Quando i bambini litigano gli adulti devono vigilare e mostrarsi obiettivi

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Quando i bambini litigano gli adulti devono vigilare e mostrarsi obiettivi

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Mai intervenire se i bambini, in cortile o al parco, discutono tra loro: ecco in breve la raccomandazione degli esperti. Esattamente il contrario di quanto è avvenuto a Napoli, dove un papà è intervenuto per sedare il litigio che era scoppiato tra alcuni bambini, fra i quali suo figlio. Fin qui nulla di strano: talvolta è difficile mantenere la calma, ma la vicenda, accaduta a Napoli, è un esempio di vera e propria follia. L’uomo, infatti, un pregiudicato già noto alle forze dell’ordine per traffico d’armi e detenzione di stupefacenti, ha sparato per sedare la lite, ferendo al piede una ragazzina. Una reazione assurda, che oltre a mettere in pericolo la vita dei bambini presenti avrà indotto in essi un terrore difficile da eliminare nei loro ricordi. Non solo: questo tipo di reazione può solo insegnare ai bambini che la violenza è lecita.

Vigilare da lontano, senza intervenire
È difficile restare indifferenti quando il proprio figlio viene coinvolto in una lite: è naturale prendere le sue difese, nella convinzione di agire per il suo bene e di farlo sentire incoraggiato. Secondo gli esperti, invece, quando scoppia una lite, specialmente tra i bambini più piccoli, quelli di quattro – cinque anni, è bene lasciare che se la cavino da soli. A questa età infatti il confronto anche un po’ acceso con i coetanei è un modo per mettere alla prova le reazioni di ciascuno, per imparare a difendersi e a far valere le proprie ragioni. Solo se i bambini alzano i toni e i gesti divengono più concitati, è opportuno avvicinarsi ma solo per far capire che un adulto è pronto a vigilare affinchè nessuno si faccia del male. Si deve però resistere alla tentazione di prendere le parti del proprio bambino, perché lui deve imparare a cavarsela e non deve pensare che ci sarà sempre qualcuno a difenderlo. Se proprio il litigio si accende e vola qualche spintone e anche qualche tirata di capelli o calcio, è bene comunque trattenersi dall’intervenire frapponendosi tra loro. Obbligare i bambini a calmarsi e a fare pace non è possibile, perché essi hanno bisogno di scaricare la tensione e anche di manifestare le loro antipatie. Non dimentichiamoci che anche i piccoli hanno le loro preferenze in fatto di amicizie, preferenze che a questa età durano anche un solo giorno. Invitiamoli dunque a porsi un momento da parte, a dedicarsi a un altro gioco, magari da soli, per lasciare sbollire la rabbia. Quasi sempre tutto si placa nel giro di pochi minuti. Al contrario, intervenire in difesa del proprio bambino scatena spesso liti molto più serie tra adulti.

Se litigano i bambini più grandi
Quando si arriva alla scuola primaria, i litigi sono più complessi. Possono nascere da tante situazioni: piccoli dispetti in classe, all’oratorio o alla lezione di sport, oppure vere e proprie antipatie, dovute a caratteri diversi che si stanno sempre più delineando e che, non è detto vadano d’accordo. In questi casi, si deve cercare di essere obiettivi per valutare la situazione, se il figlio riferisce i dispetti di un compagno, è bene minimizzare: le baruffe sono sempre esistite nella storia dei bambini e non è giusto attribuire loro eccessiva importanza, perché il bambino deve imparare a trovare dentro di sé la forza per affrontarle, per vincere il timore e, se necessario, per dire la sua all’avversario. Al contrario prendersela e contattare i genitori dell’altro bambino, nel voler difendere il proprio, avrà solo come effetto finale una diatriba tra adulti con esiti ben peggiori. Se la situazione si fa più seria, perché i dispetti si ripetono e tutto questo incide sulla serenità del proprio figlio, è il caso di chiedere spiegazioni all’insegnante, all’educatore o all’allenatore sportivo, per sapere se ha notato della tensione tra i ragazzini. È il caso di approfondire se anche l’adulto segnala qualcosa di anomalo, chiedendo serenamente spiegazioni al proprio figlio e cercando di ridimensionare la questione. Se si ha il sospetto che ci possano essere situazioni al limite del bullismo è allora il caso di richiedere l’intervento dell’insegnante o dell’istruttore affinché vigili e se necessario rivolgendosi a un centro specializzato.

Giorgia Andretti

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