
Spegnete la televisione, fate sparire portatili e lettori dvd. L’ora dei pasti deve rimanere il tempo del dialogo e dell’ascolto, da difendere e tutelare. Per il bene dei figli e della coppia.
Il tempo del pasto principale deve servire alla famiglia come il momento in cui ritrovarsi, alla fine di una giornata intensa vissuta tra il lavoro, la scuola e le attività sportive. Deve essere un tempo dedicato al racconto, alle emozioni ed alla conoscenza reciproca in continua evoluzione, i rapporti all’interno del nucleo famigliare, sono in continuo divenire. Un ospite indesiderato però, spesso e volentieri fa capolino tra una chiacchiera e l’altra. Può capitare che l’ospite occupi l’intero scenario della tavola quasi sostituendosi ai sapori dei cibi. Di quale ospite stiamo parlando? A dire il vero gli ospiti sono tantissimi, le loro figure appaiono e scompaiono velocemente dietro quel vetro oscuro che una volta acceso l’interruttore lascia intravedere la luce che da corpo all’immagine. Purtroppo il monitor – sia che parliamo di televisione, di lettori dvd o di computer portatili nei quali “girano” film e cartoni – regna sovrano nelle cucine o nelle sale da pranzo dove viene consumato il pasto. Di fatto il monitor è diventato un ospite fisso, in tutte le famiglie si è “aggiunto un posto a tavola” per lui, per l’invitato speciale.
Troppo forte il potere di distrazione
Il signor “monitor” è un ospite poliedrico ed inevitabilmente cattura l’attenzione di tutti, dei grandi, occupati a sentire le notizie di quanto è avvenuto durante la giornata attraverso i vari telegiornali ed anche se uno dei commensali riuniti attorno al tavolo prova a dire qualcosa, prontamente si interviene zittendo: “ssshhhh, fammi ascoltare…è importante!” E se invece sono i più piccoli a dettare le condizioni su cosa deve essere visto? Condizione che molto spesso accade, il cibo perde tutta la sua valenza di alimentazione per loro, portare il cibo alla bocca è un atto dovuto, senza neanche sapere cosa in realtà si sta mangiando, tanto si è rapiti dalle storie di avventure più o meno intriganti proposte dai cartoni. Di fatto il signor “monitor” con il suo potere ipnotico e lo scorrimento veloce delle immagini, di qualsiasi programma si tratti, catalizza l’attenzione di tutti. Il tempo del pasto non rappresenta più un momento di convivialità e complicità per la famiglia riunita intorno alla tavola, ma al contrario, tutto viene ad essere annullato per il volere del signor “monitor”.
Difendete il dialogo in famiglia
È tempo di riappropriarsi del momento magico dell’essere riunititi davanti ad un piatto di pasta fumante a parlare delle proprie emozioni, del proprio vissuto e soprattutto di conoscersi nel divenire quotidiano. Lasciamo fuori, se non dalla casa, dalla zona pranzo qualsiasi tipo di monitor. Il tempo che oggi una famiglia riesce a dedicare a se stessa è davvero poco e non ha nessun senso farselo rapinare da immagini fittizie che scorrono veloci. È tempo di regolamentare chi ammettere alla tavola tra i commensali. Decidere di tenere spenta la scatola nera può sembrare difficile ma, con una piacevole autorevolezza genitoriale, si può stabilire che a partire da un certo giorno speciale e, magari si può anche festeggiare l’avvenimento, il momento del pasto deve essere dedicato al racconto. La mamma, il papà, i ragazzi ed i nonni o chiunque altro siederà intorno alla tavola , ogni sera racconterà come ha trascorso la giornata , i commenti sono ovviamente permessi. Può suonare un ritorno al passato, tenere spenta la tele ma di sicuro ne acquisterà la comunicazione all’interno della famiglia, verranno migliorati i rapporti tra tutti ma soprattutto sarà il rapporto tra i genitori ed i propri figli a trarne il vantaggio maggiore. I figli sapranno di poter contare sempre sui propri genitori così come i genitori potranno conoscere, con discrezione come i loro figli passano la giornata. Può sembrare ovvio il racconto con i ragazzi tra i 4 e 10 anni, però se ben condotta la comunicazione in questa fascia di età, sarà decisamente più semplice continuare il dialogo quando i ragazzi si appresteranno ad essere adolescenti.
Ben sappiamo tutti quanto può essere difficile parlare ad un adolescente se non lo si è fatto al tempo giusto.
Maria Germana Imbrighi
Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica