Raccolti in un libro i dialoghi sull’antisemitismo nati dagli incontri tra Lia Levi e migliaia di studenti italiani
La sensibilità dei bambini riesce, a volte, a comprendere meglio le motivazioni che spingono l’essere umano a compiere atti inspiegabili agli occhi degli adulti. La storia delle persecuzioni verso gli ebrei, culminata nelle atrocità dell’olocausto, è ancora al centro delle speculazioni di molti studiosi e ricercatori, ma il problema, da un punto di vista più umano che storico, non era ancora stato sottoposto all’attenzione dei più piccoli.
Qualche anno fa lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun aveva pubblicato uno scritto molto breve, in forma di dialogo, attraverso il quale spiegava alla figlia di 10 anni cosa fosse il razzismo e quali fossero le ragioni che lo determinavano, ma senza fare esplicito riferimento alle discriminazioni giudaiche. Ora Lia Levi ha deciso di pubblicare, per la Mondatori, con il titolo Che cos’è l’antisemitismo. Per favore rispondete, i resoconti di una serie di incontri che la scrittrice ebrea ha tenuto nelle scuole. Il libro, adatto alla lettura di bambini al di sopra di 10 anni, riporta in maniera anche vivace e sorprendentemente profonda, i dialoghi e gli interrogativi che sono stati posti all’autrice. I ragazzi si dimostrano puntuali e precisi nella loro “investigazione”: perché ce l’hanno avuta con gli ebrei fino al punto di tentare il loro sterminio? Chi ha iniziato questa opera di discriminazione?
Le risposte, ovviamente, sono state elaborate dalla scrittrice sulla base dell’età dei piccoli interlocutori che, comunque, si sono dimostrati molti interessati e incuriositi dall’argomento.
L’autrice conferma la spiccata capacità di tradurre in maniera assolutamente comprensibile anche ai più piccoli un argomento così scottante e ancora tanto attuale, mettendo a fuoco e risolvendo i più comuni dubbi sul tema. Ogni bambino che avrà l’occasione di venire in contatto con questo testo potrà farsi un’idea, magari con l’accompagnamento dei genitori, di quante sfaccettature possono assumere i termini “pregiudizio” e “discriminazione”, potendo così accostare e confrontare, fatte le debite distinzioni, la vicenda storica della persecuzione ebraica con quello che la cronaca nazionale ed estera presenta quotidianamente in tema di rifiuto, accoglienza e pacifica integrazione.
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Giancarlo Strocchia