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Bambini, disagi e pillole

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Mentre in Gran Bretagna aumento i suicidi, negli Stati Uniti cresce il ricorso alla soluzione farmacologica

Dalla Gran Bretagna arriva l’ultimo allarme sull’aumento di bambini con aspirazioni suicidi o vittime di atti autopunitivi, dagli Stati Uniti rimbalza la notizia di un sempre più massiccio ricorso ai farmaci per tenere sotto controllo i figli iperattivi. Non c’è di che stare allegri e vale forse la pena di non liquidare i segnali che arrivano dall’estero come problemi estranei oltre che stranieri.

Secondo uno studio condotto in Gran Bretagna dall’Ufficio nazionale di statistica sono in aumento i bambini stressati e sempre più gravi le conseguenze del loro stato di stress: un bambino inglese su 75, rivela la ricerca resa nota nei giorni scorsi, ha tentato di uccidersi o si è autoinflitto delle ferite. I giovanissimi più vulnerabili, secondo la ricerca, sono quelli che hanno visto i genitori separarsi o avuto una morte in famiglia e quelli che sono stati gravemente malati. La statistica rivela che nella fascia d’età da 5 a 10 anni, la percentuale degli aspiranti suicidi o autolesionisti è dell’1,3 per cento. Il tasso più alto, 2,1 per cento, è fra i maschi dagli otto ai dieci anni; quello più basso, 0,4, fra le femmine dai cinque ai sette anni. I bambini più felici, ovvietà delle ricerche, sono quelli che crescono in famiglie benestanti: la percentuale di tentati suicidi e di atti di autolesionismo fra questi è tre volte inferiore a quelle registrata fra i figli di genitori single o di modeste condizioni economiche. Un portavoce dell’associazione nazionale inglese per la protezione dell’infanzia ha rilevato che la scioccante statistica dimostra “quanto sia sempre più necessario che i bambini abbiano qualcuno in grado di aiutarli a superare i momenti di crisi”.

Alla base del comportamento dei bambini americani, che sempre più spesso i medici considerano affetti da “attention deficithyperactivity disorder” (Adhd), la sindrome che rende i bimbi ipercinetici e incapaci di mantenere l’attenzione, ci sono forse gli disagi. Ma più che alla causa i genitori, i medici e gli educatori d’oltre Oceano sembrano interessati ad una soluzione rapida e poco impegnativa. Il ricorso ad una pillola in grado di far star tranquillo il bambino per qualche ora è in costante aumento: nell’ultimo anno sono state compilate venti milioni e 600 mila prescrizioni pediatriche con farmaci anti Adhd. Si tratta di medicinali a base di metilfenidato, una sostanza classificata tra le anfetamine, il più note dei quali resta il Ritalin. Ora i prodotti con lo stesso principio attivo in commercio negli Stati Uniti sono almeno cinque e con l’inizio dell’anno scolastico ha preso il via l’offensiva pubblicitaria delle case farmaceutiche. Così sulle riviste più diffuse appaiono le foto di mamme sorridenti e bambini sereni affiancate da una bella scritta: «Una sola dose combatte la sua Adhd per l’intero giorno di scuola». Le associazioni di consumatori sono insorte. Resta il dubbio che a preoccuparle sia più il mancato rispetto delle norme che vietano la pubblicità ai farmaci che possono creare dipendenza, che il rischio al quale vengono esposti ogni anno oltre 3 milioni di bambini colpevoli, a volte, di essere solo un po’ più vivaci di quelli già anestetizzati da Tv, hot-dog e patatine.

 

Matteo De Matteis

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