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Happyhour e adolescenza

Il consumo di alcol è in aumento negli adolescenti. Uno studio inglese assegna la responsabilità a Facebook, non solo pubblicità ma anche foto di bicchierate inserite da utenti.

Che i ragazzi bevano sempre di più è, purtroppo, una triste realtà. Questo comportamento scorretto deve essere arginato al più presto, partendo delle famiglie e passando per la scuola, fino ad arrivare ai principali responsabili: i produttori di alcolici. Sono loro, infatti, i principali responsabili, colpevoli di far associare l’immagine del giovane che beve con qualcosa di positivo e di attraente. I ragazzi bevono per sentirsi forti, grandi, per somigliare a un personaggio che percepiscono positivo. Oppure, per divertirsi in modo malsano, secondo un’assurda logica dello sballo. Ciò che è ancor più preoccupante è l’età del primo drink alcolico: 11 – 12 anni.

Si beve di più e sempre prima
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità il primo bicchiere viene consumato dagli adolescenti italiani tra gli 11 e i 12 anni, contro i 14-15 degli altri paesi europei. Negli ultimi anni è quindi aumentato il numero dei bevitori con età inferiore a 15 anni e una parte di questi è costituita da ragazze. L’Istat, inoltre, ha registrato che tra i ragazzi di 16-17 anni il quadro della diffusione di comportamenti di consumo a rischio è piuttosto critico: il 16,3% dei ragazzi e il 4,5% delle ragazze dichiara di adottarne almeno uno. Le cattive abitudini purtroppo si acquisiscono anche in famiglia: è potenzialmente a rischio il 23% dei ragazzi di 11-17 anni che vivono in famiglie dove almeno un genitore consuma una certa quantità di bevande alcoliche. Tale quota, invece, scende al 14,7% tra i giovani che vivono con genitori che non bevono o che comunque bevono in maniera moderata. Il problema è che oggi esiste una nuova, pericolosa via di esposizione al “fascino” malsano degli alcolici: si tratta dei social network, ai quali tantissimi giovani e ragazzini accedono attraverso internet. “New media, new problem?” è infatti il titolo dell’ultimo rapporto dall’Alcohol Concern, agenzia nazionale Britannica che si occupa delle problematiche correlate al consumo di alcol. Il rapporto dimostra come la vendita di alcool su internet sia in crescita, con le industrie di alcolici che utilizzano una gamma di nuove tecniche interattive per fidelizzare i clienti e raggiungerne di nuovi. Ancora più drammatica è il fatto che molti produttori di bevande alcoliche inseriscono le pubblicità sui social network, come Facebook e Twitter e nei video di YouTube e quindi visti dai molti bambini e adolescenti che li frequentano con regolarità.

Il rischio corre su Facebook
La conseguenza è che si corre il rischio di essere esposti a spot di prodotti originariamente destinati agli adulti. I siti web di varie marche di alcolici includono inoltre giochi, concorsi e video interattivi che possono attirare i minori, aggirare i divieti ai minori è facile, perché per registrarsi è sufficiente inserire una data di nascita fittizia. I social network si sono trasformati in luoghi dove consumatori di ogni età discutono e mostrano immagini del loro consumo di alcol. È ormai un’abitudine documentare feste e nottate sui social network, postando immagini di bicchierate che dimostrano un pesante consumo di alcolici. Gli adolescenti, in particolare, si presentano apertamente come grandi consumatori di alcool e sono contenti di essere considerati grandi bevitori dai loro pari. Tutto ciò contribuisce a rendere “normale” il consumo di alcol, influenzando la percezione di ciò che costituisce un limite accettabile. Il rapporto si conclude con alcune raccomandazioni finalizzate a limitare la pubblicità e la vendita di alcolici via internet e a studiare modalità più efficaci di controllo dell’età degli utenti, dato che quasi la metà dei bambini britannici di 8-17 anni ha un profilo su un social network.

Le regole per i genitori
Per arginare il consumo di alcool fra i giovanissimi, l’Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS dell’Istituto Superiore di Sanità ha redatto per i genitori una raccolta di suggerimenti. La finalità è quella di limitare l’influenza negativa che le pressioni dei media, della società e della pubblicità esercitano sui giovani e per favorire una scelta responsabile da parte di questi ultimi.

  • I genitori devono dare il buon esempio, facendo crescere il giovane in un ambiente familiare in cui la presenza dell’alcol è discreta e il consumo moderato;
  • Il comportamento del capofamiglia influenza quello degli altri famigliari e i comportamenti inadeguati in fatto di alcol sono bassissimi nelle famiglie astemie;
  • È opportuno parlare dei rischi dell’alcol già prima dell’adolescenza, quando i figli sono più ricettivi e meno ribelli per principio agli insegnamenti di genitori. In questo modo i ragazzini crescono con il concetto radicato che l’alcol faccia male;
  • Va ricordato che nei giovanissimi, l’organismo non ha ancora completato la maturazione del sistema enzimatico che smonta l’alcol, questo avviene non prima dei 10 anni. Ogni bevanda espone quindi a un maggior rischio per la salute;
  • Le ragazze e le donne in generale sono più vulnerabili agli effetti dell’alcol, perché il loro organismo metabolizza meno la sostanza. Inoltre c’è sempre il rischio di nuocere al feto in una eventuale gravidanza;
  • I giovani vanno resi consapevoli della differenza che separa il consumo dall’abuso e che anche un consumo limitato può comportare di rischi in determinati contesti. Un boccale di birra in pizzeria o un drink apparentemente rendono più spigliati e creativi, ma nei fatti abbassano la percezione del rischio, annebbiano la lucidità mentale e rendono i riflessi più lenti;
  • L’etichetta ha la sua importanza e i giovani devono imparare a leggerla. Devono capire che i “gradi” equivalgono alla presenza di alcol nella bevanda e che più il numero è elevato, più quella bevanda contiene alcol ed è quindi pericolosa. Questa consapevolezza li aiuterà a essere più responsabili nelle scelte;
  • Ai giovani va spiegato che l’organismo si abitua all’alcol. In altre parole, il corpo richiede quantità sempre crescenti di bevande alcoliche per raggiungere il grado di disinibizione e di euforia. Se all’inizio dà piacere un bicchiere, poi è necessario berne due per sentirsi “allegri”, poi tre e così via. È facile quindi passare dal consumo alla dipendenza e poi all’alcolismo, soprattutto se l’alcol è visto come mezzo per andare su di giri. I ragazzi devono capire che fermarsi e moderarsi dipende da se stessi;
  • Offrire la casa agli amici dei figli e coinvolgere i figli nella organizzazione di una festa o di un semplice incontro può essere l’occasione per dimostrare che ci si può divertire e ottenere un clima spensierato e allegro anche con l’accompagnamento di bevande analcoliche;
  • Vigilare sui giovani può sembrare un consiglio ovvio, ma situazioni spesso reputate tranquille possono essere causa di conseguenze impreviste per i giovani. Anche nel corso di una serata in pizzeria con gli amici, c’è la possibilità che i giovani ricevano bevande alcoliche così come negli happyhour. Purtroppo, anche se è vietato per legge somministrare bevande sotto i 16 anni, questa non è sempre rispettata dai gestori di locali.

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Giorgia Andretti

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