Quando il bambino non dorme: dieci regole aggiornate

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23 Settembre 2026

Quando il bambino non dorme: dieci regole aggiornate

neonati e sonno
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Difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, richieste di acqua o della presenza dei genitori: il sonno dei bambini può diventare una fonte di stanchezza e preoccupazione per tutta la famiglia. Prima di pensare a un disturbo, però, è importante ricordare che il sonno cambia molto durante la crescita. Nei primi mesi i risvegli sono fisiologici perché il neonato deve alimentarsi e non possiede ancora un ritmo sonno-veglia simile a quello degli adulti. Con il tempo il sonno notturno tende a consolidarsi, ma brevi risvegli possono continuare a verificarsi. Il problema nasce soprattutto quando il bambino non riesce a riaddormentarsi senza l’intervento del genitore o quando il riposo insufficiente interferisce con l’umore, l’attenzione e la vita quotidiana.

Il sonno sostiene la maturazione del sistema nervoso, la memoria, l’apprendimento, la regolazione emotiva e le difese immunitarie. Per favorirlo possiamo seguire dieci indicazioni aggiornate.

1. Rispettare l’età e i bisogni individuali

Non tutti i bambini dormono lo stesso numero di ore. Indicativamente, nell’arco delle 24 ore, i lattanti dai quattro ai dodici mesi necessitano di 12-16 ore, compresi i sonnellini; tra uno e due anni di 11-14 ore; tra tre e cinque anni di 10-13 ore; tra sei e dodici anni di 9-12 ore. Questi intervalli sono orientativi e devono essere adattati al singolo bambino.

2. Stabilire orari regolari

Andare a dormire e svegliarsi ogni giorno a orari simili aiuta l’orologio biologico. Anche nel fine settimana è preferibile evitare differenze eccessive. Al mattino apriamo tende e finestre e favoriamo l’esposizione alla luce naturale; durante la giornata lasciamo spazio al gioco e al movimento all’aperto.

3. Creare un rituale breve e prevedibile

Una sequenza ripetuta ogni sera comunica al bambino che la giornata sta terminando: lavarsi, indossare il pigiama, abbassare le luci, ascoltare una storia e ricevere il bacio della buonanotte. Il rituale dovrebbe essere tranquillo e durare circa venti o trenta minuti, senza trasformarsi in una lunga trattativa.

4. Spegnere gli schermi prima di dormire

Televisione, tablet, smartphone e videogiochi mantengono attiva l’attenzione e possono ritardare il sonno. È consigliabile interromperne l’uso almeno un’ora prima di andare a letto e non lasciare dispositivi accesi nella camera. Anche i contenuti molto eccitanti o spaventosi possono favorire paure e risvegli.

5. Favorire gradualmente l’autonomia

Il bambino può essere accompagnato a sviluppare la capacità di addormentarsi nel proprio letto quando è tranquillo ma ancora sveglio. Non esiste, però, un metodo identico per tutti: il passaggio deve essere graduale, adeguato all’età e compatibile con le esigenze della famiglia. Rassicurare non significa creare cattive abitudini.

6. Gestire i risvegli con calma

I risvegli notturni non sono necessariamente l’espressione di un disagio psicologico. Quando il bambino chiama, controlliamo che non abbia fame, dolore, febbre, difficoltà respiratorie o bisogno di essere cambiato. Manteniamo luci basse, voce calma e interazioni brevi, evitando giochi e attività capaci di riattivarlo completamente.

7. Preparare un ambiente favorevole

La camera dovrebbe essere tranquilla, poco illuminata, ben aerata e con una temperatura confortevole, evitando di coprire eccessivamente il bambino. Il letto deve essere associato prevalentemente al sonno e non diventare il luogo abituale per giocare, mangiare o utilizzare dispositivi elettronici.

8. Proteggere il sonno del lattante

Per ogni sonno, diurno e notturno, il lattante deve essere posto a pancia in su, a prevenzione della SIDS (morte bianca detta anche morte in culla) su una superficie piana e rigida, all’interno del sacco nanna. Nella culla non devono esserci cuscini, paracolpi, peluche, coperte pesanti, riduttori o altri oggetti morbidi. Almeno nei primi sei mesi è raccomandato che il bambino dorma nella stanza dei genitori, ma nella propria culla o lettino. Sono da evitare il sonno condiviso sul divano o in poltrona e il surriscaldamento. Se il bambino si addormenta nel seggiolino dell’auto o in un dispositivo non destinato al sonno, deve essere trasferito appena possibile su una superficie sicura.

9. Evitare fumo, bevande stimolanti e pasti pesanti

Il bambino non deve essere esposto al fumo di sigaretta, neppure durante la gravidanza. Nei bambini più grandi sono da evitare nel pomeriggio e la sera le bevande contenenti caffeina, compresi tè, cola ed energy drink. Una cena eccessivamente abbondante può disturbare il riposo, mentre nei lattanti le poppate notturne possono essere ancora fisiologiche.

10. Niente melatonina o rimedi fai da te

Melatonina, antistaminici, prodotti vegetali e altri preparati non dovrebbero essere somministrati autonomamente. La melatonina non è una semplice tisana, ma una sostanza attiva sul ritmo sonno-veglia: indicazione, dose, formulazione e durata devono essere valutate dal pediatra. È opportuno rivolgersi al medico quando le difficoltà persistono, il bambino russa abitualmente, presenta pause respiratorie, respira con la bocca, compie movimenti insoliti durante il sonno oppure mostra durante il giorno sonnolenza, irritabilità o difficoltà scolastiche. Prima dei farmaci è necessario capire se alla base vi siano abitudini modificabili oppure problemi respiratori, neurologici, emotivi o di altra natura.

Il buon sonno non si ottiene in una sola notte: si costruisce con sicurezza, regolarità, pazienza e risposte adeguate all’età del bambino.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini Responsabile scientifico Guidagenitori.it

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