
Un bimbo di tre anni può aver bisogno del cellulare per superare il distacco da mamma e papà nell’inserimento alla materna. E’ quanto sostiene il pediatra Italo Farnetani.
Qualche giorno fa è stata pubblicata su una rivista divulgativa questa notizia: “”Se già intorno a 5 anni non mancano i bambini dotati di telefonino, io dico di metterlo nello zainetto dei piccoli già a 3 anni. In questo modo porteranno con loro un pezzo di casa, e sapranno di poter parlare con la mamma per sentirsi più sicuri, magari con l’aiuto della maestra”. A parlare così è il prof. Italo Farnetani, pediatra. Io personalmente sento il dovere di prendere le distanze da questa posizione e non solo, ma anche di contestarla. Cercherò di spiegarne i motivi.
Tre anni, l’inizio dell’autonomia
Attorno ai 36 mesi si completa lo sviluppo neurofisiologico di un bambino. Le connessioni neuronali sono nella fase ottimale per apprendere e plasmare le convinzioni personali, le basi della personalità e della conoscenza, che lo accompagneranno per tutta la vita. Il bambino a tre anni è in grado di parlare in modo appropriato, sa raccontare quanto è avvenuto e anticipare ciò che si aspetta nel suo prossimo futuro ravvicinato. La conquista del tempo è dovuto alle connessioni sviluppate tra gli emisferi cerebrali destro e sinistro. Attraverso il gioco, fase prioritaria in questo momento storico della vita, il bambino sperimenta ruoli differenti della vita: può essere figlio, genitore, insegnante. È quindi in grado di entrare e di uscire dalla finzione collocando così una delle pietre angolari nella costruzione della percezione di se stesso. L’autonomia inizia ad essere efficace ed è proprio in questa epoca della vita che vanno offerte al bambino tutte quelle opportunità per risolvere situazioni che possono creargli disagio. Se il piccolo non ha frequentato il nido e non è ancora abituato alla separazione quotidiana con le sue persone affettive primarie, l’inizio della scuola materna è il primo problema che deve risolvere. Non possiamo quindi trascurare che la soluzione trovata dal bambino per superare il conflitto del distacco, sarà la soluzione che guiderà tutte le strategie future necessarie a superare qualsiasi tipo di problematica che il piccolo troverà sulla sua strada.
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Il contatto fisico fa la differenza
I bambini hanno la necessità di essere alimentati adeguatamente per avere la disponibilità di tutti i nutrienti necessari per la sana crescita. Oltre al cibo, però, i bambini hanno bisogno soprattutto del contatto fisico, hanno bisogno di essere toccati, di essere abbracciati, accarezzati. Il contatto fisico fa la differenza, soprattutto quando sono chiamati a risolvere momenti di disagio. La vicinanza fisica rassicura il bambino, lo aiuta a sperimentare la realtà del mondo circostante: quale situazione è più difficile da superare se non il distacco nel momento dell’inserimento all’asilo? Quella dell’inserimento è la fase in cui il bambino ha maggiormente bisogno del contatto caldo e morbido. A tal proposito, gli studi di Harry Harlow devono farci riflettere e non poco. Il ricercatore voleva verificare le reazioni delle scimmiette Rhesus poste di fronte ad un sostituto materno artefatto. Harlow creò due situazioni sperimentali ben distinte: in una gabbia mise un piccolo di scimmia Rhesus con la possibilità di avere del latte da un biberon ben inserito all’interno di un manichino rigido e freddo. Nella seconda gabbia veniva posto un piccolo Rhesus senza alcuna possibilità di alimentarsi, veniva però posto all’interno un manichino ricoperto da una maglia soffice e calda. Contrariamente alle aspettative ipotizzate, le scimmiette preferivano accovacciarsi per molte ore della giornata addossate al manichino ricoperto dalla maglia calda di lana mentre si tenevano a debita distanza dal manichino freddo, rinunciando in questo modo alla possibilità di essere alimentate.
Viva il tepore e la morbidezza
Ulteriori esperimenti hanno confermato l’importanza sociale del contatto con elementi morbidi e caldi. Osservando dei cuccioli di scimmie lasciati in un ambiente senza la presenza della madre, si è visto che i piccoli si addossano l’uno all’altro per ricreare e mantenere il contatto fisico. Il contatto fisico nei cuccioli di mammiferi e quindi dei nostri figli, è di vitale importanza per il loro sviluppo. Offrire come sostituto della mamma il cellulare ad un bambino di tre anni, ha la stessa valenza dell’offrire un biberon pieno di latte ad una scimmietta dal manichino freddo e metallico. Un bambino ha bisogno di avere il contatto con la morbida mano della sua insegnante, del contatto con gli altri coetanei, con il suo amato e rassicurante peluche portato da casa, con un fazzoletto della mamma con stampato un bacio con il suo rossetto, con una spruzzata del profumo della mamma sulla sua maglietta preferita. Il nostro bambino, insomma, ha bisogno di tutto quello che gli rievoca il calore e la morbidezza che per nove mesi lo ha avviluppato, protetto e stimolato.
Tutti i no per il cellulare a tre anni
I no possono essere così chiariti:
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dott.ssa Rosalba Trabalzini