In Europa aumentano i casi di intolleranza alle arachidi, largamente usate nell’industria
dolciaria
Chi non conosce Super Pippo ed i suoi super-poteri dovuti all’assunzione di un’arachide che tiene sempre sotto il
cappello? E chi non conosce le strisce comiche di Charlie Brown famose in tutto il mondo con il nome di “peanuts”? Le arachidi sono talmente
famose negli Stati Uniti da essere un vero e proprio simbolo della vita quotidiana.
In Europa le arachidi, e i prodotti alimentari da esse
derivati, sono state introdotte verso la fine della seconda guerra mondiale con l’arrivo delle truppe americane. L’incremento dello stile di
vita simil-americano ha portato ad un uso estensivo anche in Europa di questo alimento e dei cibi che le contengono. Siamo ancora molto lontani dal
consumo statunitense che è stimato intorno ai 3,5 kg all’anno per persona; infatti il consumo britannico (gli inglesi sono tra i maggiori
consumatori europei) nel 1994 è stato di circa 1,77 kg all’anno per persona.
Tuttavia il loro consumo è in aumento e con esso si stanno
manifestando sempre più nella popolazione fenomeni di allergia alle arachidi e a quegli alimenti da esse derivati o che li contengano. Infatti, le
arachidi sono largamente utilizzate dall’industria dolciaria ed alimentare in senso lato, sotto forma di olio e di burro, importante costituente
di vari tipi di margarina o di snacks, merendine, dolciumi. Sono presenti anche in prodotti destinati all’infanzia, ad esempio come componente di
latte adattato o come eccipiente in preparati polivitaminici.
L’arachide, un tempo detta “spagnoletta” in quanto la pianta è
originaria del Brasile, è un’erba annua delle Leguminose Papilionate i cui allergeni maggiori sono rappresentati da tre proteine (Ara h1, Ara h2,
Ara h3), anche se sembra accertata la presenza di altri allergeni. Questi allergeni hanno la caratteristica di essere stabili al calore, per cui le
arachidi sono allergizzanti sia fresche che tostate e altrettanto lo sono la farina, il burro e l’olio che se ne ricava. Tra le fonti nascoste
sono da segnalare le gomme vegetali e vari prodotti insaporenti.
Spesso le caratteristiche allergeniche di un alimento sono legate ad un gruppo
particolare nella struttura della molecola proteica detto determinante (epitopo), che può essere comune ad altri alimenti.
In tal caso si possono
avere fenomeni di reattività crociata tra sostanze diverse che hanno in comune lo stesso determinante allergenico. E’ questo il caso delle
arachidi in cui una reattività crociata tra alimenti vegetali appartenenti alla famiglia delle leguminose è stata dimostrata in vitro, ma non sempre
confermata da test di provocazione in vivo, nei confronti di lenticchie, piselli, soia, fagioli. Reazioni crociate si possono avere anche nei confronti
di noci e nocciole.
Quella delle arachidi è un’allergia che esordisce precocemente nell’infanzia (nel 92% dei casi tra 1 e 7 anni), con
una incidenza media dell’11,8%, al terzo posto dopo latte e uova. A differenza di queste ultime che tendono prevalentemente a scomparire con il
tempo, l’allergia alle arachidi permane per tutta la vita.
E’ ovvio che, come in tutte le allergie, esiste una predisposizione
genetica, tant’è vero che c’è una pressoché virtuale assenza di allergia alle arachidi nelle popolazioni dell’Africa sub-equatoriale
in cui vi è un alto consumo di questi legumi. Viceversa, la prevalenza di allergia nelle famiglie con soggetti affetti passa dallo 0,1% dei nonni
all’ 1,6% dei genitori e al 6,9% dei fratelli.
La precocità della sensibilizzazione potrebbe essere legata alla presenza degli allergeni
dell’arachide nel latte materno già da 1 a 5 ore dopo l’ingestione da parte della madre. Sembra anche da recenti studi che già il feto dal
secondo trimestre di gravidanza possa essere sensibilizzato dalla abbondante assunzione di arachidi da parte della madre.
La dose massima che può
dare reazioni allergiche varia molto da soggetto a soggetto e può andare dai 100 microgrammi ai 50 milligrammi.
Le reazioni possono avvenire per
contatto o inalazione, ma soprattutto per ingestione, e sono rappresentate prevalentemente da asma, angioedema e soprattutto shock anafilattico acuto.
Ciò pone l’allergia alle arachidi tra quelle emergenti e potenzialmente pericolose. L’importanza del problema negli Stati Uniti, dove
come già detto il consumo di arachidi è notevole, è dimostrata dal fatto che dall’estate del 1998 molte compagnie aeree americane hanno cessato di
offrire ai passeggeri noccioline e il ministero dei Trasporti ha emanato una direttiva secondo la quale su tutti gli aerei debbono essere riservate tre
file di sedili “peanut free” per i passeggeri che facciano presente la propria allergia alle arachidi. In Italia siamo ben lontani da queste
misure estreme, vista la scarsa incidenza nella popolazione. Ma, con l’incremento dei fast food e l’invasione del life-style americano,
potrebbe diventare un grande problema. Soprattutto se si pensa che l’unica terapia attualmente a disposizione è la dieta di esclusione.
Dott. Giuseppe Baviera
Medico chirurgo,Pediatra di famiglia, specialista in
Allergologia