biscotti gingerbread
Il forno è pronto per ospitare i biscotti al gingerbread
21 Dicembre 2022
crostata di natale
La crostata di Natale per un break sfiziosissimo
22 Dicembre 2022

Ripassiamo le regole delle buone maniere

Buone maniere
Condividi sui social

Quando si sente parlare di ristoranti, hotel e altre strutture turistiche che non accettano bambini, subito si grida allo scandalo, alla discriminazione, ci si lascia andare ad affermazioni fin troppo banali del tipo – si accettano i cani e non i bambini. È dura da mandare giù, nel paese dei mammoni per eccellenza, che in alcuni luoghi non siano ben accetti i nostri adorati bambini. Pensiamo bene, però: se questi divieti esistono, significa che, evidentemente, i bambini o, più precisamente, i loro genitori nel tempo si sono comportati in modo da non essere più bene accetti in certi locali. Le persone che si recano in alberghi e ristoranti lo fanno per riposarsi, per godersi qualche ora di tranquilla a chiacchiere tra amici.

 

Quando i bambini non sono graditi

Come si comportano, invece, molti, tanti bambini? Corrono tra i tavoli, ridendo e urlando, mettendo a rischio non solo la propria incolumità, perché possono sempre cadere, ma anche quella del personale impegnato a raccogliere le ordinazioni e a servire. Inoltre, possono disturbare, semplicemente, chi desidera gustare un piatto gourmet in tranquillità. I genitori cosa fanno in questi casi? Lasciano correre, sempre pronti a giustificarli, dicendo: sono solo bambini, che male c’è. Quindi anche gli altri ospiti sono obbligati a tollerare schiamazzi fortemente disturbanti. Lo stesso può avvenire nei musei, nelle chiese, negli alberghi, dove spesso adulti e bambini si dimenticano di essere in un luogo pubblico, di appartenenza di tutti e che quindi richiede un comportamento adeguato al contesto. Inoltre, pensiamo che un luogo che non gradisce i bambini potrebbe voler dire anche il contrario, ossia che è un locale non adatto ai bambini per quello che propone, in fatto di cibo o servizio. Un ristorante troppo raffinato, per esempio, può non avere nulla che piaccia ai bambini. Un albergo sobrio e serio può non disporre di aree gioco. Quindi, nella scelta di una destinazione, è bene accertarsi che sia a misura di bambino: anche delle loro esigenze di movimento e di gioco.

 

Il bon ton della vacanza

Scegliere una sistemazione family-friendly è quindi una buona partenza. D’altra parte è vero che i bimbi devono apprendere fin da piccoli le regole del comportamento corretto in pubblico, nei locali, su mezzi di trasporto e nei musei. Nessuno pretende che siano muti e immobili: sarebbe innaturale per un bambino. Ma nessuno è costretto a sopportare bambini urlanti che i genitori non sanno o non vogliono educare. Perché i primi responsabili della maleducazione sono i genitori, semplicemente con l’esempio. Se mamma e papà buttano le cartacce in terra, se parlano ad alta voce in un museo, sghignazzano senza ritegno al ristorante o in albergo o tengono la Tv a tutto volume, per i bambini sarà naturale comportarsi allo stesso modo. E viceversa. I bambini invece devono capire fin dai primi anni che alcuni luoghi sono dedicati al gioco e al divertimento, come il parco, la palestra, una festa, la propria casa ovviamente. Quando invece condividono un luogo con altri, sono tenuti al rispetto, a non urlare e a non correre. Mamma e papà devono anche proporre situazioni sopportabili per un bambino. Se, per esempio, un piccolo è stato trascinato tutto il pomeriggio a fare shopping per la mamma o in un museo che non gli interessa, difficilmente staranno buoni a cena. È giusto quindi permettere che si sfoghino in un luogo adatto, pretendendo poi che al ristorante si comportino bene. Oppure, al contrario, si può scegliere un locale a misura di bambino, con uno spazio gioco dove divertirsi: in tutta libertà, ma sempre rispettando le esigenze degli altri. Il proprio spazio vitale finisce dove inizia lo spazio degli altri, Kurt Lewin, lo psicologo dello spazio vitale.

 

Lina Rossi

Registrati o Accedi

Lascia un commento