauma che va oltre il danno fisico: umiliazione pubblica, perdita di sicurezza sul luogo di lavoro, possibile isolamento e sofferenza psicologica. Per la comunità scolastica: studenti, famiglie e colleghi il gesto mina il clima di fiducia necessario all’apprendimento. Per il minore autore dell’aggressione, le ripercussioni legali, educative e psicologiche possono essere gravi e durature, ma vanno gestite con percorsi di responsabilizzazione e recupero più che con la sola punizione.

Prevenzione e interventi necessari

La prevenzione è fondamentale, intervenire precocemente può fare una grande differenza nel decorso del disagio psichico, ecco perché è necessario il rispetto delle seguenti azioni:

  • Lo screening – dovrebbe essere attuato un piano di prevenzione della salute psichica, esattamente come avviene per lo screening di alcune malattie nel rispetto della buona salute psico-fisica. Dovrebbero essere previsti tre colloqui psico-diagnostici con il medico specialista della psiche: neuropsichiatra dell’infanzia o lo psichiatra, uno ogni due anni: a 12 — 14 e 16 anni al fine di intercettare un anomalo sviluppo della personalità e gestione della violenza. Nell’eventualità dovesse essere ravvisata la necessità di un intervento è bene attuarlo, piuttosto che intervenire nelle fasi successive della crescita, in modo più o meno doloroso. Non possiamo dimenticare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che nel mondo il 10% degli adolescenti soffre di problemi psichici e che la metà di tutti i disturbi inizia a dare i primi segnali all’età di 14 anni. Se non trattati i disturbi possono influenzare, ed alle volte in modo irreversibile, il futuro dei ragazzi. Se il legislatore non dovesse riuscire ad attuare questo piano, sarebbe una buona cosa che siano i genitori ad attivarla autonomamente, soprattutto se in famiglia ci sono casi che lasciano pensare ad un fattore genetico.
  • Educazione emotiva e civica nelle scuole – insegnare empatia, gestione della rabbia, rispetto dell’altro e consapevolezza dei rischi del web.
  • Formazione per insegnanti e genitori – saper riconoscere segnali di disagio, creare canali di dialogo con gli adolescenti e intervenire precocemente.
  • Regole chiare e sanzioni proporzionate – protocolli scolastici su episodi di violenza e cyberbullismo, con percorsi di mediazione e, quando necessario, interventi delle autorità.
  • Supporto psicologico – per vittime e autori, terapie e percorsi riabilitativi che prevengano la recidiva.
  • Responsabilità digitale – piattaforme e utenti devono collaborare per rimuovere contenuti lesivi e bloccare la loro diffusione; chi filma o condivide deve essere ritenuto responsabile.

La violenza di un tredicenne contro un’insegnante è un campanello d’allarme che riguarda tutta la società. Non basta condannare il gesto: servono educazione, prevenzione, responsabilità e cura delle relazioni umane per impedire che gesti isolati diventino tragedie pubbliche. Proteggere le vittime, responsabilizzare i giovani e rieducare chi sbaglia sono le strade per ricostruire scuole più sicure e comunità più rispettose.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Medico Psichiatra – Psicoterapeuta CBT – laurea in Psicologia clinica

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