Cosa fare quando si scopre che il proprio figlio è già entrato in contatto con le droghe leggere?
Il documento non è ancora ufficiale, ma le anticipazioni hanno già creato allarme e preoccupazione. Secondo la relazione che il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga della presidenza del Consiglio sta per consegnare al Parlamento, l’età del “primo contatto” in cui una discreta percentuale incontra le droghe è scesa ancora. Sulla base dei dati relativi al quinquennio 1999-2004, l’hashish può diventare una scoperta, ma non ancora una abitudine, già tra i 13 e i 15 anni. Mentre nel quinquennio precedente la soglia era tra i 16 ed i 19 anni. Anticipati i tempi del contatto occasionale, anticipati i tempi del consumo abituale che ormai viene già registrato nella fascia tra i 15 e i 16 anni, mentre in precedenza riguardava i ragazzi tra i 19 ed i 22 anni. E sempre tra i giovanissimi aumenta anche l’uso di cocaina e anfetamini. “In alcuni casi ha affermato Andrea Fantoma, presidente del Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, al congresso della Federsed del Lazio il primo contatto con l’hashish avviene già ad 11 anni, in un’età tra l’infanzia e l’adolescenza”. I ragazzini già consumatori abituali di spinelli sono tra gli “insospettabili ha spiegato Fantoma Ragazzini che vanno bene a scuola e giocano a calcio, ragazzine acqua e sapone”. Notizie ed identikit che non possono che allarmare i genitori. E non solo quelli di adolescenti più difficili e ribelli, ma evidentemente, anche quelli di figli studiosi, posati, apparentemente sereni. E allora, che fare se si scopre che il proprio figlio è già entrato in contatto con le droghe leggere?
Le droghe leggere nell’età della crisi
Prima di ogni altra cosa è importante inquadrare il problema, contestualizzarlo, affrontarlo nella giusta dimensione di rischio e di gravità. Non è certamente un caso che il “primo incontro” con gli spinelli avvenga proprio nel periodo adolescenziale e in un contesto che potremmo definire “di gruppo”. Quello che non bisogna mai dimenticare è che un adolescente è essenzialmente una persona “in crisi”. Gli elementi di questa crisi sono molti: il passaggio dall’infanzia all’età adulta è faticoso, pieno di incertezze, dolorosamente segnato dalla necessità di abbandonare gli abituali punti di riferimento (a partire, ovviamente dei genitori), per trovarne di nuovi. Il “gruppo” di amici, la comitiva, rappresenta spesso per un adolescente il punto di riferimento, nella quotidiana condivisione di voler crescere sperimentando, provando, mettendosi alla prova.
Ma “rinunciare ai genitori”, cosa vuol dire? In poche parole il ragazzo per definirsi pienamente come persona deve necessariamente abbandonare quelle dipendenze che lo fanno sentire ancora piccolo. Tutto ciò non significa affatto che vostro figlio non vi ama più, ma che ha solo necessità di rinnovare il suo ruolo ed il rapporto che avete con lui. Il gruppo gli offre la possibilità di sentirsi grande e a volte anche quella di provare a sfidare le convenzioni, per esempio fumando uno spinello. Che è ormai, spesso, solo un rito collettivo, una scorciatoia, certamente discutibile, per costruire rapidamente un clima di euforia e di evasione. Lo spinello viene cioè vissuto dagli adolescenti soprattutto come esperienza “ricreativa”. Sempre più diffusa se teniamo in considerazione i dati di una recente ricerca realizzata dal Consiglio d’Europa secondo la quale il 43% degli studenti italiani ha fatto uso almeno una volta dello spinello.
I rischi reali e gli allarmi infondati
Non è questo il contesto per affrontare il problema, tanto discusso, della dipendenza fisica e della tossicità delle droghe leggere: le scuole di pensiero sono diverse e ai fini della nostra analisi l’argomento è secondario. Certo è che anche l’uso delle droghe leggere può creare una dipendenza psicologica. Ma perché questo avvenga devono esserci delle condizioni originali di malessere personale. Lo spinello aiuta certamente a lenire o quanto meno ad allontanare un dolore. Da questo meccanismo di “evasione” un adolescente in difficoltà può veder nascere la propria dipendenza. Non è perciò lo spinello a fare di un ragazzo un tossico, ma il modo di utilizzare le droghe. Proprio come avviene con l’alcool. Non si è alcolisti quando si beve un bicchiere di vino durante il pasto, ma quando si instaura con l’alcool un rapporto problematico che trascina fino al meccanismo di dipendenza. Che poi i tossicodipendenti da droghe pesanti siano passati prima attraverso l’esperienza delle droghe leggere è ovvio nella naturale evoluzione di chi, trascinato dal proprio malessere personale, va alla ricerca di una fuga sempre più estrema.
Ma questo non vuol dire assolutamente che gli spinelli siano l’anticamera delle droghe pesanti. Tanti ragazzi, compresi quelli che oggi sono ormai genitori responsabili e affidabili, hanno provato nella loro vita uno spinello, ma questo non ha fatto di loro dei tossicodipendenti.
Come affrontare il problema
Ecco, allora, che il problema spinello va affrontato nella sua giusta dimensione. Avete scoperto che vostro figlio si “fa le canne”? Troppo poco per entrare nel panico, abbastanza per decidere di parlarne. La cosa peggiore è fare finta di nulla. Reazioni drammatiche e rimproveri esagerati, suscitati magari da un inopportuno senso di delusione, sono certamente fuori luogo. Quel che è importante in questo momento è mantenere vivo il dialogo con vostro figlio, per mantenere viva la possibilità di capire che tipo di “rapporto” sta instaurando con le droghe leggere. Si tratta solo di una dimensione “ricreativa”, da continuare a tenere comunque sotto controllo, o c’è già un ricorso quotidiano, consolatorio, che denuncia l’esistenza di un malessere personale e psicologico ben più grave dello “spinello” stesso?
Mantenere vivo il dialogo non vuol dire, ovviamente, rinunciare ad esprimere il proprio parere. Bisogna, al contrario, esprimere con chiarezza la propria disapprovazione, senza violenza ma senza neppure temere il conflitto. I ragazzi hanno bisogno di genitori che siano coerenti con le proprie idee, che sappiano ribadire con fermezza le proprie convinzioni. E che sappiano mettersi in discussione, senza vergogne. Con consapevolezza bisogna sapere riconoscere quando il rapporto con le droghe leggere sta per trasformarsi in un rischio reale per il proprio figlio, accettando con serenità i propri limiti. Quando il dialogo con un figlio adolescente è ormai logorato, quando il “problema spinello” diventa di difficile gestione in ambito familiare è bene, allora, prendere in considerazione l’ipotesi di chiedere aiuto ad esperti e psicologi. Una terapia familiare è spesso la soluzione migliore.
Matteo De Matteis
Ha collaborato:
Dott.ssa Ilaria Ronchetti
Psicologo