
Il
primo alimento da introdurre per arricchire il latte materno nello svezzamento è la frutta così ricca di vitamine, fibre e sali minerali; ma non tutte
le varietà sono adatte.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’introduzione graduale dei cibi complementari al latte materno,
seguendo le indicazioni del Pediatra, intorno ai cinque-sei mesi di vita. Uno dei primi alimenti da introdurre all’inizio del divezzamento è la frutta.
La presenza di vitamine, fibre e sali minerali fa della frutta un alimento insostituibile, ma non tutti i tipi sono indicati in questa delicata fase
dell’alimentazione del bambino. La varietà migliore con cui cominciare sono le mele e le pere perché sono più polpose e hanno un sapore gradevole, sono
più facili da assimilare, ricche di acqua e sali minerali. Soprattutto, non espongono a rischio di allergie come gli agrumi – sconsigliati fino al
compimento del primo anno – oppure le fragole, l’uva o le ciliegie. Per assaggiarle, il bambino deve aspettare almeno il secondo anno di età.
Frutta, fresca e omogeneizzata
Nella prima fase del divezzamento, sempre ovviamente sotto la supervisione del Pediatra, si può
iniziare con la frutta in vasetti, consigliati perché gli omogeneizzati vengono arricchiti di vitamina C, perché il vasetto da un punto di vista
igienico è più sicuro ed anche perché la frutta, prima di essere messa nei vasetti, è soggetta ad un processo di lavorazione che la trasforma in una
finissima polpa facilmente digeribile, priva di conservanti, coloranti e additivi chimici. Una volta avviato il divezzamento, intorno quindi al 6 mese,
si può offrire al bebè la frutta fresca, mela, pera o banana grattugiata, frullata o schiacciata, preferibilmente senza aggiunta di zucchero, già
naturalmente presente, ed è più digeribile se la frutta viene utilizzata al giusto punto di maturazione.
Dosi graduali e occhio
all’igiene
Si può iniziare con 25 g di polpa di frutta fresca o metà vasetto di omogeneizzato di frutta, una volta al giorno e poi –
sempre seguendo il consiglio del Pediatra – si può aumentare gradualmente la quantità fino a 75-80 g di frutta fresca ed anche la frequenza fino a due
volte al giorno, a conclusione dei pasti principali oppure per merenda (a seconda del gusto).
Nell’utilizzo di frutta fresca però sono importanti altre
accortezze, a partire dalla pulizia. E’ certo che va prima ben lavata sotto acqua corrente (soprattutto intorno al picciolo), poi sbucciata – perché è
proprio sulla buccia della frutta che possono essere presenti residui di sostanze contaminanti come agro farmaci, pollini, polveri. La frutta va
sbucciata con le mani pulitissime e ricordandosi anche di rimuovere accuratamente eventuali ammaccature prima di grattugiarla. Alla fine, si può
aggiungere qualche goccia di succo di arancia o di limone per evitare che diventi scura a causa dell’ossidazione dei polifenoli.
Succhi di frutta, dopo i sei mesi
Dopo i sei mesi, al piccolo possono essere proposti succhi per la prima infanzia, che composti
al 100% di frutta, dando la preferenza a quelli senza zucchero aggiunto. È bene sapere però che, per favorire la sterilizzazione e la conservazione del
succo, il prodotto viene sottoposto ad un processo di pastorizzazione che riduce il contenuto di vitamine rispetto alla frutta fresca e fa perdere le
componenti aromatiche volatili. Il succo può essere una buona alternativa in viaggio o quando non si ha a disposizione frutta fresca di buona qualità.
Il … calendario del I anno
Ecco un pro-memoria per sapere quale varietà aggiungere all’alimentazione del bambino, mese
dopo mese.
intestinale, la pectina. La pera: zuccherina, ricca di fibre e di sostanze che hanno una blanda azione lassativa.
banana: il suo punto forte sta nella ricchezza di potassio, minerale utile all’equilibrio idrosalino, dei nervi e dei muscoli.
‘8° mese. La prugna: dissetante, rinfrescante, ricca di vitamina C e potassio, facilita la peristalsi intestinale prevenendo così la stitichezza.
L’albicocca: ricca di vitamine, ma soprattutto di betacarotene che è un precursore della vitamina A (fattore liposolubile dell’accrescimento). Entrambi
questi frutti non possono essere proposti prima dei 9 mesi perché possono innescare reazioni allergiche soprattutto se non vengono preventivamente
lavati con accuratezza e poi privati della buccia.
ricchi di succo dissetante e contengono sostanze nutritive e protettive, ma vanno offerti dopo il primo anno di vita del bebè perché hanno un gusto più
deciso e leggermente acido.
Sahalima Giovannini
Ha collaborato:
Prof. Carlo
Cannella