

La scelta di trasferire i tre ragazzi in una nuova comunità indicata dai servizi sociali e di limitare gli incontri con la madre a determinate occasioni appare non solo traumatica, ma anche contraria ai principi fondamentali della protezione dell’infanzia. Come evidenzia lo psichiatra Tonino Cantelmi, che segue la famiglia, la decisione può produrre un danno profondo e potenzialmente duraturo: mettere a distanza i figli dalla figura affettiva primaria in un momento così delicato delle valutazioni cliniche significa aggravare una fragilità già presente.
Dal punto di vista psichiatrico e psicologico, l’allontanamento coatto e l’improvviso sradicamento da un ambiente conosciuto aumentano il rischio di disturbi dell’attaccamento, ansia, regressione comportamentale e disturbi dell’adattamento. I bambini cresciuti in contesti non convenzionali, come il bosco in cui viveva la famiglia Trevallion, non sono meno meritevoli di cura; ogni valutazione deve considerare la qualità dell’attaccamento, la continuità affettiva e la capacità dei genitori di prendersi cura, prima di privilegiare soluzioni separative. Attribuire reiteratamente tutte le responsabilità alla madre, senza valutare i fattori contestuali e le risorse familiari, rischia di essere un atto ideologico più che clinico, con conseguenze pesanti per i minori. Le riflessioni di John Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento e psicoterapeuta infantile alla Tavistock Clinic, Londra negli anni 50-80 dovrebbero indurre a ponderare questi aspetti.
L’intervento dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e le proteste locali testimoniano che la vicenda non può essere trattata come un atto amministrativo qualunque: occorre riaprire il dialogo, rivedere le valutazioni, permettere che la perizia si completi con criteri scientifici condivisi e garantire che ogni misura sia orientata al massimo beneficio per i minori. Se le valutazioni dovessero confermare rischi concreti, la protezione diventa necessaria; fino ad allora la priorità dovrebbe restare la preservazione del legame affettivo, con interventi di sostegno mirati e monitorati. Allontanare i bambini dalla madre in modo repentino, in un momento critico delle indagini, segna la vita dei minori. Per il loro bene servono rigore metodologico, un esame imparziale delle responsabilità e la protezione dei legami familiari, evitando di trasformare gli interventi di tutela in fonte di nuovo trauma.
Per tutelare l’integrità psichica dei tre minori, qualora la perizia confermasse una disfunzione psicologica materna, potrebbe valutarsi un intervento integrato e graduale. Se fossi stata nominata C.T.U., avrei consigliato al magistrato quanto segue:
L’obiettivo è, se possibile, ricomporre il nucleo familiare in chiave funzionale, garantendo priorità alla sicurezza e al benessere dei minori e offrendo alla madre le risorse necessarie per un recupero stabile.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Medico psichiatra, laurea in Psicologia clinica
Psicoterapeuta C.B.T. — C.T.U. psichiatra Tribunale Penale